Il suo ingresso nel Circus fu una mezza rivoluzione rappresentando la prima gara promossa in uno Stato dell'est europeo. Sulla pista di Budapest si sono consumati atti di acerrima contesa tra Senna, Prost, Alonso e Hamilton.

L’ingresso dell’Ungheria in F1 nel 1986 rappresentò un momento di grande valenza storica, quasi rivoluzionaria, per questo sport. In un mondo all’epoca diviso nei famosi due blocchi, quello occidentale e quello sovietico, il Gp divenne la prima gara nella storia della massima formula ad essere organizzata in un Paese situato ad est dell’Europa, battezzato da un mare di folla.

Probabilmente in pochi immaginavano in quel momento che questo sarebbe diventato, da lì in avanti e fino ad oggi, un appuntamento fisso del Campionato Mondiale in calendario costruendo, così, una discreta e importante tradizione in F1.

La sede del Gp d’Ungheria non è mai cambiata essendo stata fin dal principio la pista dell’Hungaroring, situata alle porte di Budapest.

Un budello zeppo di curve molto simile ai circuiti cittadini come Montecarlo in cui non si può prescindere da guidare in condizioni ideali per ottenere buoni risultati sia in prova che in gara. Condizioni ideali che in questo caso si racchiudono in due parole: aderenza o grip per aggredire le tante curve e tornanti del tracciato e trazione in uscita per far sfogare al meglio l’accelerazione della power unit.

Furono Nelson Piquet e Ayrton Senna, i due grandi piloti brasiliani degli anni Ottanta e Novanta, ad essere i principali protagonisti delle prime sette edizioni del Gp d’Ungheria. Ne vinsero, infatti, ben cinque in due. L’anno di battesimo della gara magiara, in particolare, fu particolarmente elettrizzante in quanto la vittoria finale si decise dopo un lungo e memorabile duello proprio tra Ayrton e Nelson, il primo alla guida della Lotus e il secondo al volante della Williams.

Una sfida a suon di ruotate in cui Piquet ebbe ragione di Senna con un indimenticabile sorpasso all’esterno in fase di frenata della prima curva dopo i box. La manovra era già stata tentata dal pilota della Williams in precedenza incontrando la strenua resistenza di Senna.

Due anni dopo è ancora un duello feroce a risolvere il Gp, quello epocale e leggendario tra lo stesso Ayrton e Alain Prost in seno alla McLaren. Intorno alla metà gara, il francese iniziò a recuperare terreno sul brasiliano in testa alla corsa fino a giungere nei suoi scarichi. Al 49° giro Prost sferra l’attacco sempre alla staccata dopo il rettilineo del traguardo approfittando di un doppiato. Lo supera ma arriva leggermente lungo consentendo a Senna di ripassarlo e vincere.

Da quel momento bisogna attendere quasi vent’anni per rivivere attimi di emozione sul filo dei centesimi di secondo. Siamo, infatti, nel 2007.

Il circuito dell’Hungaroring ha, nel frattempo, subito qualche modifica di restyling senza snaturarne le caratteristiche e il Mondiale vive sugli scossoni di un’altra guerra in McLaren. Dopo Senna-Prost, Ron Dennis salta dalla sedia per le schermaglie tra Fernando Alonso e Lewis Hamilton, due prime donne che scalpitano per il titolo.

In prova si consuma un altro clamoroso atto della feroce bagarre tra i due con lo spagnolo retrocesso di cinque posizioni per aver ostacolato l’inglese nella Q3 con il famoso episodio della prolungata sosta ai box davanti al compagno di squadra in modo da non fargli migliorare il tempo. Grazie anche a questo provvedimento la gara vivrà della sfida suggestiva tra Hamilton e il ferrarista Raikkonen.

Prevarrà il pilota inglese di soli sette decimi sotto la bandiera a scacchi, ripetendosi nel 2009, nel 2012 e nel 2013.

L’ultima vertiginosa battaglia è datata 2014 con la contesa a tre per il successo tra Alonso, lo stesso Hamilton e Ricciardo. Nei giri finali, l’australiano della Red Bull ha gomme più fresche, rinviene come un tornado e si sbarazza sia del pilota Mercedes che del ferrarista andando a conquistare un’esaltante affermazione.

Proprio la Ferrari, che qui lo scorso anno vinse con Vettel, è in cerca di riscatto ma, oggettivamente, sarà molto dura spuntarla con la Mercedes e anche con la Red Bull, la cui monoposto sviluppa grande carico aerodinamico e deportanza, risorse molto importanti su una pista come l’Hungaroring e su cui la Rossa è carente.

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