Sappiate che il Gattoparda ha cambiato residenza. Ha scelto Stoccarda. E da lì diffonde il verbo della sua filosofia di pensiero.

“Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”.

Dalle parole ai fatti. Dopo Melbourne, Al Manamah. Prima fila tutta Mercedes, ottava consecutiva, 36ma in carriera. In pole position Lewis Hamilton, secondo Nico Rosberg. Copia dall’Albert Park e incolla sul Sakhir.

Inevitabile, ineluttabile, terrificante. Riflettete: Hamilton al secondo tentativo ha percorso i chilometri 5,412 del Sakhir in 1’29″493 (nel primo per un errore all’ultima curva si era classificato quarto), nuovo record della pista in qualifica (battuto il primato di Fernando Alonso che resisteva dal 2005, 1’29″848 con la Renault); Rosberg, in testa al primo tentativo, ha spremuto alla sua Mercedes 1’29″570, 77 millesimi di differenza.

La Ferrari che ha “giocato” all’attacco dopo il secondo posto di Sebastian Vettel e il terzo di Kimi Raikkonen nel primo tentativo alla resa dei conti non ha schiodato il cronometro dall’1’30”: Sebastian 1’30″012, ovvero +519 millesimi (“tradotto”, più di mezzo secondo), Iceman 1’30″244, +751 millesimi come leggere 7 decimi e 51 millesimi. C’è poco altro da aggiungere, almeno per quanto riguarda la qualifica. Alla quale l’attacco della Ferrari è stato mosso nelle libere 3 con una manovra d’assaggio che aveva creato qualche illusione.

Vettel primo in 1’31″683, Räikkönen secondo a 40 millesimi, Rosberg terzo a 421 e Hamilton quarto a 477. Illusione che aveva cominciato a stemperarsi in Q1 col quarto posto di Vettel e il sesto di Räikkönen (primo Rosberg, secondo Hamilton), aveva ripreso intensità in Q2 con Sebastian secondo e Kimi quarto (Hamilton primo, Rosberg terzo) per arrivare a ravvivarsi nel primo tentativo della Q3 seppure davanti al primo muro invalicabile posto da Rosberg primo con 1’29″897 contro l’1’30″065 di Vettel, secondo, e l’1’30″245 di Räikkönen, terzo.

Se volete il pronostico è stato rispettato. Non avevano inpensierito la McLaren di Button terza e la Toro Rosso di Verstappen quarta a conclusione delle libere di venerdì. Preoccupava già il fatto che le due Mercedes s’erano messe lì davanti minacciose e ammonitrici. Nei tre tagli delle qualifiche ancora col nuovo format, che nel deserto del Sakhir ha affrontato discretamente l’esame di riparazione senza per questo avere ottenuto la promozione, la “livella” (che nella fattispecie non è quella sublimata in una poesia da Totò) ha svolto il suo inesorabile mestiere di buttafuori senza guardare in faccia nessuno.

Tra i sette esclusi in Q1 Sergio Pérez, 18mo con la Force India, e tra i sette appiedati in Q2 Daniil Kvyat, 15mo con la Red Bull, Jenson Button, 14mo con la McLaren, Carlos Sainz e Max Verstappen rispettivamente 11mo e 10mo entrambi con la Toro Rosso. Onore al merito ai due Haas, Gutierréz 13mo e Grosjean nono.

Il monopolio Mercedes e Ferrari ha costretto ad una formulazione dei primi otto in griglia che per alcuni aspetti presenta qualche sorpresa. In positivo quella di Daniel Ricciardo il quale con la Red Bull ha strappato la quinta posizione, terzo pilota con i ferraristi ad entrare nell’1’30”. In negativo il sesto e settimo posto della Williams, con Valtteri Bottas in ‘31”153 e Felipe Massa più lento di un battito di ciglia (2 millesimi), e l’ottavo di Nico Hülkenberg con la Force India in 1’31”620.