Venerdì, 29/8/2008 – La Formula 1 aveva appena 8 anni. Egli entrò nella grande casa rombante che contava già 37 primavere. Non era un pollo ruspante in cerca di gloria, quindi, ma un senior che voleva soprattutto divertirsi dopo averci provato vincendo nelle sport prototipo. Ci sapeva fare, aveva l’intelligenza vivace e pronta d’un neofita, era anche e soprattutto un ottimo collaudatore, di quelli sopraffini che oggi non esistono più, non uno yankee spaccone e chiassoso ma un gentleman quasi british. L’età non smorzava il suo istinto di pilota coraggioso e mai rinunciatario. Era uno che sapeva farsi notare.
Al “suo sbarco in Normandia”, salpato da Miami dove era nato il 20 Aprile 1927, c’era ad attenderlo per l’esordio nel 1958 nel Gran Premio di Francia la Signora di Maranello alla cui corte erano già Hawthorn (quell’anno divenne campione del mondo), Collins, Musso, von Trips, Gendebien e con le temibili Vanwall, Cooper Brm, Maserati e Lotus con gente come Moss, Brooks, Salvadori, Trintignant, Lewis-Evans, Behra, Fangio, Brabham, Allison, Bonnier e la nutrita colonia di connazionali formata da Schell, Bryan, Amick, Boyd, Bettenhausen e Rathmann. Nell’anno dell’esordio si classificò decimo, a pari punti, 9, con von Trips e Behra. L’anno dopo (campione del mondo Brabham) quarto con 20 punti e nel 1960 (bis di
Brabham) quinto con 16 punti.
Divenne campione del mondo con la Ferrari 156, la prima con motore posteriore, nel 1961 con un bottino di 34 punti (in realtà 38, ma all’epoca si teneva conto dei 5 migliori risultati) con le vittorie in Belgio e Monza – successo questo secondo che gli garantì il titolo iridato nel giorno della tragedia di Von Trips che concluse secondo ad 1 punto – e 5 pole position su 8 gare. Rimase in Ferrari ancora nel 1962 (titolo piloti ad un altro Hill, l’inglese Graham, padre del Demon iridato nel 1996) con la quale conquistò il sesto posto a quota 14 punti e nel 1963 insieme con Baghetti ed altri passò alla ATS, scuderia italiana meteora della F.1 che già l’anno successivo non c’era più quando lo stessi Phil Hill decise di appendere il casco al classico chiodo.
Nella galleria dei piloti iridati della Ferrari è stato il quarto, in ordine cronologico, dopo Alberto Ascari (iridato nel 1952 e 1953), Juan Manuel Fangio (1956), Mike Hawthorn (1958). E’ stato il primo pilota statunitense ad essere diventato campione del mondo. Dopo di lui solo Mario Andretti nel 1978. Si è spento, dopo lunga malattia, a 81 anni nella sua casa californiana di Santa Monica dove viveva con la moglie e il figlio Derek, anch’egli pilota, ma solo per hobby. (ore 09:00)

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.