Se questa volta non è stato un rigore sbagliato, si può parlare di un goal fallito in un’azione a tu per tu con il portiere. Nelle ultime due gare del Mondiale, le dinamiche del calcio rendono sempre meglio l’idea del momento “no” che sta attraversando la Ferrari. Anche a Sepang, nell’ultima edizione del Gp malese in F1, la Rossa ha gettato alle ortiche un’altra concreta opportunità di vittoria. Non così palese come a Singapore ma molto probabile, considerando il livello di prestazioni dimostrato dalla SF70-H sull’interessante tracciato asiatico.

Mutuando ancora una volta il calcio, è come se una squadra da scudetto avesse perso le ultime due partite contro le cenerentole del campionato dopo aver dominato, consentendo alla diretta inseguitrice di approfittarne prendendo il largo in classifica. Se pensiamo alla Rossa come la squadra da scudetto ma sprecona e alla Mercedes come l’inseguitrice tosta e opportunista, abbiamo rappresentato la dimensione della lotta al vertice del Mondiale 2017 in questo frangente.

La Ferrari, infatti, ha mandato a monte un altro successo quasi certo di Vettel (o Raikkonen) che avrebbe potuto rubare punti preziosi ad Hamilton in chiave titolo. Questa volta a causa dell’affidabilità che, finora, non aveva mai dato alcun tipo di grana a Maranello e che, in due giorni invece, è diventata improvvisamente una chimera. Se a questo aggiungiamo l’episodio tragicomico del crash Vettel-Stroll nel giro di rientro a Gp concluso il quadro del periodo avverso degli uomini di Marchionne è completo.

E intanto a goderne sempre di più è proprio Lewis Hamilton, il quale tra la vittoria di Marina Bay a seguito del regalo dei ferraristi (complice Verstappen, trionfatore in Malesia) e il secondo posto di ieri viaggia a +34 su Seb, “solo” quarto a Sepang. Solo tra virgolette perché dopo quel che gli era accaduto sabato con la partenza dall’ultima posizione per i problemi alla power-unit, il tedesco ha compiuto un capolavoro rimontando fino alla quarta piazza. Ma è una magra, anzi magrissima consolazione perché Hamilton lo ha distanziato di altri sei punti aumentando il suo mix di rammarico e rabbia, perché è chiaro che senza l’affidabilità-canaglia le Rosse erano le più veloci in pista sia in prova che in gara e avrebbero anche potuto puntare alla doppietta, visto il tempone di Raikkonen in Q3.

Adesso è un’impresa quasi disperata. Lo sanno bene sia Vettel che Arrivabene nonostante le logiche dichiarazioni improntate a un cauto ottimismo per non demoralizzare la squadra e non demoralizzarsi fino alla condanna della matematica. Troppi i punti persi per strada, troppi quelli da recuperare e troppo ridotta la differenza prestazionale con la Mercedes per puntare a una rimonta in cinque gare. A meno che l’incredibile serie di eventi infausti non decida di trasferirsi dalle parti di Toto Wolff e Niki Lauda per spirito di parità. A questo punto, solo eventuali guai e contrattempi alla Casa di Stoccarda possono ragionevolmente riequilibrare uno scenario chiaramente sbilanciato a vantaggio della Mercedes, che oltre al titolo Costruttori è a un passo anche da quello Piloti.

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Alessandro Crupi
Reggino purosangue, è rimasto folgorato dalla F1 quando aveva 10 anni. Da quel momento è diventato il suo sport preferito sostituendo il calcio. Ama le vicende agonistiche che hanno caratterizzato la storia dell'automobilismo. Oltre alle quattro ruote è appassionato di astronomia, antropologia e colleziona conchiglie.