La caduta degli dei. Quando il primato tecnologico tedesco è solo una truffa

Il software dell’inganno per i motori diesel è stato installato sulle catene di montaggio. Non ci sono dubbi. Chiedere scusa, quindi, non basta. Non è credibile che “la Volkswagen non tollera alcuna violazione delle regole o delle leggi". Winterkorn ed il suo Board vorrebbero fare credere al mondo che ignoravano la truffa che si consumava sotto i loro occhi? Non ci credono negli Usa dove il Dipartimento di Giustizia ha avviato un'inchiesta penale.

Martin-Winterkorn
Martin Winterkorn, a.d. Gruppo Volkswagen.

Fosse stata colta la Fiat con le mani nel sacco il tam tam mediatico avrebbe raggiunto i vertici del parossismo. Che Sergio Marchionne e tutto lo staff di FCA stiano sulle scatole agli altri manager che governano il mondo della produzione automobilistica è abbastanza chiaro per essere sottaciuto. In parecchi gufano ed aspettano un passo falso.

Ma questa volta con le mani nel sacco è stato smascherato il Gruppo Volkswagen al quale l’agenzia per l’ambiente Usa ha contestato di avere truccato i dati dei motori diesel per superare le rigorose normative nordamericane. Non è vero che i motori a gasolio tedeschi inquinano meno degli altri. E’ vero il contrario. Per dimostrare che inquinavano meno su quei motori è stato montato un software che al controllo ha permesso le verifiche che hanno reso possibile la commercializzazione dei prodotti del Gruppo, 500mila auto tra Volkswagen (Jetta, Beetle, Golf e Passat) e Audi (A3). Non fosse stato per i controlli che negli Usa vengono effettuati con scrupolo ed efficienza la Volkswagen avrebbe continuato a dichiarare ai consumatori americani che i suoi motori diesel sono migliori di quelli della concorrenza.

Ammettere la truffa e chiedere scusa è il minimo che l’a.d. del Gruppo Martin Winterkorn avrebbe potuto fare. Ma il software dell’inganno è stato installato sulle catene di montaggio. Non ci sono dubbi. Chiedere scusa, quindi, non basta. Non è credibile che

“la Volkswagen non tollera alcuna violazione delle regole o delle leggi”.

Winterkorn ed il suo Board vorrebbero fare credere al mondo che ignoravano la truffa che si consumava sotto i loro occhi? Non ci credono negli Usa dove il Dipartimento di Giustizia ha avviato un’inchiesta penale sul comportamento della Casa di Wolfsburg. Il Robespierre di Volksburg entrerà in azione?

Se tanto mi dà tanto… la Francia ha chiesto un’inchiesta sul mercato europeo, area nella quale l’incidenza dei modelli diesel sulle vendite è di gran lunga superiore ai numeri che allo stato attuale si possono consuntivare sul mercato americano. Corea del Sud, Cina e Australia sono anch’esse sul… sentiero di guerra. Di fatto sono 11 milioni le auto Volkswagen truccate in giro per il mondo. Una cifra enorme, superiore alle immatricolazioni di un anno della Casa di Wolfsburg, che si prepara ad accantonare 6,5 miliardi di euro nel terzo trimestre per far fronte alle spese legate allo scandalo delle emissioni.

Le indiscrezioni arrivano da parte della stessa società, che

“sta lavorando con la massima celerità per chiarire le irregolarità”.

Un duro colpo per Volkswagen AG che vede seriamente minata la corsa verso la leadership mondiale delle quattro ruote fino ad ora in mano a Toyota (ma i dati del primo semestre hanno annunciato il sorpasso). Un duro colpo Salone di Francoforte durante, palcoscenico sul quale ora Volkswagen come il Radames dell’Aida deve discolparsi. Senza alibi.

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.