Le contraddizioni dell’Italia che piange miseria. Le famiglie sono in crisi o no?

Non ci sono soldi. Tranne che per vacanze ed auto. Il mercato italiano seppure ancora in formato ridotto continua a fare registrare il segno più. Ma non è oro tutto quel che luccica. Il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi, sorride con ironia: il consuntivo delle vendite del 2015 ci proietterà indietro di 35 anni.

FILIPPO PAVAN BERNACCHIPressione fiscale insostenibile. Famiglie che non arrivano neanche a metà mese. C’è qualcuno che racconta bugie. Non ci sono soldi eppure quando si tratta di vacanze e di auto gl’italiani i soldi li trovano. Forse come in tempi andati ce li hanno sotto il materasso e li tirano fuori al momento (per loro) opportuno.

Il mercato dell’auto di lugio ha consuntivato +14,5% e da gennaio a luglio  +15,2%. Alla fine dell’anno tireremo una somma di 1.500.000 immatricolazioni di nuove auto. A luglio ci sono state, quindi, 131.489 famiglie che hanno deciso di comprare l’auto. Nei sette mesi le famiglie con possibilità extra sono state 1.005.409. Beate loro. Sono le famiglie che fanno contento Renzi e lo convincono che siamo usciti dalla crisi. Non è vero. Né ci illudiamo. La contraddizione è palese. Ma saranno molti quelli che hanno pronti la spiegazione. Sinceramente io no. Il mio osservatorio probabilmente non permette orizzonti aperti ad altri.

Come sempre però, c’è chi pur accennando ad un sorriso continua a recarsi al muro del pianto non senza ironia. Filippo Pavan Bernacchi, presidente di tutti i concessionari di auto italiani riuniti sotto la bandiera di Federauto, è da tempo che ha perso l’ottimismo. Non potrebbe essere altrimenti.  Ritiene che il mercato italiano dell’auto potrà considerarsi fuori dalla crisi quando riuscirà a portare la livella a 1.800.000 immatricolazioni. Il bilancio prevedibile per il 2015 gli ricorda quello del 1980. E quindi non gioisce perché vedersi proiettato indietro nel tempo di 35 anni in lui che è un concessionario e per giunta presidente di tutti i concessionari italiani provoca una sosrta di depressione. Questa non è una contraddizione.