Splendide e spietate in partenza le Rosse volano in testa e vi rimangono fino al 18mo giro. Il pauroso incidente tra la McLaren di Alonso e la Haas di Gutiérrez, fortunatamente senza conseguenze per i piloti, ha riscritto il destino della corsa e la strategia delle monoposto d'argento si è dimostrata vincente.

f1 australia 2016

Due lampi rossi accecanti in partenza, due folgori argentate alla conclusione dei 57 giri in programma. Al fin della licenza io tocco. Ed è quel che conta. Nel mezzo il drammatico, per le sequenze, e pauroso incidente tra la McLaren di Fernando Alonso (emerso miracolosamente illeso dai rottami accartocciati della monoposto) e la Haas di Esteban Gutiérrez al 18mo giro che ha riscritto le vicende e la conclusione del Gran Premio d’Australia.

Ha vinto Nico Rosberg (seconda vittoria a Melbourne, 15ma in carriera), il serial killer della vigilia Lewis Hamilton soltanto secondo. Doppietta Mercedes, come l’anno scorso. La Ferrari terza con Sebastian Vettel. Come l’anno scorso. Mentre riecheggia già l’allarme dell’affidabilità: Kimi Raikkonen costretto al ritiro al 23mo giro per un principio d’incendio prontamente spento appena rientrato al box. In più una piccola sbavatura al secondo cambio gomme di Vettel che ha stoppato il tedesco per più di 5 secondi e una non perfetta visione della strategia da cambiare dopo l’incidente che ha chiamato in causa la safety car e la successiva interruzione della gara adeguando il cambio gomme a quello della Mercedes. Gomma bianca per arrivare fino alla fine.

Sembrava possibile un’altra storia quando Vettel e Raikkonen hanno “sverniciato” in avvio Rosberg e Hamilton osservanti ortodossi della nuova filosofia di pensiero della Mercedes che vuole i piloti fronteggiarsi anche all’arma bianca senza più curarsi di portare intatte a casa le monoposto. Belle e incredibili le Rosse di Maranello volavano ch’era un’estasi vederle.

E’ stata la solita storia. La Mercedes fa salti di gioia, Rosberg più di tutti nell’entourage di Stoccarda per l’imprevisto eccellente avvio di campionato (non c’erano le premesse). Recrimina la Ferrari pur volendo vedere il bicchiere mezzo pieno. Ed è anche andata bene perché il lungo di Vettel a due giri dalla conclusione nel tentativo estremo di togliere il secondo posto ad Hamilton non ha avuto la conseguenza di vedere arrivare il rimontante Daniel Ricciardo, alla fine quarto, il quale con la Red Bull gommata Supersoft tra il 48mo e il 50mo giro è andato in progressione di giri veloci (1’29”466, 1’29”420, 1’28”997). Sarebbe stata un’autentica beffa.

Con tutto il rispetto per la veterana Williams ed i suoi prodi guerrieri (Felipe Massa quinto, Valtteri Bottas ottavo); con i dovuti riconoscimenti alla Force India ed al suo Lancillotto tedesco Nico Hülkenberg (settimo); con il plauso dovuto alla Toro Rosso (Carlos Sainz nono, Max Verstappen decimo) ma l’eroina della giornata dell’Albert Park è stata la debuttante a stelle e strisce Haas non certo per l’incidente con la McLaren ma per il sesto posto di Romain Grosjean. Telaio Dallara tutto il resto Ferrari 2015, orgoglio italiano.

Orgoglio e pregiudizio nelle prestazioni e nelle conclusioni della prima gara della rientrante Renault, della Manor, della Sauber e della grande d’altri tempi McLaren. La Renault è finita appena fuori dai punti (Jolyon Palmer 11mo, Kevin Magnussen 12mo) ed è un succeso. La McLaren col Jenson Button doppiato ha molto su cui meditare. La Manor è tristemente ultima al traguardo con Pascal Wehrleim (Rio Aryanto ritirato). La Sauber sta facendo già i compiti a casa.

Nota a margine. Hanno capito la cazzata che hanno fatto. Il prossimo gran premio, pertanto, si tornerà al vecchio format delle qualifiche. Che figura!

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