Non ritengo che ci sia stato qualcuno che si sia illuso, dopo l’approvazione della tanto attesa legge sull’omicidio stradale, che gli assassini al volante sarebbero scomparsi dalla circolazione. Le leggi sono fatte per essere violate.

Un paradigma scontato da quando l’uomo ha cominciato a legiferare per consentire sempre migliori assetti sociali.

L’entrata in vigore della legge è stata “festeggiata” con una serie di incidenti stradali mortali sotto la bandiera della più bieca pirateria. Quel che conta non è tanto la legge in vigore quanto il ruolo di chi deve farla rispettare applicando le sanzioni dalle legge previste. Ovvero i giudici fin oggi disponibili verso gli arresti domiciliari, le pene offensive per le vittime e i loro familiari, la tolleranza massima che è stato come sputare sulle spoglie mortali di chi ha perso la vita in un incidente stradale.

Le leggi sono fatte per essere violate. I giudici ci sono per esercitare un ruolo che sia punitivo nel rispetto delle vittime della strada. Immaginare una “tolleranza zero” è più utopistico della repubblica di Platone per il quale

“la virtù della giustizia consiste nell’equilibrio delle componenti della polis (filosofi, guardiani, popolo; nda), così come la giustizia nella singola persona consiste nell’equilibrio delle componenti dell’anima (sapienza, coraggio, temperanza; nda)”.

Campa cavallo…

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.