L’autoscontro iniziale tra Rosberg e Hamilton lascia libero il campo agli inseguitori. Ne approfitta il 18enne olandese, che diventa il pilota più giovane della storia della F1 a vincere un Gran Premio. Sul podio la Ferrari con Raikkonen e Vettel.

“I piloti sono pagati per vincere le corse. Guidare così è stupido”.

Commento lucido, freddo. Il commento di Niki Lauda. Unica conclusione a cui poter giungere dopo l’idiota autoscontro al primo giro tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton che ha segnato la storia del GP di Spagna 2016 e la Storia della Formula Uno.

Al via sul Montemelò Hamilton e Rosberg partono entrambi bene. Nico supera subito di prepotenza, in esterno, il compagno in curva 1. Lewis non ci sta a subire l’umiliazione e reagisce rabbioso, tentando di restituire la porta in faccia a Nico in curva 4. Nico allarga la traiettoria in accelerazione, Lewis è sull’erba, perde il controllo e scivola via portando con sé l’altra Freccia d’Argento.

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Di chi la colpa? Lauda se la prende con Hamilton perché ha tentato lì dove non doveva tentare. Toto Wolff spalma le colpe. Difficile, obiettivamente, capire di chi sia l’errore. Inutile, oltretutto. Una doppietta praticamente certa e 43 punti persi, ricorda Wolff.

Il vuoto al via del Gran Premio è colmato subito dopo l’uscita di scena della safety-car prontamente scesa in pista dopo l’autoeliminazione del duo Mercedes da Red Bull e Ferrari. E quando capita un’altra occasione del genere?

Inizia a condurre il gioco Daniel Ricciardo, sul quale la Ferrari decide di improntare la strategia del cambio gomme di Vettel. Raikkonen punta invece Verstappen. Nell’incrociarsi di strategie e contro strategie (errori e contro errori?) e nel walzer di sorpassi che scaturisce solo ad ogni pit-stop, il ragazzino olandese nell’ultimo stint di gara si ritrova davanti a tutti.

Inizia la Storia del predestinato. Max tiene la testa della corsa tallonato a vista da un rovente Iceman che non sale sul gradino più alto del podio da 106 gare e giro dopo giro non può far altro che arrendersi al corso della Storia e scortare sotto la bandiera a scacchi il più giovane pilota a vincere un Gran Premio di F1. A 18 anni e 7 mesi. Un primato strappato a Vettel, quando a 21 anni vinse proprio con la Red Bull.

Seb termina la gara terzo vincendo la corsa su Ricciardo, ma con molta sofferenza nel finale. Se non fosse esplosa la posteriore sinistra di Ricciardo al terz’ultimo giro probabilmente sul podio sarebbe finito l’australiano.

Una prestazione quella della Ferrari che porta dietro il rammarico per una qualifica pessima, dalle prestazioni di entrambi i piloti inspiegabili. Partire davanti alle Red Bull avrebbe portato alla vittoria sicura. Ora la Ferrari ha da chiedersi: siamo la seconda o la terza forza del campionato? Perché autoscontro a parte, la prima della classe resta la Mercedes. Il titolo sarà un affaire tra Rosberg e Hamilton. A meno che i due non decidano di continuare a farsi la guerra anche sugli altri territorio del Circus e lasciare qualche speranza agli altri.

Al momento la classifica piloti dice che secondo alle spalle di Rosberg a 100 punti c’è Raikkonen a 61. Terzo Hamilton a 57, quarti Vettel e Ricciardo a 48. Il fenomeno Verstappen quinto a 38 punti. In classifica costruttori conduce sempre la Mercedes con 157 punti, seconda la Ferrari a 109 (ottenuti senza mai una vittoria), terza la Red Bull a 94.

Gli altri punti in classifica regalati dalla Mercedes nel GP di Spagna sono stati raccolti da Bottas quinto, Sainz sesto, Perez settimo, Massa ottavo, Button nono e Kvyat decimo. E proprio Kvyat ha stampato il miglior giro della gara (1’26”943). Quando? Nelle fasi finali del gran premio, quando da doppiato si è trovato ad assistere alla fuga per la vittoria di Verstappen, quel ragazzino che gli ha soffiato il posto e lo ha declassato in Toro Rosso. Quel ragazzino che trovandosi in Red Bull è stato già battezzato come il nuovo Vettel. La Storia continua.

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