Fino al giro finale in testa c’era Nico (partito settimo), poi contatto tra le due Mercedes e ad avere la peggio è il leader del mondiale. 2° Verstappen, 3° Raikkonen. Seb spreme troppo le gomme che esplodono. Ferrari colpevole o ancora sfortunata?

Di prepotenza. Con un autoscontro finale pronto a replicare quanto visto a Barcellona. Lewis Hamilton vince il Gp d’Austria e accorcia le distanze nella classifica piloti su Nico Rosberg, che nel contatto all’ultimo giro ci ha rimesso la vittoria ed è finito quarto.

Terza vittoria in stagione nel nono appuntamento del calendario che certifica l’appellativo di “martello” che Hamilton ha saputo guadagnarsi. Un martello che all’occorrenza smette di far male e sa essere “docile”, perché in grado di gestire superbamente le gomme ultrasoft per la terza volta dopo le vittorie di Monte-Carlo e Montreal. Ma una vittoria figlia anche dell’ennesimo abbaglio di strategia Ferrari.

Per la prima volta quest’anno Lewis parte bene al via e si mette davanti tirando dritto per la sua strada. Gommato ultrasoft fila liscio con gomme praticamente distrutte fino al giro 22, rientrando in gara dopo il pit-stop quarto.

La strategia Ferrari che vedeva le due monoposto di Maranello gommate supersoft porta al primo dei pit-stop al 23esimo giro, con Kimi Raikkonen, partito subito bene al via e autore di un paio di bei sorpassi che gli hanno permesso di tenere temporaneamente la testa della corsa dopo il pit-stop di Hamilton.

Una leadership lasciata al compagno di squadra Sebastian Vettel, che sin dal primo giro inizia la lenta risalita dalla nona posizione di partenza e che per tenere fede alla previsione di un primo stint di gara il più lungo possibile continua a spremere le sue supersoft. Nonostante i tempi sul giro rispetto ai gommati freschi iniziassero a calare drasticamente nell’ordine dei 2 secondi.

Forse l’incredibile resa di Lewis Hamilton con le ultrasoft (22 giri!) ha abbagliato la scuderia Ferrari e lo stesso Vettel, il quale al giro 27 si vede esplodere la gomma posteriore destra uscendo mestamente di scena.

Safety-car in pista, distacchi che si azzerano e gara che ricomincia al giro 32 con il seguente ordine: Nico Rosberg primo (partito settimo segue il suo copione di gara alla perfezione con cambio gomme al giro 11), Lewis Hamilton, il duo Red Bull Verstappen – Ricciardo (gommati anche loro in partenza con supersoft ma fermatisi ai box per il cambio rispettivamente al giro 16 e 15) e Kimi Raikkonen.

kimi raikkonen gp austria

Chi pensava che la battaglia Rosberg-Hamilton iniziasse subito dopo l’uscita di scena della safety-car si sbagliava. Tutto tranquillo senza alcuna avvisaglia di sfida fino agli ultimi giri, con entrambi i piloti Mercedes che effettuano un altro pit-stop “preventivo” visto l’esito di Vettel e in grado poi di sbarazzarsi agilmente di Verstappen in evidente affanno con le gomme ripristinando le proprie posizioni.

Se ne parlerà a lungo, perché la rabbia di Toto Wolff era palpabile e l’odio reciproco tra i piloti nonostante continui sorrisi e strette di mano di circostanza è evidente: all’ultimo giro Hamilton tenta il sorpasso su Rosberg in staccata, Rosberg concede l’esterno e allunga la frenata, Hamilton chiude la traiettoria senza pensarci due volte.

Contatto, Rosberg perde il musetto della sua monoposto e Lewis Hamilton arriva primo al traguardo.

Fosse finita così, tutto sommato a Rosberg poteva anche andare bene. E invece finisce quarto con una monoposto danneggiata che ha dato tutto il tempo a Max Verstappen di arrivare secondo (dopo la vittoria a Barcellona è il suo secondo podio) e a Kimi Raikkonen terzo, a strappare una mezza espressione di contentezza al team principal Ferrari che molto ha da rimuginare sull’ennesima strategia dell’improvvisazione autolesionista e molti chiarimenti ha da chiedere agli uomini della Pirelli.

Di chi la colpa? Ancora sfortuna? Sergio Marchionne non sembra un padre di famiglia paziente.

ORDINE DI ARRIVO GP AUSTRIA 2016.

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