Roma – Doccia scozzese per il mercato europeo dell'auto. Nell'area UE27+Efta, dopo un primo semestre in calo del 5,6%, secondo i dati diffusi oggi dall'Acea, in luglio le immatricolazioni sono aumentate del 4,9%, ma in agosto vi è stato un calo della stessa percentuale della stessa entità (- 4,9%). Il consuntivo dell'area dei primi otto mesi dell'anno con 8.144.714 autovetture chiude comunque in calo del 5,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, calo che è in netta controtendenza rispetto all'andamento del mercato automobilistico mondiale che continua a crescere.
Da un'elaborazione del Centro Studi Promotor sui dati Acea emerge che “la contrazione nella UE è dovuta esclusivamente alla zona euro che, nel periodo gennaio-agosto 2013, accusa un calo dell'8,5%, mentre complessivamente i paesi dell'Unione che non adottano l'euro fanno registrare una crescita del 5,4%. Le ragioni del calo nella zona euro sono tutte riconducibili agli affetti recessivi sull'economia delle politiche di austerity. Nella zona euro a fine agosto solo tre sono tre piccoli mercati sono in crescita: quello dell'Estonia (+14,6%), quello della Slovenia (+0,9%) e quello del Portogallo (+5,8%) che ha già pagato in passato un prezzo elevatissimo alle politiche di austerity. Tutti gli altri mercati nazionali della zona euro sono in calo, compresi naturalmente quelli più importanti. In Francia le immatricolazioni sono scese del 9,8%, in Germania del 6,6%, in Italia del 9% e in Spagna del 3,6%. Ben diversa è la situazione per i paesi UE che non adottano l'euro che complessivamente, come si è detto, crescono del 5,4% con un incremento particolarmente significativo (+10,4%) nel grande mercato del Regno Unito".
Nel panorama europeo spiccano, infatti, le performance del Regno Unito, unico mercato tra i Big Five a segnare ancora un segno positivo consecutivo da ben 18 mesi ed a doppia cifra da 5 nonostante la politica della Congestion Charge nell’area metropolitana di Londra che, comunque, sta portando ad un tasso di sostituzione, soprattutto nell’area privati, capace di spingere il Regno Unito ad un mercato superiore a quello italiano di oltre 900mila unità a fine anno.
Per quanto riguarda in particolare l'Italia, che nella prima parte dell'anno ha visto le immatricolazioni collocarsi su livelli inferiori del 50% rispetto ai dati ante-crisi, la caduta della domanda nel 2013 è apparsa in rallentamento dall'inizio dell'anno. In luglio il calo sullo stesso mese del 2012 si era ridotto all'1,6% e ci si attendeva il primo dato positivo in agosto in coerenza con le previsioni ufficiali di miglioramento del quadro economico. Così non è stato in quanto agosto ha fatto registrare un calo del 6,6%. Le attese di ripresa sono quindi state rinviate a settembre.
<<L’andamento altalenante delle immatricolazioni nei due mesi estivi è in parte giustificato dagli effetti di calendario, visto che mediamente, in Europa, luglio 2013 ha contato un giorno lavorativo in più e agosto 2013 un giorno lavorativo in meno a confronto con gli stessi mesi del 2012 – ha dichiarato Roberto Vavassori, presidente di Anfia  – Fatta eccezione per il Regno Unito, che sta vivendo un periodo di ripresa, negli altri maggiori Paesi i temi del rilancio e del sostegno della domanda interna, nonché della salvaguardia dell’industria automotive nazionale, sono al centro dell’attenzione, con la Spagna che a fine luglio ha rinnovato il piano incentivi mettendo in opera il Plan Pive 3, e la Germania, in cui i rappresentanti del settore chiedono al futuro Governo di non aumentare la pressione fiscale gravante sulle imprese, al fine di conservare, nel Sistema Paese, le condizioni necessarie per continuare ad attrarre investimenti sul territorio e mantenere quelli già esistenti. Anche l’Italia deve impegnarsi da subito a rivitalizzare il settore, importante volano della ripresa economica ed eccellenza del sistema industriale dal punto di vista della ricerca e sviluppo e progettuale, e a recuperare quel deficit di competitività del Sistema Paese che costituisce un limite non più sopportabile nel confronto con i competitor europei. Se a luglio l’Italia è l’unico tra i major markets a registrare una nuova caduta, seppur più contenuta rispetto ai mesi precedenti (-1,6%), mentre Spagna (+14,9%), Regno Unito (+12,7%), Germania (+2,1%) e Francia (+0,9%) risultano tutti in crescita, ad agosto, mese tradizionalmente basso per il mercato dell’auto in generale, la situazione peggiora. Solo il Regno Unito, infatti, prosegue la sua escalation positiva (+10,9%), mentre calano il mercato tedesco (-5,5%), il mercato italiano (-6,6%), e più ancora quello francese (-10,5%) e spagnolo (-18,3%)>>.
<<Il comune denominatore tra i due grandi mercati – ha commentato Romano Valente, direttore generale dell’Unrae, l’Associazione delle Case automobilistiche estereè la prospettiva positiva dettata dalla stabilità politica e dal miglioramento degli indicatori economici. In questo l’Italia potrebbe cogliere opportunità di invertire il trend del mercato da una situazione economica che comincia a far vedere piccoli segnali di miglioramento. Per ottenere il risultato sperato, oltre la stabilità politica, sarà necessario continuare a lavorare per ridurre il carico fiscale su famiglie ed imprese, migliorare la loro capacità di spesa, rilanciare i consumi e con essi la spirale positiva della domanda e dell’economia>>.
 <<I dati diffusi oggi dall’Acea indicano che in un panorama negativo l’Italia è, fra i grandi mercati, uno di quelli che soffre di più. L'economia reale, di cui il mercato degli autoveicoli è la principale cartina di tornasole, non mente: l'Italia arranca e non si intravede una via d'uscita a breve termine –
ha commentato Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l'associazione che rappresenta i concessionari di autoveicoli di tutti i brand commercializzati in Italia – I contatti con il Governo sono in corso, ma attendiamo un gesto concreto di attenzione. Sottolineo concreto, perché le chiacchiere stanno a zero. A noi servono dei provvedimenti tangibili come si è fatto per l'edilizia, la nautica, gli elettrodomestici. In questo senso accogliamo positivamente le dichiarazioni rilasciate a Missione Mobilità dal vice ministro dell’Economia Casero, e dal presidente della Commissione Finanze alla Camera, Capezzone,  in favore di interventi per la soppressione della tassa sulle auto di lusso e per la diminuzione della pressione fiscale sugli automobilisti. Sarebbe un primo segnale verso un settore distrutto dalla recente politica fiscale>>.
Cesare De Lorenzi, vicepresidente di Federauto, ha aggiunto: <<Il mondo politico sembra stia facendo del proprio meglio, ma il Paese ha bisogno di risposte immediate che facciano ripartire i consumi interni, che rilancino le aziende, le uniche che possono dare lavoro, occupazione, dignità ai lavoratori. Come è noto la filiera dell'automotive in Italia occupa 1.200.000 addetti, fattura l'11,4% del PIL e partecipa al gettito fiscale complessivo per il 16,6%. Nonostante questi numeri la politica sembra non occuparsene lasciando che le aziende si sfaldino e che centinaia di migliaia di lavoratori vengano messi su una strada. Tra l'altro senza prospettive di altri impieghi>>.

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