La gara del Principato è un evento più unico che raro caratterizzato da una storia in cui si parla di successi ottenuti ma mai ipotizzati, di affermazioni certe non arrivate, di rischi e scommesse vinte.

Il circuito più anacronistico e affascinante del Mondiale di F1. Così viene spesso definita la celebre pista cittadina di Montecarlo su cui, dal 1929, si disputa il Gp del Principato di Monaco. Un appuntamento imperdibile per appassionati, vip e grandi brand in quanto, da sempre, rappresenta l’evento motoristico più glamour tra le competizioni internazionali con tanta mondanità a far da contorno come vetrina.

La singolarità di organizzare una gara così importante da essere sempre inserita nel calendario agonistico della F1 vive in simbiosi con la costante imprevedibilità delle varie edizioni del Gp relativamente al risultato finale sotto la bandiera a scacchi.

Un marchio di fabbrica, questo, della corsa del Principato che rende la competizione ancora più intrigante. A ciò contribuisce soprattutto la configurazione della pista, tutta brucianti accelerazioni e brusche frenate, che mette alla frusta elettronica e meccanica della monoposto (freni in particolare), oltre alla concentrazione del pilota.

Basta, infatti, una minima distrazione per ritrovarsi contro il guard-rail o per finire contro le barriere. Elementi che fanno pendere la bilancia da una parte piuttosto che da un’altra in maniera improvvisa e con numerosi colpi di scena nell’ambito della stessa gara, come accade nell’incertezza del risultato delle tante roulette presenti da queste parti nel Casinò.

Il primo di questi eventi imprevedibili si verifica nel primo Gp di Montecarlo di F1, nel 1950. Al primo giro si scatena un incidente multiplo alla curva del Tabaccaio che costringe al ritiro 10 piloti su 19, ma non Fangio che riesce a schivare tutti e a vincere.

Nel 1955 ancora fuochi pirotecnici. A venti giri dalla fine Ascari è nettamente in testa. Sta già assaporando il gusto della vittoria quando per un problema ai freni sbanda e finisce addirittura in mare, restando fortunatamente illeso ma lasciando il successo, insperato, a Trintignant.

Quindici anni dopo il pubblico è di nuovo con il fiato sospeso per il duello finale tra Jack Brabham e Jochen Rindt, che si giocano la vittoria. L’australiano, pressato dalla Lotus, sembra resistere bene ma all’ultima curva dell’ultimo giro sbaglia clamorosamente l’impostazione della traiettoria consegnando il primo posto a Rindt.

Altre vittorie certamente non previste furono quella di Jean Pierre Beltoise nel 1972 con la Brm sotto una pioggia battente e quella di Gilles Villeneuve con la Ferrari nel 1981, ovvero la prima volta che un motore turbo salì sul tetto del mondo a Montecarlo.

E sempre in tema di inimmaginabile c’è l’edizione del 1996 quando vince la Ligier di Olivier Panis, dopo il ritiro di tutti i big, a partire dal poleman Michael Schumacher. Ma il Gp di Monaco più incredibile della sua storia rimane senza dubbio quello disputato nel 1982 quando a tre giri dalla fine accadde di tutto con ben cinque piloti che persero l’opportunità di aggiudicarsi un Gp già vinto tra incidenti e imprevisti tecnici.

Alla fine trionfò Riccardo Patrese tra lo stupore generale, compreso il suo all’arrivo. Non credeva, infatti, di aver vinto.

Nell’edizione del 1988, invece, trova conferma quanto si accennava prima sulla necessità di mantenere, qui, un livello di concentrazione superiore rispetto ad altri tracciati. A testimoniarlo nel peggior modo possibile fu Ayrton Senna, dominatore assoluto della gara fino a quando commette un errore all’ingresso della curva del Portier sbattendo frontalmente contro il guard-rail. Si riscattò prontamente nei cinque anni successivi con altrettante, stupende affermazioni.

Nel 2000, invece, a restare “fregato” dagli scherzetti di Montecarlo fu Schumacher, largamente in testa ma costretto all’abbandono per la rottura della sospensione. Quattro anni dopo Jarno Trulli (nella foto in copertina insieme a Flavio Briatore) ottenne una straordinaria prima e unica vittoria in F1 proprio a Monaco, mentre l’ultimo dei colpi di scena risale allo scorso anno, grazie al folle rientro ai box del leader Hamilton per una sostituzione di gomme non necessaria che spalancò il successo al compagno Rosberg.

In tema di duelli, invece, il trofeo spetta al bellissimo corpo a corpo Senna-Mansell del 1992 con l’immagine del brasiliano che resiste fino alla fine ai continui assalti della più performante Williams dell’inglese.

Dopo il grande trionfo del binomio Verstappen-Red Bull in Spagna, domenica ci si attende un grande confronto tra Mercedes, Ferrari e la stessa Red Bull, ringalluzzita dall’evoluzione della power unit Renault.

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