Anche se il mercato interno rimane l’area che permette nel complesso dei 28 Paesi Efta il lusinghiero consuntivo di vendite nel 2014. La cabala fortunata: 1.500 assunzioni a Melfi, 1.500 Fiat 500X già vendute.

mercato auto europa

I dati del mercato europeo comunicati dall’Acea premiano Fiat Chrysler Automobiles. Nel 2014 sono state vendute il 3,4% di unità in più rispetto all’anno precedente. Sono 750.348 immatricolazioni. Performance propiziata dai numeri registrati nell’ultimo mese dell’anno, +5,6% per un totale mensile di 53.284 unità, ma ancor più dal consuntivo del mercato interno nel quale il 2014 per FCA ha significato 378.183 unità immatricolate, +1,02% sul 2013, e il mese di dicembre 25.314 immatricolazioni, +1,36% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Al netto del consuntivo italiano le vendite di FCA nei 28 Paesi dell’Efta nel 2014 sono state quindi 389.817 che se dividiamo in ugual misura per 28 sono quasi 14.000 unità per mercato. Calcolo semplicistico e fuorviante. In realtà non è così se è vero che in Italia nel 2014 le vendite FCA sono aumentate dell’1,2%, in Germania +5,1%, in Francia +0,9%, nel Regno Unito +12,5% e in Spagna +36,9% per citare solo i cinque maggiori mercati del Vecchio Continente.

In questo mercato FCA è al settimo posto preceduta da Gruppo Volkswagen (3.181.659 unità vendute nel 2014), Gruppo Psa (1.358.630), Gruppo Renault (1.222.377), Ford (927.861), Gruppo Opel (905.444) e Gruppo Bmw (797.058).

Per gli amanti della cabala rilevo un’analogia fortunata e auspice di futuri commerciali radiosi: nei prossimi tre mesi FCA inserirà nello stabilimento di Melfi 1.500 nuovi lavoratori; la Fiat 500X ha già ottenuto 1.500 ordini. La Fiat 500X insieme alla Jeep Renegade si producono proprio a Melfi, polo nel quale FCA ha investito più di 1 miliardo di euro.

Comunque per il mercato italiano rimane la preoccupazione che ancora una volta viene evidenziata. Dice Romano Valente, direttore generale dell’Unrae:

“Va rimarcato quanto il mercato italiano abbia bisogno di misure strutturali di riduzione del carico fiscale su imprese e famiglie, di facilitazione all’accesso al credito e di recupero dell’occupazione, in particolare quella giovanile”.

Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, evidenzia la preoccupazione e il disagio dei concessionari:

“Dalle nostre stime, che riteniamo molto attendibili, solo l’11% circa delle concessionarie di tutti i brand commercializzati in Italia presenterà un bilancio in utile di almeno l’1%. Ci riferiamo all’utile netto pagate le tasse. Ossia solo 1 concessionario su 10 dichiarerà nel 2014 un utile degno di questo nome. Questo dato è la cartina di tornasole che con questi volumi e con queste prospettive dovremmo cambiare, insieme alle Case, le regole della distribuzione”.

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