Territorio avvolto da un humus storico misterioso e magico, il Messico è sempre una miniera da scoprire in ogni suo anfratto. Lo è anche per il Circus della F1 che in Sudamerica non ha messo radici così solide come in altre parti del mondo ma è stato ed è una presenza significativa.

Il debutto del Gp del Messico in calendario è datato 1963, l’ultima corsa qui disputata è invece quella dello scorso anno. In mezzo intercorrono 52 anni per un totale di 16 edizioni molto intense e valide, sia sul piano tecnico che agonistico, tutte andate in onda sull’impianto che sorge alle porte della capitale Città del Messico.

Un circuito modificato qua e là nel corso del tempo ma che, nella sostanza, ha subito pochi cambiamenti in mezzo secolo di vita. Tra questi c’è la denominazione, Magdalena Mixhuca fino alla gara del 1970, Hermanos Rodriguez dal 1986 ad oggi.

Ad eccitare la suggestione degli appassionati e di tutti gli addetti ai lavori è sicuramente l’atmosfera unica e coinvolgente regalata da spettatori appassionati, caldi e simpaticamente rumorosi, che riflette il tipico dna del popolo messicano. E come in un rapporto perfettamente speculare, molte delle competizioni formulistiche qui svolte sembrano aver risentito di questa eccitante aurea di allegria che ha prodotto gare vivaci, un po’ folli e, anche, dall’esito imprevedibile.

Le avvisaglie si ebbero fin dal secondo Gp del Messico del 1964, in cui si decise l’assegnazione del titolo iridato essendo anche l’ultima corsa del Campionato. In una gara ricca di colpi di scena ci fu la sorprendente vittoria di Dan Gurney sulla Brabham-Climax ma i riflettori vennero puntati su ciò che accadde a Jim Clark, Graham Hill e John Surtees, giunti a Città del Messico con la possibilità di aggiudicarsi il Mondiale.

Il primo si ritirò all’ultima tornata per una perdita d’olio mentre Hill fu vittima di una collisione con la Ferrari di Lorenzo Bandini che mandò alle ortiche ogni sua speranza iridata. A trarne vantaggio in tutta questa successione di imprevisti il ferrarista John Surtees che, negli ultimi metri prima del traguardo riceve in regalo il secondo posto dal compagno di squadra Bandini e ottiene il suo primo e unico Campionato del mondo.

L’anno dopo il Gp del Messico registra un altro evento inaspettato, ovvero il primo successo della Honda condotta magistralmente alla vittoria da Richie Ginther. Dopo le affermazioni di Cooper, Lotus e Mclaren tra il 1966 e il 1969, la Rossa di Maranello ritornò ad essere protagonista assoluta del tracciato Magdalena nell’ultima edizione prima della lunga assenza del Messico dalla F1. Siamo nel 1970 e Jacky Ickx regala al Cavallino una bella vittoria sotto la bandiera a scacchi.

Da quel momento si dovettero attendere sedici anni prima di rivedere il Gp in F1.

Un tempo lungo che però non scalfisce l’originalità delle gare messicane. Sul rinnovato circuito intitolato ad Hermanos Rodriguez, infatti, a salire sul gradino più alto del podio è a sorpresa la Benetton-Bmw di Gherard Berger. Un primo trionfo sia per il pilota austriaco che per la scuderia anglo-italiana, successivamente gestita e portata sul tetto del mondo da Flavio Briatore.

Un’altra gara “pazza” fu quella del 1990. Il Gp sembrava in mano di Ayrton Senna quando l’esplosione della posteriore destra lo mette fuori gioco. Prost, che partiva tredicesimo in griglia, dopo una bella rimonta eredita la prima posizione, vince e alle sue spalle si scatena una gran bagarre per la piazza d’onore tra Berger e Mansell, compagno di squadra del francese alla Ferrari. Tra sorpassi e controsorpassi, il leonino pilota inglese riuscirà ad avere ragione dell’austriaco all’ultima curva sopraelevata, la famosa “Peraltada”, con una grandissima manovra compiuta all’esterno.

Scintille, infine, sempre tra lo stesso Berger e Martin Brundle nel 1992. Una lotta per il quarto posto portata avanti dai due per diversi giri quando la Mclaren di Gherard rinviene e cerca di avere ragione della Benetton dell’inglese. Berger tenta di passare ovunque ma Brundle si difende egregiamente finché è costretto al ritiro per la rottura del motore.

Domenica Lewis Hamilton inseguirà un’altra vittoria della speranza dopo quella di Austin, ma il vantaggio di Rosberg in classifica è piuttosto rassicurante.
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Alessandro Crupi
Reggino purosangue, è rimasto folgorato dalla F1 quando aveva 10 anni. Da quel momento è diventato il suo sport preferito sostituendo il calcio. Ama le vicende agonistiche che hanno caratterizzato la storia dell'automobilismo. Oltre alle quattro ruote è appassionato di astronomia, antropologia e colleziona conchiglie.