Il rapporto tra gli States e la F1 è sempre stato di odio-amore, un po’ per la contrapposizione con il “locale” Campionato IndyCar un po’ per il diverso modo di intendere le corse e la vita tra vecchio e nuovo continente. Ma entrambi i mondi hanno sempre avuto fascino e rispetto uno dell’altro e la popolarità della massima formula negli Stati Uniti d’America non ha mai tradito le attese. Senza contare che per dieci edizioni, dal 1950 al 1960, F1 e Campionato americano hanno convissuto nello stesso calendario attraverso la gloriosa 500 Miglia di Indianapolis in quel tentativo (infruttuoso) di integrare piloti e stili tra due culture profondamente variegate.

La prima volta del Gp degli Usa in F1 è invece datata 1959 con la gara organizzata a Sebring, vinta dalla Cooper di Bruce McLaren.

Da quella stagione la competizione a stelle e strisce è diventata una presenza costante se si eccettua la lunga sospensione tra il 1992 e il 1999, che portò al varo dell’evento promosso sul catino di Indianapolis disputato fino al 2007. Poi, dal 2012 il Gp degli Usa è nuovamente tornato alla ribalta in F1 sulla pista di Austin che domenica ospiterà la gara.

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Dal 1976 al 1980 il Gran Premio si sdoppiò, nel vero senso della parola, in quanto si gareggiava su due circuiti differenti nello stesso anno, Watkins Glen e Long Beach. Nel primo caso la gara veniva denominata Gp degli Usa Est mentre sulla pista ricavata tra le vie della città californiana si correva il Gp degli Usa Ovest.

Tra le sfide più appassionanti di F1 che gli Stati Uniti possono raccontare c’è lo stupendo corpo a corpo tra Ayrton Senna e Jean Alesi nel 1990 lungo le strade cittadine di Phoenix, in Arizona.
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Ayrton Senna (McLaren) e Jean Alesi (Tyrrell), USA, 1990.

Si tratta del classico duello tra il campione consumato e il talento emergente. Alesi, infatti, è appena al suo secondo anno in F1 e guida una Tyrrell che non è certo un fulmine di guerra. Ma tra le stradine di Phoenix il francese si scatena. Va in testa nelle prime fasi della gara e prende il largo fino a quando non rinviene la McLaren del brasiliano. A quel punto lo show è garantito. Alesi non ha nessun timore reverenziale nei confronti di Senna e lo affronta come se fosse un qualsiasi avversario.

Ayrton lo supera, ma subito dopo Jean risponde con una grintosa manovra all’interno di una curva a gomito. Senna alla fine prevarrà, grazie anche alla migliore monoposto del lotto, ma quel giorno Alesi fa sognare e inizia a guadagnarsi l’attenzione dei top team, tra cui soprattutto Williams e Ferrari.

Nel 2000, sul tracciato disegnato all’interno di Indianapolis, è un altro campionissimo ad essere protagonista: Michael Schumacher al volante della Ferrari. Il tedesco duella ruota contro ruota con la McLaren di David Coulthard per la prima posizione fino a quando non riesce ad avere ragione del pilota scozzese di forza alla frenata della prima variante dopo i box, con un sorpasso all’esterno che manda in visibilio il numeroso pubblico assiepato sugli spalti.

Michael Schumacher (Ferrari), USA, 2000.
Michael Schumacher (Ferrari), USA, 2000.
Il sette volte campione del mondo sarà dominatore assoluto del Gp degli Stati Uniti anche nelle edizioni successive, dal 2003 al 2006, sempre alla guida della Rossa di Maranello.

È il prologo alla strepitosa battaglia del 2007 tra Lewis Hamilton e Fernando Alonso, fatta di astuzie, malizia e tanta, tanta rivalità sportiva e agonistica per ogni metro di asfalto. Una vera e propria faida interna al team di Ron Dennis che toccherà l’apice nel famoso episodio delle prove del Gp d’Ungheria a Budapest nel corso dello stesso anno. L’immagine più emblematica di quella bagarre di Indianapolis resterà sempre quell’istantanea di entrambi i piloti affiancati sul lungo rettilineo del traguardo, pienamente lanciati ad oltre 330 km/h verso la staccata della prima curva.

Domenica in Texas Lewis Hamilton dovrà invece giocarsi il tutto per tutto per tentare la rincorsa ad un perfetto Nico Rosberg nella caccia al quarto titolo iridato. La situazione è piuttosto complicata per l’inglese che ha perso tanti punti negli ultimi Gp e si trova costretto ad inseguire. Ormai sembra un tentativo disperato per la solidità dell’avversario ma non impossibile. Il tutto mentre si attende ancora il primo acuto della Ferrari.

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Alessandro Crupi
Reggino purosangue, è rimasto folgorato dalla F1 quando aveva 10 anni. Da quel momento è diventato il suo sport preferito sostituendo il calcio. Ama le vicende agonistiche che hanno caratterizzato la storia dell'automobilismo. Oltre alle quattro ruote è appassionato di astronomia, antropologia e colleziona conchiglie.