Le aziende di trasporto italiane tra esodo, fusioni e trasformazioni

Sono ben 26.000 i veicoli persi in 5 anni. Per superare questo momento di crisi, l'Unrae propone defiscalizzazione, salario minimo europeo e liberalizzazione del noleggio. Problemi e soluzioni affrontati durante una conferenza stampa tenutasi a Modena.

trasporti unrae

Unrae ha organizzato nella giornata di ieri, a Modena, la conferenza stampa della sezione dei veicoli industriali, convocando i rappresentanti della stampa, gli operatori del settore e le aziende associate nel tentativo di dare così risonanza alla grave crisi che interessa l’autotrasporto italiano e alla conseguente delocalizzazione di molte imprese all’estero. Numerosi i temi in ballo, soprattutto tematiche inerenti la fiscalità e i costi di gestione che rappresenterebbero un limite per il nostro paese.

“La logistica e il trasporto rappresentano una determinante per il sistema produttivo in Italia, Paese al 4° posto nelle esportazioni mondiali. Non possiamo permetterci fiscalità e costi di gestione non competitivi ed il comparto va considerato come strategico per il sistema economico italiano”, Giancarlo Codazzi, presidente sezione veicoli Industriali Unrae.

In occasione della conferenza  stampa è stata infatti presentata un’interessante ricerca realizzata per l’Unrae da “GiPA Italia” e intitolata “L’esodo dell’autotrasporto dall’Italia e l’impatto sull’economia della filiera”, presentata dal direttore generale Marc Aguettaz.

Il comparto dell’autotrasporto, linfa del sistema economico del Paese, ha infatti risentito profondamente dell’andamento economico negativo che ha comportato, nei 5 anni di analisi (2008-2013), una perdita di quasi 9 punti di Pil. In tale contesto la percorrenza dei veicoli delle flotte italiane è calata nello stesso periodo del 25%, il trasporto di merce su strada si è ridotto del 35% ed il consumo di carburante è calato del 37%. Nello stesso tempo, le percorrenze autostradali dei mezzi pesanti sono calate solo del 14,5%. Tutto questo ha portato ad una contrazione dell’occupazione per tutta la filiera di 197.000 posti di lavoro, pari a 90 volte i dipendenti dell’Alitalia e a 360 volte quelli delle acciaierie di Terni. Senza contare che 90.000 di questi posti di lavoro sono da attribuire a “padroncini” che non hanno potuto beneficiare di alcun ammortizzatore sociale.

DINAMICHE, CAUSE E CONSEGUENZE DEL CAMBIAMENTO
In virtù di tutto ciò, l’Italia ha perso il 12% delle aziende con oltre 6 mezzi. In particolare, la crisi ha portato 2.000 flotte del trasporto merci a cessare l’attività, alcune a seguire la via della “fusione”, della “trasformazione” o dell’esodo di tutta o parte della flotta, con conseguenze evidenti sulla perdita di gettito per l’erario.

Le principali difficoltà citate dagli operatori che hanno delocalizzato all’estero riguardano, in primis, i costi di gestione, sia del lavoro che del carburante, la pressione fiscale e le difficoltà burocratiche. Inoltre, una parte ha scelto tale via per ampliare il proprio raggio di azione. Tutta questa totale improduttività ha portato una forte contrazione delle entrate per lo Stato: quasi 10 miliardi di euro da accise sui carburanti, 420 milioni di euro di mancati introiti di Irap, a cui andrebbe aggiunto il mancato contributo Irpef per i 197.000 posti di lavoro persi, la perdita di 61 milioni di euro di Ipt e di 1,3 miliardi di euro di oneri sociali. Se ci pensate bene,  sono cifre da “manovra economica”.

“E’ necessario effettuare interventi mirati e puntuali per un’efficace defiscalizzazione delle attività legate all’autotrasporto ed è necessario intervenire a livello europeo per la definizione di un salario minimo per i lavoratori dell’autotrasporto, al fine di evitare la pratica del dumping sociale e la confusione sul trattamento previdenziale”, Giancarlo Codazzi, presidente sezione veicoli industriali Unare.

Negli ultimi 5 anni, infatti, sono andate perse circa 5.200 immatricolazioni all’anno di veicoli registrati all’estero, con una perdita media annua per lo Stato di 1 miliardo di euro. In conclusione, possiamo affermare che l’obiettivo di questa conferenza era quello di gettare prima di tutto le basi per una pronta rinascita del settore auspicando una rapida soluzione dei problemi. Staremo a  vedere.