Il 2015 dell’auto si è chiuso in accelerazione per il mercato dell’Unione Europea, con un volume di immatricolazioni che è andato al di là delle più rosee previsioni attestandosi a quota 13.713.526 unità, un incremento del 9,3% sul 2014.

Secondo il Centro Studi Promotor il buon andamento del 2015 ha consentito al mercato dell’Unione Europea un recupero del gap sui livelli ante-crisi. Rispetto a questi livelli (2007) il mercato della UE nel 2014 accusava un calo del 19,41%, che nel 2015 si è ridotto all’11,94%. Conforta il fatto che lo scorso anno il tasso di crescita è stato superiore nell’Eurozona (+9,6%) piuttosto che nell’area non euro (+8,4%).

Un risultato di buon auspicio per il 2016, in particolare per via dell’accelerazione negli ultimi mesi dell’anno, per il fatto che la ripresa ha riguardato praticamente l’intera area e perché significativi sono i risultati dei cinque maggiori mercati. Ci sono quindi le premesse, secondo il Centro Studi Promotor, perché nel 2016 le immatricolazioni si portino a ridosso dei livelli ante-crisi o addirittura li superino, come del resto già successo in tutti gli altri maggiori mercati del mondo.

I dati diffusi dall’Acea riguardano anche i tre mercati della zona Efta, che complessivamente a dicembre hanno fatto registrare un incremento dell’1,4% dovuto a un calo dello 0,7% per la Svizzera e alla crescita del 3,4% in Norvegia e del 108,9% nel piccolissimo mercato islandese.

Tutti i Paesi (meno Estonia e Lussemburgo che pesano insieme meno di mezzo punto) chiudono l’anno con il segno positivo, in particolare i 5 Major Markets, con la Spagna che segna la migliore performance (+20,9%), seguita dall’Italia (+15,8%), dalla Francia (+6,8%), dal Regno Unito (+6,3%) e a chiudere dalla Germania (+5,6%).

“Il 2015 lascia intravedere l’opportunità di accelerare uno strutturale e necessario svecchiamento del nostro parco circolante che si porta dietro ormai circa 16 milioni di vetture ante Euro 4, cioè con più di dieci anni di vita, che con l’attuale velocità di sostituzione richiederebbe 20 anni per completarsi”, Romano Valente, direttore generale dell’Unrae.

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