Nel 2012 1.680.000 immatricolazioni

Nel 2012 1.680.000 immatricolazioni

Milano – Il mercato italiano dell’auto chiuderà il 2011 a quota 1.750.000 immatricolazioni e nel 2012 si prevede che subirà un ulteriore decremento del 4% per attestarsi su 1.680.000 immatricolazioni. Sono le previsioni dell’Unrae proposte nel corso del tradizionale incontro con la stampa che si è svolto stamane a Milano nei saloni dell’Hotel Principe di Savoia.  Il presidente dell’Unione che raggruppa i brand che vendono sul mercato italiano, Jacques Bousquet, e il direttore generale, Gianni Filipponi, hanno reso noti altri dati che attestano come il settore dell’automotive sia in uno stato di pericolosa involuzione a causa di illogiche attenzione da parte dei governi, ultimo dei quali quello in carica dei cosiddetti tecnici presieduto dal prof. Monti.
I dati hanno tra l’altro permesso di evidenziare in modo inequivocabile l’aumento sconsiderato del costo dei carburanti in Italia in questi ultimi venti anni. Rapportando la spesa totale per i carburanti al parco circolante, il Centro studi dell’Unrae ha verificato che nel periodo 1990-2010 la spesa media annua per vettura circolante è passata da 574 euro a 1.127 euro. Dal 1990 al 2010, quindi, l’incremento del costo medio del carburante per vettura circolante nel nostro Paese è stato del 96,3%, 1,34 volte l’aumento dei prezzi al consumo secondo l’indice Istat, che nello stesso periodo sono aumentati del 72,0%. Ciò, nonostante che il parco auto (aumentato da 27.415.828 a 36.751.311; dati Aci), sia formato oggi da vetture molto più parsimoniose in termini di consumi, la percorrenza media annua sia rimasta sostanzialmente invariata: 11.856 Km nel 1990 e 11.790 nel 2010 (dati Unione Petrolifera) e che l’incidenza della componente fiscale sul prezzo finale alla pompa nello stesso periodo si sia ridotta dal 72% al 58% (dati Unione Petrolifera, benzina super s.p.) Va considerato, infine, che il prezzo del barile è aumentato tra il 1990 e il 2010 del 129% passando da 34,1 a 78,1 dollari/barile (dati Unione Petrolifera, valori reali base 2010), che incide però solo per un terzo sul prezzo finale alla pompa.
Inoltre il Centro studi dell’Unrae,sempre rapportando la spesa totale della RCAuto al parco circolante, ha verificato che nel periodo 1990-2010 la spesa media annua per vettura circolante è passata da 171 euro a 426 euro. Dal 1990 al 2010,quindi, l’incremento del costo medio della RCAuto per vettura circolante nel nostro Paese è stato del 149,1%, più del doppio dell’inflazione (i prezzi al consumo secondo l’indice Istat, infatti, nello stesso periodo sono aumentati del 72,0%). Aumenti registrati nonostante il parco auto sia aumentato da 27.415.828 a 36.751.311 (dati Aci), permettendo, quindi, notevoli economie di scala; la percorrenza media annua sia rimasta sostanzialmente invariata (11.856 Km nel 1990 e 11.790 nel 2010; dati Unione Petrolifera) e tutti gli indici di incidentalità evidenziano una progressiva diminuzione.
Bousquet ha aperto l’incontro tracciando un quadro di largo respiro dell’automobile, mettendo in evidenza le diverse velocità di sviluppo dei grandi mercati, con quelli più consolidati in difficoltà e con gli emergenti in forte crescita, affermando che a livello mondiale le vendite chiuderanno il biennio 2012-2013 con circa 84,9 milioni di autoveicoli venduti ed un incremento del 18% rispetto ai 72,2 registrati a fine 2010.
Passando, poi, ad analizzare i dati italiani, il quadro di riferimento indica un Pil in contrazione dello 0,6% il prossimo anno e un parallelo calo dello 0,8% dei consumi delle famiglie, conseguenza delle manovre estive, della più recente manovra “Salva Italia” e delle ulteriori strette fiscali in divenire che di certo non sono portatrici di positività sul fronte dei consumi.
Solo due esempi che possono rendere meglio l’idea di quanto sia aumentata la pressione sulle famiglie: fra il 1990 e il 2010, la spesa degli italiani per l’acquisto di carburanti è cresciuta del 96,3%, così come la spesa per l’assicurazione RCAuto è aumentata, nello stesso periodo del 149,1%, rispetto ad un andamento dei prezzi al consumo in crescita del 72%.
Il presidente dell’Unrae  ha anche evidenziato l’impatto che sugli automobilisti hanno avuto le recenti misure e il loro tributo alle Casse dello Stato. La manovra estiva ha creato – attraverso l’imposta RCAuto, le accise sui carburanti, il superbollo, l’Ipt e l’Iva – le premesse per una maggiore spesa fiscale di 1,2 miliardi nel 2011 e di 2,4 miliardi nel 2012. La manovra “Salva Italia”, con un nuovo intervento sulle accise, sul superbollo e sull’IVA genererà una ulteriore spesa (escluso l’aumento dell’Iva) di 5,1 miliardi. Tutto ciò accade in un quadro fatto di complessi adempimenti burocratici che non semplificano certo la vita degli italiani motorizzati nelle tre fasi dell’acquisto, della gestione e del fine vita del veicolo.
 <<Se il Governo non dovesse dedicare al settore dell’automotive l’attenzione che si merita – ha ammonito Bousquet – si produrrebbero certamente ripercussioni negative sul mercato, che il nostro Centro Studi ha provveduto a stimare. Per il 2012 si prevedono 1.680.000 immatricolazioni di auto (in calo del 4% sulle 1.750.000 attese a fine 2011) e 160.000 di veicoli commerciali (-5,9%), ed anche per il 2013 le indicazioni tracciano uno scenario quasi piatto, con 1.720.000 auto e 180.000 commerciali. Come riferimento, ricordiamo che nel 2008 furono immatricolate 2.162.000 auto e 223.000 veicoli commerciali. Con un mercato decisamente depresso, dal 2008 al 2013 le reti dei concessionari delle Case potranno perdere anche il 30% delle loro strutture di vendita>>.
Bousquet ha poi descritto uno scenario secondo il quale è possibile immaginare un significativo contributo dell’automobile al rilancio dell’economia italiana: <<Occorre agire sul fronte dell’innovazione, della mobilità sostenibile, rivedendo la fiscalità attraverso una rimodulazione del gettito, agendo sulla leva delle auto aziendali con adeguamento della fiscalità italiana a quella europea, intervenendo in modo concreto con misure in favore dei giovani e delle famiglie>>.
Su questi due ultimi punti, ritenuti essenziali anche per un fatto di equità sociale, l’Unrae, evidenziando la contrazione degli acquisti di auto da parte dei giovani fra i 18 e i 29 anni, la cui precarietà nel lavoro crea forti difficoltà nel ricorso al credito bancario, suggerisce la costituzione di un fondo per prestiti a tasso agevolato, abolendo nel contempo i costi per le pratiche di finanziamento.
Quanto al sostegno alle famiglie che devono cambiare l’auto sostituendo veicoli poco sicuri e molto inquinanti con vetture dotate delle più recenti tecnologie, esso dovrebbe orientarsi su un programma triennale parametrato alle emissioni di CO2. Secondo i calcoli del Centro Studi Unrae, le misure a vantaggio delle famiglie si tradurrebbero in una crescita dell’immatricolato tale da garantire sostegno all’iniziativa a costo zero per lo Stato.
Bousquet ha chiesto che una quota dei 4,8 miliardi di euro derivanti dall’aumento delle accise sui carburanti torni al settore dell’automotive per permettergli di contribuire alla crescita economica del Paese.
Nel suo intervento Gianni Filipponi ha evidenziato  le 610.000 auto vendute in meno in un biennio, i 12 miliardi di fatturato persi e, soprattutto, il mancato gettito fiscale derivato da queste minori vendite, valutabile sui 2,5 miliardi di euro. Particolarmente grave è la contrazione delle vendite ai privati (-17,4%) e, in questo ambito, la perdita di molti acquirenti giovani scesi, nel volgere di 6 anni, dal 13,8 al 10,8% del mercato totale, con una contrazione di circa il 30%. E si tratta, ove ve ne fosse bisogno, di un ulteriore segnale delle difficoltà di stabile inserimento nel tessuto lavorativo delle giovani generazioni. La perdita di vendite ai privati è parzialmente compensata dall’aumento delle vendite al noleggio – con particolare incremento del noleggio a lungo termine – e delle vendite a società. In quest’ultimo comparto va tuttavia segnalata la componente significativa di crescita dovuta alle Km 0, ulteriore segnale di un mercato particolarmente difficile.
Altri dati illuminanti. Favorite quando c’erano gli incentivi, le auto dei segmenti A e B, cioè piccole ed utilitarie, stanno ora soffrendo maggiormente rispetto a quelle degli altri segmenti di maggior volume, con flessioni rispettivamente del 23,1% e del 16,1%, inequivocabile segno delle difficoltà delle famiglie. Se a questi indicatori aggiungiamo la flessione decisamente superiore alla media (-10,8%) delle vendite nel meridione (-25,3%) e nelle isole (-22,2%), abbiamo una evidente indicazione delle aree geografiche e sociali più colpite dalla crisi economica.
Sottolineando che la stima della spesa degli italiani nell’acquisto di auto nuove è ora basata non più sui prezzi di listino, ma sul prezzo dichiarato in fattura, fotografando quindi molto meglio la realtà, Filipponi ha indicato la spesa globale del 2011 in 33,2 miliardi di euro, rispetto ai 35,1 miliardi dello scorso 2010. La flessione del 5,4% è inferiore al calo del mercato (-10,8%) ed è dovuta al costo medio salito in un anno da 17.900 a 19.000 euro, per via della fine di qualsiasi forma di incentivazione all’acquisto.
In un quadro complessivo certo non esaltante in termini assoluti, Filipponi ha, comunque, richiamato l’attenzione su alcune positività statistiche, indicando la forte crescita delle motorizzazioni diesel, arrivate a rappresentare oltre il 55% delle immatricolazioni, in linea con una crescita europea generalizzata, e il buon andamento della domanda di vetture come i crossover, i fuoristrada, le monovolume e le station wagon, tutte tipologie di auto accomunate dalla grande flessibilità d’uso <<anche perché talvolta – ha affermato il direttore generale dell’Unrae – l’acquisto di una di queste vetture va, nelle famiglie, a sostituirne due>>. Particolare accento, poi, sull’ulteriore passo avanti sia nell’ambito dell’ecologia, con il calo progressivo dei valori medi di CO2 (130 g/km nei primi 11 mesi del 2011, con il raggiungimento quindi dell’obiettivo UE per il 2012), sia per l’incremento della sicurezza attiva e passiva, che trova riscontro nella contrazione del numero degli incidenti stradali (-20,3% dal 2002 al 2010), dei feriti (-20%) e dei morti (-41,1%).
Mentre si fanno continui appelli alle regole europee e alla necessità di rispettarle, accade che nel settore delle auto aziendali il trattamento fiscale per questo mercato sia molto distante dalla media europea sia per la deducibilità (illimitata in Germania e in Spagna), sia per la quota ammortizzabile, che in Italia è del 40% contro il 100% degli altri grandi mercati europei, sia per il “tetto” ammortizzabile, che è di 7.200 euro contro i più di 18.000 di Francia e Gran Bretagna e l’assenza di limiti per Germania e Spagna. Anche per la detraibilità dell’Iva l’Italia è ferma al 40% contro il 100% degli altri grandi Paesi. E’, quindi, evidente quanto il trattamento fiscale per le auto aziendali in Italia sia assai più gravoso, collocando di fatto in posizione negativa l’Italia anche sul piano della competitività delle nostre Aziende. Lo confermano le quote delle vendite di questa tipologia di auto (dato 2010): Francia 36%, Spagna 40%, Gran Bretagna 53%, Germania 57%, contro il modesto 28% del nostro Paese.
La ricetta dell’Unrae: sostenere lo sviluppo delle motorizzazioni a basso impatto ambientale, rispettando il principio di neutralità tecnologica; rinnovamento rete stradale ed autostradale per una mobilità sempre più integrata; sviluppo di infrastrutture di ricarica e impianti di distribuzione; sviluppo di infrastrutture telematiche e informative per la diffusione su tutto il territorio di servizi di infomobilità; riforma strutturale del sistema fiscale basando la tassazione sulle emissioni di CO2 e sulle classi di inquinamento.
Interventi urgenti già chiesti al governo: Per l’Ipt riforma modulata su potenza e classi di inquinamento; per l’usato reintroduzione del regime del margine (Iva sulla plusvalenza); per il superbollo limitazione alle vetture nuove e usate di tre anni (escluse elettriche e ibride); per le auto aziendali trattamento fiscale privilegiato per auto meno inquinanti, adeguamento della fiscalità a quella europea, ripristino della possibilità dell’ammortamento a 2 anni, innalzamento della quota ammortizzabile; per i giovani costituzione di un fondo per prestiti a tasso agevolato, abolizione dei costi per le pratiche di finanziamento, riduzione del costo delle assicurazioni, promozione di corsi di guida sicura; per le famiglie  stimolare la sostituzione di 12 milioni di veicoli circolanti più vecchi di 10 anni a favore di vetture più sicure e meno inquinanti; per il settore automotive una quota dei 4,8 miliardi di euro di accise sui carburanti deve tornare al settore per permettergli di contribuire alla crescita economia del Paese.
Nella stessa occasione l’Unrae ha consegnato le borse di studio a otto neo-laureati per  le loro tesi sul marketing automobilistico (dal 2000 ad oggi sono state 92 le borse consegnate) ed è stato annunciato che Gianni Filipponi lascerà l’Unione per raggiunti limiti di età. (ore 14:00)

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