In Sicilia non ci facciamo mancare niente. Sole, mare e clima ce li fornisce gratuitamente Madre Natura. Il resto ce lo mettiamo noi, prodighi di elargizioni come Madre Natura: la peggiore classe politica in circolazione; l’inciviltà più diffusa, contro natura perché siamo eredi di splendide civiltà; l’ignavia più pervicace perché del retaggio ereditario delle antiche civiltà abbiamo cavato solo il peggio in quanto ad indolenza e pigrizia; l’ottusa visione di un futuro diverso agganciata alla, solo dichiarata, volontà (volonta?) di riscatto; l’incapacità di una reale trasformazione strutturale che abbia riguardo del recupero del paesaggio, della tutela dei beni naturali, dello sviluppo delle potenzialità che, nonostante il continuo dissennato sacco, la Trinacria continua ad avere. Iniziative di coraggiosi e visionari imprenditori ci consentono in molti settori di eccellere, nonostante tutto.

Abbiamo le vecchie statali, le altrettanto vecchie provinciali, le autostrade che abbiamo costruito dopo anni di attesa e penose trappole burocratiche, sono tenute male, crollano a pezzi travolte dalle frane, non vengono ricostruite costringendoci ad una mobilità d’altri tempi. Ma in quei tempi il mezzo di trasporto era l’asino, il cavallo e la carrozza chi se la poteva permettere l’auto. Continuiamo a vivere di promesse. Il paradosso è che coloro che promettono sono tutti marinai!

La nostra fortuna è che resistono al tempo ed alle intemperie le strade realizzate dai Romani conquistatori. I quali furono capaci di realizzare anche il “ponte” sullo Stretto per fare transitare le truppe e 140 elefanti catturati ai Cartaginesi nella battaglia di Palermo. Un “ponte” di barche e botti, narrato da Plinio il Vecchio, voluto dal console Lucio Cecilio Metello nel 251 a.C.

Una volta sì che sapevano costruirle le strade e i ponti. Meno male che ci sono ancora quelle strade. Reperti archeologici se volete, non adatte ai mezzi di locomozione di oggi ma meglio di niente è.

Saggezza siciliana. Ha scritto il poeta siciliano Leopoldo Siricio (1888-1981)

“Comu ti ridduceru
o bedda terra mia.
tutti sti manciatarii
cu sta dimocrazzia”.

Traduco:

“Come ti hanno ridotto
o bella terra mia
tutti questi mangioni
con la democrazia”.