Dopo il perentorio ritorno della F1 con l’abbuffata belga fatta di parziali riscatti (Rosberg) e ulteriori conferme di un’annata densa di cocenti delusioni (Ferrari), il circo della velocità fa tappa a Monza per proiettare uno dei suoi eventi che profumano di storia e leggenda. A partire da venerdì, infatti, sarà il momento di concentrarsi full-time sul Gp d’Italia, giunto alla sua 87° edizione dall’esordio nel 1921 e alla 67° in F1, essendo stato inserito in calendario fin dagli albori di questa categoria motoristica nel 1950.

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La nazione da corsa si fermerà per seguire con la consueta e fervente passione l’appuntamento tricolore, senza dimenticare ovviamente accadimenti molto più seri e purtroppo tragici vissuti in queste ore, come le conseguenze del tremendo sisma che ha devastato una parte del Centro Italia.

Con una lunghissima tradizione tecnica e agonistica alle spalle, il binomio Gp d’Italia-Monza custodisce, in pratica, il libro della F1 e dei grandi duelli tra i suoi campioni, che si apre proprio con il primo capitolo dedicato all’esordio nel 1950. A Monza, ultimo Gp in calendario, i tre piloti dell’Alfa Romeo, infatti, sono tutti in grado di vincere il campionato.

I colpi di scena, durante la gara, non mancano tra cui il ritiro di Fangio e la condotta spettacolare della Ferrari di Alberto Ascari. Nino Farina, sempre lucidissimo e impeccabile, non ha contrattempi, aumenta progressivamente il suo vantaggio vincendo corsa e titolo. La stagione successiva ancora fuochi pirotecnici sul tracciato brianzolo grazie alla contesa per il Mondiale tra l’Alfa di Fangio e la Ferrari di Ascari. I due si alternano al comando nella prima parte del Gp ma l’argentino nulla può, alla lunga, contro lo strapotere rosso. Il fortissimo pilota italiano vince e si rilancia per l’iride, che perderà nell’ultima corsa in Spagna.

Dal 1951 facciamo un salto di vent’anni per ripassare le vibranti e uniche emozioni della Gp d’Italia edizione 1971, vinto da Peter Gethin su Brm al fotofinish nel celebre volatone con Peterson, Cevert, Hailwood e Ganley. Sei decimi di distacco tra il primo e il quinto sulla linea del traguardo, un evento-show assoluto mai più verificatosi in F1.

Otto anni dopo, invece, Monza sancisce il trionfo mondiale ferrarista di Jody Scheckter e Gilles Villeneuve, primo e secondo sotto la bandiera a scacchi con il sudafricano che vince la battaglia contro la Ligier di Jacques Laffite il quale, fino ad un certo punto durante la gara, punta i due bolidi rossi prima di cedere l’onore delle armi per la rottura del motore.

E di duello, questa volta molto ravvicinato, si parlerà invece nel 1998 tra Michael Schumacher e Mika Hakkinen. I due sono in lotta per il Mondiale fin dalla prima gara. Giungono a Monza dopo il “fattaccio” e le relative polemiche del Gp del Belgio tra lo stesso tedesco ferrarista e il compagno di squadra del finlandese, David Coulthard, finiti entrambi in una sorta di autoscontro sotto la pioggia che penalizzò la corsa al titolo della Ferrari.

Mika Hakkinen (McLaren) e Michael Schumacher (Ferrari), GP d'Italia 1998.
Mika Hakkinen (McLaren) e Michael Schumacher (Ferrari), GP d’Italia 1998.

Dopo essersi mangiato il vantaggio della pole con una partenza disastrosa che dà il via libera alle due McLaren, Schumacher inizia a recuperare finché al 17° giro succede di tutto. A Coulthard, in testa, esplode il motore. Hakkinen viene avvolto dal fumo della vettura gemella, rallenta eccessivamente e sbaglia l’impostazione della Variante della Roggia. Schumacher ne approfitta subito per ghermire la preda e in accelerazione lo supera di forza all’imbocco della prima curva di Lesmo andando a vincere. Il successo non gli basterà per far suo il campionato a fine anno ma quel giorno il popolo ferrarista visse uno dei giorni più gloriosi e densi di emozioni allo stato puro.

Un po’ come accadde anche dieci anni prima, nel 1988, quando le due Ferrari di Berger e Alboreto, complice l’assurdo incidente occorso al leader Senna che lo mise fuori gioco, ottennero una straordinaria doppietta a meno di un mese dalla scomparsa di patron Enzo.

Proprio la Rossa è attesa ad una grande prova “salva-campionato” domenica nella gara di casa, che potrebbe assolvere una stagione molto deludente, anche a seguito dei fatti del Belgio. Con l’efficienza della propria power unit, zero errori e un po’ di fortuna l’assalto alle Mercedes è possibile.

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Alessandro Crupi
Reggino purosangue, è rimasto folgorato dalla F1 quando aveva 10 anni. Da quel momento è diventato il suo sport preferito sostituendo il calcio. Ama le vicende agonistiche che hanno caratterizzato la storia dell'automobilismo. Oltre alle quattro ruote è appassionato di astronomia, antropologia e colleziona conchiglie.