Politici, monarchi, imprenditori, star della musica e colossi aziendali. L’ondata di rivelazioni dei Paradise Papers non risparmia nessuno. Nemmeno Lewis Hamilton. Secondo quanto emerso, il quattro volte campione del mondo di Formula Uno avrebbe evitato di pagare l’Iva sul suo jet privato, attraverso uno “stratagemma fiscale” sull’isola di Man: 16,5 i milioni di sterline riconducibili a Hamilton, sottratti al fisco e trasferiti su conti offshore.

L’iridato britannico, inoltre, secondo il Guardian avrebbe una fortuna di 130 milioni sparsi in paradisi fiscali come Malta o Guernsey. C’è poco da stupirsi, visto che Appleby – lo studio di consulenza specializzato proprio in paradisi fiscali e al centro dei Paradise Papers – in nove anni ha creato 48 società per svicolare sull’Iva di altrettanti aerei privati. Tra i beneficiari anche Donald Trump.

Hamilton si sarebbe fatto rimborsare 3,3 milioni di sterline d’Iva sull’acquisto di un jet privato, trasferito fiscalmente sull’Isola di Man nel 2013 e facendo così apparire il tutto come un’operazione di leasing consentita (nel Regno Unito) solo per velivoli usati a scopo commerciale e non personale. Un portavoce del pilota ha dichiarato che “essendo uno sportivo globale che paga tasse in un vasto numero di Paesi, Lewis si affida a un team di consulenti professionisti nella gestione dei suoi affari. Questi consulenti hanno rassicurato Lewis che ogni cosa è stata fatta alla luce del sole e la questione è ora nelle mani degli avvocati”.