Quattro giorni di test in cui le prove sono state poche e non tanto utili. Tra pioggia, basse temperature e addirittura neve, i team hanno effettuato un lavoro minore rispetto a quanto preventivato. Tempo “sprecato”, che potrebbe costare caro date le importanti novità introdotte in questa stagione, tra cui l’Halo che rende le vetture più pesanti e i tre motori che dovranno coprire una distanza di più di 2.000 km ciascuno per arrivare a fine stagione senza ricevere penalità.

Per quel che si è potuto vedere, quindi in 23 ore di prove svolte sulle 32 previste, si sono colti comunque dei primi dati molto interessanti. Quel che più salta all’occhio è l’incredibile affidabilità ritrovata dalla Honda, che ha permesso alla Toro Rosso di scalare la classifica del numero di giri compiuti in tre giorni di prove. A deludere Red Bull e Force India, con molti problemi soprattutto durante il secondo e il quarto giorno di prove, che non hanno superato con facilità i 1.000 km percorsi. Tra le sorprese anche la Sauber, che ha completato più di 1.300 km piazzandosi poco dietro alla Ferrari.

Se da un lato l’affidabilità della Honda sembra essere ritrovata grazie ai quasi 5 gran premi effettuati senza nemmeno una rottura (abbastanza insolito per i giapponesi), dall’altro lato non si hanno conferme per quanto riguarda la prestazione sul giro secco. Se consideriamo invece la totalità dei chilometri macinati dalle quattro differenti power-unit, a salire sul gradino più alto del podio è la Ferrari, che ha percorso 11 gran premi e due terzi (un terzo in più rispetto alla Mercedes, che stacca di solo 6 giri i motori Renault). Se però si fa una media di giri percorsi in rapporto con il numero di team che dispongono dello stesso motore, a balzare davanti a tutti è nuovamente la Honda, che rifila più di un GP al propulsore di Maranello.

Migliorano anche le velocità di punta, anche se di pochissimo. Lo scorso anno la più alta fu quella registrata dalla Sauber, che però montava un motore 2016, mentre quest’anno nella classifica dei top speed il miglior motore per ora rimane quello Ferrari; il più lento è quello della Renault. Per quanto riguarda i team ufficiali dei tre motoristi principali, Ferrari (da 328,2 a 334,3) e Mercedes (da 327,2 a 333,3) hanno ottenuto un miglioramento nella loro velocità di punta, mentre Renault (da 324,3 a 320,4) è stata l’unica a perdere qualche chilometro orario.

I dati sulle velocità di punta sono però da prendere con le pinze, perché non si può sapere le condizioni in cui sono state registrate. Le variabili sono tante: dall’uso del DRS alle nuove mescole di pneumatici più soffici rispetto al 2017, dal nuovo asfalto fino al reale sfruttamento della potenza del motore. L’unico su cui si potrebbe trarre una conclusione è quello Honda, che nelle passate tre stagioni non era mai riuscito ad avvicinarsi agli altri tre motoristi, nemmeno con motore nuovo, DRS aperto e potenza al massimo.

Chiusa la prima sessione di test pre-stagionali a Barcellona, anche Pirelli traccia un primo bilancio sulle nuove coperture per il 2018. “Le condizioni meteo non sono state rappresentative per tutta la sessione, specialmente mercoledì quando la neve ha fortemente limitato le attività in pista – ha dichiarato Mario Isola, responsabile di Pirelli Car Racing –. Tuttavia, nella prima giornata di test i migliori tempi sono stati inferiori degli stessi registrati nel 2017 a parità di mescola, mentre martedì è stato battuto il migliore tempo assoluto della prima sessione dello scorso anno. Ciò è stato reso possibile da una serie di fattori, come il nuovo asfalto più liscio rispetto al passato e l’evoluzione delle prestazioni delle monoposto 2018”.

I team hanno provato molti pneumatici della gamma 2018, comprese le Hypersoft, le intermedie e le gomme da bagnato estremo, nelle due versioni base e soft. “Giovedì le condizioni hanno permesso la valutazione dei punti di crossover tra gli pneumatici da bagnato estremo, quelli intermedi e gli slick – ha concluso Isola –. Nonostante il test così insolito, il comportamento degli pneumatici è in linea con le nostre aspettative e dimostra un generale aumento delle performance.