Bilancio Ferrari-Vettel delle ultime tre gare rispettivamente in Usa, Messico e Brasile: un secondo posto, un quarto e una vittoria. Bilancio Mercedes-Hamilton di questi stessi tre Gp: un successo, una nona e una seconda posizione. Complessivamente, dunque, in questa sorta di minicampionato a una corsa dalla fine, il ferrarista guida la classifica con 55 punti relegando alle sue spalle il fresco quattro volte iridato a 10 lunghezze di distanza.

Perché questo raffronto, quando ormai il campionato 2017 è stato già deciso e sta per essere mandato in archivio? Soltanto per evidenziare che, appena la Rossa ha ripreso a finire le gare, è semplicemente tornata a recitare il ruolo che fino a Singapore chiunque avrebbe prospettato, ovvero essere in grado con il suo top driver di competere ad armi pari con la diretta rivale fino all’ultima gara che si disputerà a fine mese, come a ragion veduta si credeva subito dopo l’estate.

Poi la storia è stata diversa e ha prevalso il binomio Hamilton-Mercedes, vincente perché oltre a prestazioni eccellenti come la Rossa porta in dote la fondamentale risorsa della solidità meccanica ed elettronica, e cioè l’affidabilità. Parolina magica che dà il significato all’intera stagione, essendo il vero punto di forza dei tedeschi rispetto alla Ferrari che alla fine ha fatto la differenza facendo pendere l’ago della bilancia dalla parte di Toto Wolff e Niki Lauda.

Sta tutto qui il Mondiale F1 2017 e non certo alla voce “Altro”, a testimonianza che spesso la lettura dei fatti è più semplice di quello che ci si immagina o che si vuol far credere. Perché in questa voce “Altro” vengono inseriti due elementi divenuti una sorta di tormentone: una presunta e netta superiorità di Hamilton nei confronti di Vettel e la sottolineatura di rilevanti quanto decisivi errori compiuti dal Cavallino e dal suo attaccante tedesco nel corso dell’annata.

Ma il “perfetto” Hamilton è stato anche tale al Gp di Russia quando concluse a 36″ dal compagno di squadra e vincitore Bottas o al Gp di Monaco quando è stato solo l’ombra di sé stesso e mai competitivo sbagliando completamente la qualifica, che nel Principato è la sessione principale per ben figurare la domenica? Anche in Austria l’inglese ha rasentato la perfezione con il suo “ottimo” quarto posto dietro Bottas, Vettel e Ricciardo?

Dal canto suo, Sebastian Vettel non ha sicuramente fatto una gran partenza in Russia privandosi di una probabile vittoria e ha perso la testa a Baku quando si è scagliato su Hamilton, anche se quest’ultimo nella circostanza non è stato certo un santarellino nella sua condotta. E poi c’è stato l’episodio di Singapore, dove è impossibile attribuirgli colpe specifiche così come agli altri due incidentati Verstappen e Raikkonen, in un maxi-crash bollato giustamente dai commissari come un episodio di gara. Perché tale è visto che ognuno ha cercato di fare i propri interessi senza speronare volontariamente l’altro.

Se vogliamo far contenti i suoi detrattori aggiungiamo pure la controversa partenza del Messico dalla pole quando ormai il Mondiale era già sostanzialmente perso e si giocava le residue speranze matematiche con la forza della disperazione. E quindi dove sono stati tutti questi svarioni del tedesco rispetto all’inglese? Non hanno, forse, commesso errori entrambi, com’è normale che sia nell’ottica di un campionato così lungo?

Perché non sottolineare, piuttosto, che i due contendenti hanno dimostrato di essere due campioni assolutamente alla pari, con pregi e difetti, condizionati nella loro lotta feroce unicamente dal fattore affidabilità delle rispettive vetture. Che per la Mercedes è stata eccezionale, per la Ferrari no privandola della lotta per l’iride fino all’ultima curva dell’ultima gara, come voleva Arrivabene.

Soltanto questo ha determinato l’assegnazione del titolo ed è soprattutto su tale aspetto che a Maranello dovranno lavorare in ottica 2018 per tornare sul tetto del mondo, in quanto sul fronte prestazioni hanno realizzato un recupero prodigioso raggiungendo e anche superando, spesso, la stessa Mercedes. Tutto il resto è da ascrivere alla voce “Altro”.