Londra – Non poteva mancare il commento di Max Mosley alla cancellazione della sentenza Fia che comminava a Flavio Briatore, ritenuto ideatore del cosiddetto “Singaporegate”,  la radiazione dal mondo delle corse.
<<Sarebbe pazzesco se questo fosse il risultato finale – ha detto Mosley – Se non possiamo sanzionare qualcuno per avere fatto ciò che Briatore e Symonds hanno fatto, allora significa che in discussione sono le fondamenta e gli obiettivi stessi della Fia, perché la questione va dritta al cuore della sicurezza, della correttezza e dei punti fondamentali della nostra attività – ha affermato Mosley in un’intervista al Times – Di fronte a episodi del genere è impensabile anche solo ipotizzare di dire: Ok, è tutto a posto! Sarebbe la fine della credibilità della Formula 1 in quanto non si può prevedere un esempio più grave di truffa di quello relativo al caso di Singapore. Non è stato solo disonesto, ma ha anche messo in pericolo vite umane>>.
Pronta, ma  non connessa ad alcuna richiesta da parte di Mosley, la risposta Fia che ieri sera ha diramato un comunicato nel quale annuncia l’intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza. La decisione della Corte parigina, che ha dichiarato non valida quella sentenza e pur non entrando nel merito della questione ha negato l’autorità della Fia di giudicare i due membri del team francese, ha scatenato le ire di Todt (nuovo condottiero della Federazione, e soci.
<<La Corte ha respinto le richieste di danni avanzate da Briatore e Symonds – si legge nel comunicato Fia – e le loro richieste di annullamento della sentenza della Fia. In particolare, la Corte non ha preso in esame i fatti e non ha dichiarato la falsità della scoperta del complotto di Briatore e Symonds per causare un incidente volontario in occasione del Gran Premio di Singapore 2008. Certo – prosegue la nota – la Corte ha negato l’autorità della Fia di imporre un bando nei confronti di Briatore e Symonds per ragioni procedurali e perché non sono in possesso della licenza Fia e dunque, secondo la Corte, non sono soggetti alle regole della Fia. La facoltà della Fia di escludere coloro che intenzionalmente mettono a rischio la vita degli altri non è mai stata messa in dubbio in precedenza e la Fia sta seriamente considerando l’ipotesi di presentare appello su questo punto. La decisione della Corte – conclude il comunicato – non sarà esecutiva fino a quando la Fia non avrà esaurito tutte le sue opzioni di appello. Fino a quel momento, la decisione del Consiglio Mondiale (cioè la radiazione di Briatore, ndr) rimane in vigore. In aggiunta, la Fia intende prendere in considerazione appropriate misure affinché nessuna persona che sia o sia stata coinvolta in tali pericolose azioni o in atti di truffa intenzionale sia autorizzata in futuro a prendere parte alle attività della Formula 1>>.
Intanto, comunque, da Malindi dove si trova in vacanza, Flavio Briatore ha commentato:<<Sono molto felice anche se preferivo risolvere questa situazione all’interno dello sport, ma visto che con il presidente Mosley era impossibile credo che sia stata la logica conseguenza di rivolgersi a un tribunale veramente indipendente che è il tribunale civile. Ritornare presto in Formula 1? L’unica formula che mi interessa – ammette al telefono il manager – è la Formula bambino per cui aspetto la nascita di mio figlio. Sicuramente sono molto più sereno perché il male che mi ha fatto questa decisione della Fia è stato grande, quello fattomi da Mosley è stato grandissimo e paralandone adesso non ho veramente nessuno spirito di vendetta. Ognuno raccoglie quello che semina e Mosley raccoglie assolutamente quello che ha seminato. La decisione di oggi dopo 18 anni di Formula 1 mi ridà la tranquillità di riparlarne, la dignità e tutto quello che Mosley mi aveva tolto in modo violento e ignobile. Voglio ringraziare i media e tutti quanti quelli che mi hanno supportato, specialmente gli italiani. È un grande giorno, un giorno di felicità e ce lo godiamo un attimo>>.
A dispetto delle iniziali dichiarazioni di distensione, però, pare che Flavio Briatore pensi a delle ritorsioni nei confronti della famiglia Piquet.
“Molto probabilmente li denuncerò – avrebbe detto Briatore – Non posso dimenticare tutto quello che ho sofferto in questi mesi. A parte Heikki Kovalainen e Lucas Di Grassi, le mie relazioni con gli altri piloti non sono cambiate – ha continuato il manager italiano – Ora stiamo valutando con gli avvocati se possiamo intraprendere azioni legali contro coloro che hanno rotto il contratto con noi>>. (ore 17:30)