Creata per celebrare il 40° anniversario del Cavallino, la Ferrari F40 fu l’ultima vettura a portare la “firma” di Enzo Ferrari. Derivazione estrema della 308 GTB e del prototipo 288 GTO Evoluzione, è un vero capolavoro di ingegneria e stile simbolo di un’epoca, oggi esposta al Museo Ferrari di Maranello all’interno della mostra “Under the Skin” dedicata all’evoluzione di innovazione e stile nei 70 anni di storia della Casa.

Nell’anniversario della nascita di questa leggenda, Ferrari ha raccolto i ricordi di tre dei suoi artefici: Ermanno Bonfiglioli, allora responsabile Progetti Speciali, Leonardo Fioravanti, che per Pininfarina lavorò al design, e il collaudatore Dario Benuzzi.

Ermanno Bonfiglioli in qualità di responsabile dei progetti speciali si occupava di motori sovralimentati e ricorda così la presentazione della F40 nel 1987 al Centro Civico di Maranello: “Non ho mai vissuto una presentazione come quella della F40. Quando fu tolto il telo, la sala fu percorsa da un brusio seguito da un fragoroso applauso. Nessuno, se non gli stretti collaboratori di Enzo Ferrari, l’aveva ancora vista. L’iter di sviluppo e sperimentazione era stato avvolto infatti da una segretezza insolita. E la sorpresa per un simile salto stilistico fu quasi uno shock. L’8 cilindri biturbo da 478 cv era una derivazione dalla 288 GTO Evoluzione, eppure una serie di contenuti innovativi permisero alla F40 di essere la prima Ferrari stradale a superare i 320 km/h”.

Leonardo Fioravanti era designer per Pininfarina quando venne invitato da Enzo Ferrari a Fiorano per provare la 288 GTO Evoluzione: “Quando chiese il mio giudizio su questo prototipo sperimentale, che per problemi regolamentari non entrò in produzione, non nascosi il mio entusiasmo di pilota amatoriale per l’accelerazione strepitosa dei suoi 650 cv. Fu allora che il Commendatore mi parlò per la prima volta del suo desiderio di ripartire da quel progetto per produrre una ‘vera Ferrari’. Sapevamo, come sapeva lui per primo, che sarebbe stata la sua ultima automobile e ci buttammo a capofitto sul lavoro. Se dovessi indicare una ragione su tutte del successo della F40, direi proprio la sua linea che riesce a trasmettere immediatamente l’eccezionalità dei contenuti tecnici”.

Dario Benuzzi, test driver con una lunghissima esperienza in Ferrari, partecipò invece al lavoro di collaudo della F4 e ricorda così la sua esperienza: “La guidabilità dei primi prototipi era scarsa. Per domare la potenza del motore e renderla compatibile con un modello stradale fu necessario sottoporre a innumerevoli test ogni aspetto della macchina: dai turbocompressori all’impianto frenante, dagli ammortizzatori agli pneumatici. Il risultato fu un eccellente carico aereodinamico e un’alta stabilità anche a velocità estreme. Altri aspetti importanti sono il telaio tubolare d’acciaio con pannelli di rinforzo in kevlar, che offre una rigidezza torsionale tre volte superiore alle altre vetture del periodo, e un’inedita carrozzeria realizzata principalmente con materiali compositi che riducono il peso a soli 1.100 kg. Ottenemmo esattamente la vettura che volevamo, con pochi comfort e senza compromessi: priva di servosterzo, servofreno e dispositivi elettronici, richiede abilità e impegno al pilota ma lo ripaga con un’esperienza di guida unica”.