Il Paese dei parcheggi mai nati. Italia indietro di 650mila posti auto

Un’inchiesta di Parcheggi.it scaglia l’allarme sui casi più clamorosi di parcheggi fantasma disseminati lungo tutto lo Stivale. Ecco gli esempio più eclatanti.

parcheggi mai nati

Sapete qual è uno dei peggiori malcostumi, o meglio malgoverno, del nostro Paese? Quello dei parcheggi mai nati. Da Genova a Brescia, da Parma a Cesena sono numerosi i cantieri avviati e bloccati, con conseguenze disastrose per la comunità e con un enorme spreco di denaro pubblico.

Si concentra su questo diffuso fenomeno un’inchiesta di Parcheggi.it, un’inchiesta che passa in rassegna esempi che coinvolgono diverse città italiane. Si comincia con Genova, e in particolare con il caso clamoroso del parcheggio dell’ospedale San Martino, principale nosocomio della città e uno dei più grandi d’Europa. Qui doveva nascere un silos interrato da 420 posti auto. Progetto e concessione sono datati 4 febbraio 2005, ma ad oggi i lavori, iniziati nel 2007, sono ancora in alto mare: dieci anni, tre giunte comunali, una società concessionaria (la Saba), diverse imprese costruttrici e la desolante voragine davanti all’ospedale.

Sempre con riferimento a Genova si cita la questione del centralissimo parcheggio dell’Acquasola, un progetto trascinatosi per vent’anni prima di essere fermato dalla magistratura come “danno ambientale” e bloccato con uno sperpero di denaro pubblico pari a 1,9 milioni di euro.

“Ancora non si è compreso che i parcheggi sono strutture per la comunità. Se queste strutture non vedono mai la luce, si viene a creare un’evidente anomalia: i cittadini non possono usufruire di un servizio utile e sono costretti a dover convivere con cantieri che durano un’eternità e creano disagi alla viabilità”, Piero Violante, responsabile sviluppo Parcheggi.it.

Un esempio perfetto arriva da Reggio Emilia. Qui, laddove sarebbe dovuto nascere un parcheggio è sorto invece uno stagno con tanto di anatre e zanzare. Uno scempio per denunciare il quale persino il premio Nobel Dario Fo si è mobilitato.

A Ponte di Legno, in provincia di Brescia, una costruzione avviata nel 2007 ha incontrato una sequela inesauribile di problemi causati da una falda acquifera. Anche Striscia la Notizia si è occupato del caso che, garantisce l’attuale sindaco, dovrebbe avere un lieto fine entro l’anno, ma con una spesa di oltre 15 milioni anziché dei 6 preventivati.

A Cesena, invece, l’inchiesta cita l’intricata vicenda giudiziaria del maxi-cantiere per il complesso edilizio della Fondazione del Sacro Cuore rimasto sotto sequestro per più di 5 anni, da ottobre 2009 a maggio 2015, mentre a Parma punta il dito contro il recente caso dei parcheggi interrati commissionati dalla giunta precedente quella attuale alla società Trevi che non hanno mai visto – e mai vedranno – la luce e che le hanno procurato non pochi grattacapi visto che il Tar ha stabilito per la Trevi un risarcimento inferiore a quello richiesto.

Del resto, la tendenza delle amministrazioni italiane a optare per soluzioni provvisorie e non strutturali per risolvere i problemi legati alla carenza di parcheggi è un altro malcostume del Belpase. Che porta con sé un record che certo non ci fa onore: 650.000 posti auto di gap rispetto ai principali Paesi europei, che sul tema parcheggi hanno un approccio completamente diverso rispetto al nostro: la costruzione è soggetta a forti attenzioni e viene sottoposta a dibattiti allargati. Con la differenza che critiche e i dibattiti sono orientati a definire la soluzione migliore, il progetto più idoneo, con l’obiettivo finale di costruire.