La F1 non potrebbe mai conservare e rafforzare la propria identità senza gli appuntamenti storici, che ne hanno plasmato magicamente la leggenda e che gli “eventi new entry” introdotti dal duo Ecclestone-Tilke (Singapore, Abu Dhabi tanto per fare due esempi) non potranno mai eguagliare, per tradizione e cultura sportiva in ambito formulistico.

Una di queste competizioni-simbolo è proprio il Gp di Gran Bretagna che si correrà domenica a Silverstone, in una terra che rappresenta la patria delle più grandi e importanti innovazioni tecniche mai apparse in questo sport partorite da cervelloni come i fratelli Cooper, Colin Chapman, Adrian Newey e John Barnard, a cui si aggiunge il grande valore espresso dai suoi piloti.

Si tratta di una vera e propria nazione da corsa e la pista su cui è stata battezzata ufficialmente la F1 il 13 maggio del 1950 incarna lo spirito delle gare: velocità e tecnica.

Un mix affascinante scalfito solo in parte dalle massicce modifiche al circuito di Silverstone, apportate soprattutto per ragioni di sicurezza. Ma il Gp di Gran Bretagna non è e non è stato solo Silverstone in quanto nella storia di questa gara s’intrecciano le apparizioni di un altro tracciato altrettanto significativo e tecnicamente molto valido come Brands Hatch, dove sono state scritte altre pagine da incastonare nella memoria storica di questo sport.

La saga inizia, per l’appunto, nel 1950 quando a metà maggio Silverstone è la pista prescelta per disputare il primo Gp di F1. È facile comprendere come si tratti del classico evento storico da tramandare ai posteri. La gara sarà un trionfo dell’Alfa Romeo che anticiperà l’epilogo di quel campionato con la vittoria di Nino Farina.

L’anno seguente è ancora il circuito inglese a consegnare un altro momento memorabile e unico grazie al primo successo della Ferrari nella massima formula ad opera di Gonzalez, che batte l’Alfa di Fangio dopo un lungo e combattuto duello. L’argentino si ripeterà nel ’54 sempre alla guida della Rossa di Maranello mentre nel 1955 Stirling Moss inaugura la prima serie di trionfi dei piloti inglesi nel Gp di casa.

Da quella stagione occorre fare un salto lungo oltre vent’anni per consegnare il Gp di Gran Bretagna alla storia. Nel 1977, nella gara disputata sempre sul velocissimo Silverstone, accadono due fatti destinati ad incidere tantissimo sulla F1 futura. Ingaggiato dalla McLaren debutta quello che diventerà l’amatissimo pilota canadese Gilles Villeneuve e, udite udite, c’è anche l’esordio del motore turbo grazie alla Renault portata allo svezzamento in pista da Jean Pierre Jabouille.

Tanto per capire la portata di questi due accadimenti, basta ricordare che Villeneuve è, ancora oggi, un’icona di abilità e coraggio della F1, a 34 anni dalla morte, mentre il propulsore sovralimentato, da quella primissima apparizione del ’77, ha imperversato nel Circus per dieci anni, fino al 1988. Non a caso la F1 è diventata a tutti gli effetti una “formula turbo” a cui tutti i costruttori si sono convertiti finché la Federazione non ha deciso di bandire questo tipo di motori dal 1989 in poi per reintrodurli nuovamente nella veste attuale delle power unit.

Dopo quell’indimenticabile 1977, Silverstone visse un altro momento importante nel ’79 quando da queste parti Clay Regazzoni ottenne l’ultimo successo della carriera prima del forzato ritiro del 1980.

Gli Anni ‘80 lanciano Nigel Mansell, che proprio nel suo Gp di Gran Bretagna si esalta come da nessun’altra parte. Nel biennio 1986-87, infatti, conquista due perentori successi ai danni del compagno di squadra Piquet vincendo due duelli spettacolari a seguito di altrettante, furiose, rimonte.

Nigel si ripete nel 1991 e ’92 e successivamente si apre la breve era delle “strane” vittorie del 1998 e 2003 rispettivamente di Michael Schumacher e Rubens Barrichello. Inusuali per come sono maturate: la prima con il taglio del traguardo dai box e la seconda a seguito della folle invasione di uno spettatore che rimescolò le carte della gara.

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Alessandro Crupi
Reggino purosangue, è rimasto folgorato dalla F1 quando aveva 10 anni. Da quel momento è diventato il suo sport preferito sostituendo il calcio. Ama le vicende agonistiche che hanno caratterizzato la storia dell'automobilismo. Oltre alle quattro ruote è appassionato di astronomia, antropologia e colleziona conchiglie.