Formula 1. La lunga lista nera. Ultimo, prima di Bianchi, Ayrton Senna 21 anni fa

Micidiali gli Anni '50 con 12 morti. Nell’elenco nomi di sconosciuti ma anche di campioni che sono stati dimenticati. Nel mito e nella leggenda vive Gilles Villeneuve scomparso a 32 anni al volante di una Ferrari sabato 8 maggio 1982.

AYRTON SENNA E GILLES VILLENEUVELa lista nera della Formula Uno si è allungata con la morte di Jules Bianchi. Dal 1950, anno di nascita del campionato mondiale, sono 44 i “caduti” sul campo (per gli amanti dei numeri: 32 nella tre-giorni di un Gran Premio, 12 in test privati o in gare non valide per il campionato). Un lungo elenco di autentici “Carneade” o di campioni che pochi o nessuno ricorda più.

Jules è morto 21 anni dopo Magic Ayron Senna, scomparso a 34 anni l’1 maggio 1994 ad Imola ventiquattr’ore dopo il tragico incidente che sullo stesso circuito durante le qualifiche spense la vita, anch’egli trentaquattrenne, del pilota austriaco Roland Ratzenberger. Durante il settimo giro, Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo.

L’11 settembre 1978 a 34 anni è scomparso lo svedese Ronnie Peterson subito dopo la partenza del Gran Premio d’Italia in un incidente nel quale rimasero coinvolte diverse vetture, tra cui quelle di Riccardo Patrese, James Hunt, Clay Regazzoni e Vittorio Brambilla, causato dall’accensione troppo anticipata del semaforo verde. Dopo la collisione la McLaren del pilota svedese si schiantò contro il muretto del collegamento con la pista junior e dopo essere stata colpita dalla Surtees di Brambilla.

L’1 agosto 1980 ad Hockenheim, a 36 anni, durante una sessione di prove private in vista del Gran Premio di Germania, perdeva la vita Patrick Depailler uscito fuori pista con la Alfa Romeo che guidava.

Sabato 8 maggio 1982, nel corso delle qualifiche del Gran Premio del Belgio a Zolder è scomparso il mito incompiuto ma leggenda inevitabile, Gilles Villeneuve, al volante della Ferrari. Aveva 32 anni. Il 13 giugno dello stesso anno al via del Gran Premio del Canada a Montreal moriva Riccardo Paletti, al debutto nel Circus al volante di una Osella. Aveva 24 anni.

Il 15 maggio 1986 nel corso di una sessione di test sul Paul Ricard Elio De Angelis perdeva il controllo della sua Brabham e moriva dopo essere letteralmente volato fuori pista.

Alcuni avvenimenti anche a molti anni di distanza continuano ad apparire più assurdi di altri, quando non addirittura evitabili, come quello di Bianchi.

Ricordiamo la tragica fine del gallese Tom Pryce che nel Gran Premio del Sudafrica del 1977 investì ed uccise con la Shadow un commissario di pista e venne a sua volta colpito alla testa ed ucciso dall’estintore che il commissario stesso teneva tra le mani, e dell’altro gallese Roger Williamson che, quattro anni prima in Olanda (il 29 luglio del 1973), al secondo Gran Premio in Formula Uno, restò intrappolato sotto la sua March che andò a fuoco. Williamson non ebbe scampo, sia per il ritardo e l’inadeguatezza dei soccorsi, sia per il disinteresse dei suoi colleghi, con l’eccezione eroica di David Purley che tentò a lungo di ribaltare la March.

Non è stata l’unica tragedia del 1973. Poco più di due mesi dopo, infatti (il 6 ottobre), è scomparso durante nel corso delle prove ufficiali del Gran Premio degli Stati Uniti Francois Cevert, uno degli astri nascenti della Formula Uno nonchè fedele compagno di squadra di Jackie Stewart che rinunciò a correre, il giorno dopo, quello che sarebbe stato in ogni caso il suo centesimo ed ultimo Gran Premio.

Per una tragica coincidenza il 6 ottobre del 1974, esattamente un anno dopo Cevert, ancora a Watkins Glen, questa volta però in gara, rimase vittima di un incidente Helmuth Koinigg, giovane promessa austriaca. La sua Surtees si infilò sotto un guard rail e Koinigg rimase decapitato. Due anni più tardi a Zeltweg lo statunitense Mark Donohue non sopravvisse allo schianto della sua March schierata dal Team Penske, causato dallo scoppio di uno pneumatico.

Ennesimo incidente mortale di un decennio tragico per la Formula Uno, che era iniziato proprio nel 1970 con la tragica estate aperta il 21 giugno dalla morte del britannico Piers Courage nel rogo di Zandvoort (come Williamson tre anni più tardi) e chiusa sabato 5 settembre con la scomparsa, nelle prove ufficiali del Gran premio d’Italia a Monza, dell’austriaco Jochen Rindt, che si trovava al comando del Mondiale. Rindt non venne raggiunto in classifica negli ultimi tre Gran Premi e a fine stagione diventò il primo ed unico campione del mondo alla memoria.

L’ELENCO DEI PILOTI DECEDUTI NEL WEEK-END DI UN GRAN PREMIO (IN NERETTO GLI ITALIANI)
15 maggio 1953, Chet Miller
30 maggio 1953, Carl Scarborough
31 luglio 1954, Onofre Marimon
16 maggio 1955, Manny Ayulo
30 maggio 1955, Bill Vukovich
15 maggio 1957, Keith Andrews
30 maggio 1958, Pat O’Connor
6 luglio 1958, Luigi Musso
3 agosto 1958, Peter Collins
19 ottobre 1958, Stuart Lewis-Evans
17 maggio 1959, Jerry Unser
19 maggio 1959, Bob Cortner
19 giugno 1960, Chris Bristow
19 giugno 1960, Alanc Stacey
10 settembre 1961, Volfgang von Trips
1 agosto 1964, Carel Godin de Beaufort
7 agosto 1966, John Taylor
7 maggio 1967, Lorenzo Bandini
7 luglio 1968, Jo Schlesser
21 giugno 1970, Piers Courage
5 settembre 1970, Jochen Rindt
29 luglio 1973, Roger Williamson
6 ottobre 1973, Francois Cévert
6 ottobre 1974, Helnuth Koinigg
17 agosto 1975, Mark Donohue
5 marzo 1977, Tom Pryce
11 settembre 1978, Ronnie Peterson
8 maggio 1982, Gilles Villeneuve
13 giugno 1982, Riccardo Paletti
30 aprile 1994, Roland Ratzenberger
1 maggio 1994, Ayrton Senna
18 luglio 2015, Jules Bianchi

L’ELENCO DEI PILOTI DI F1 DECEDUTI IN INCIDENTI NON IN GARE DEL MONDIALE (IN NERETTO GLI ITALIANI)
18 giugno 1952, Cameron Earl
18 settembre 1953, Charles de Tomaco
11 aprile 1955, Mario Alborghetti
14 marzo 1957, Eugenio Castellotti
13 maggio 1960, Harry Schell
17 febbraio 1961, Giulio Cabianca
1 novembre 1962, Ricardo Rodriguez
14 agosto 1967, Bob Anderson
24 ottobre 1971, Jo Siffert
22 marzo 1974, Peter Revson
1 agosto 1980, Patrick Depailler
15 maggio 1986, Elio De Angelis