Roma – Ottavo calo consecutivo per il mercato automobilistico italiano e ancora una volta a due cifre. Secondo i dati resi noti alle 18 di oggi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in novembre sono state immatricolate 145.198 autovetture con un calo del 21,1% rispetto alle 184.099 dello stesso mese del 2009. Non ci sono, dunque, segnali di miglioramento nel mercato dell’auto che è entrato in una fase molto difficile con la fine, nel marzo scorso, degli effetti degli incentivi del 2009.
La gravità della situazione emerge con grande chiarezza anche dall’inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor GL events a fine di novembre. Il 76% dei concessionari interpellati ha infatti giudicato bassi i livelli di affluenza di persone interessate all’acquisto di auto nei saloni espositivi. L’80% dei concessionari dichiara inoltre bassi volumi di raccolta di ordini e il 90% lamenta una insufficiente remuneratività delle vendite. Secondo le previsioni presentate oggi dal Centro Studi Promotor GL events, anche in dicembre dovrebbe esservi un risultato negativo e il mercato italiano potrebbe quindi chiudere il consuntivo del 2010 con 1.955.000 autovetture immatricolate e con un calo del 9,4%. Sempre secondo il Centro Studi Promotor GL events, se non vi fosse stato un effetto incentivi nel primo trimestre dell’anno, il risultato dell’intero 2010 non sarebbe andato oltre 1.840.000 immatricolazioni. Al momento, in assenza di incentivi, è infatti questa la potenzialità annua del mercato italiano.
Partendo da questa potenzialità, secondo il Centro Studi Promotor GL events, il mercato italiano potrebbe però nel 2011 portarsi su un volume di 1.960.000 immatricolazioni. Dopo un primo trimestre negativo, il confronto con l’anno precedente dovrebbe infatti diventare positivo per effetto di alcuni elementi favorevoli: la ripresa dell’auto aziendale, l’impatto sulla domanda delle molte novità presentate, la maturazione dei primi contingenti della domanda di sostituzione dell’anno record 2007 ed anche una politica commerciale molto aggressiva delle case automobilistiche. L’impatto di questi fattori sarà comunque contenuto dalla debolezza della ripresa economica e quindi ben difficilmente il livello del 2011 potrà superare la quota indicata dal Centro Studi Promotor GL events (1.960.000).
Le marche nazionali hanno totalizzato a novembre 41.912 unità immatricolate nel mese (-25,4%), mentre nel cumulato da inizio anno i volumi si attestano a 555.834 unità (-15,6%), mantenendo una quota di mercato del 30,4%. Ai primi due posti della classifica delle auto più vendute nel mese, si confermano, in ordine inverso rispetto al mese scorso, Fiat Panda (10.710 unità) e Fiat Punto (9.979 unità) seguite, al quarto posto, da Fiat 500 (5.216 unità), che conquista una posizione, al sesto da Lancia Ypsilon (3.662), che conquista due posizioni.
Ancora in crescita la quota di vetture diesel immatricolate nel mese, che si attesta al 51,6%, mentre nel periodo gennaio-novembre 2010 raggiunge il 45,7%. Fiat Punto (4.193 unità) si conferma in testa alla top ten diesel di novembre seguita al settimo posto da Alfa Romeo Giulietta (1.637 unità). Recupera il mercato dell’usato, in crescita del 6% nel mese rispetto a novembre 2009 con 418.239 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture a concessionari. Nel cumulato da inizio anno la variazione positiva è dell’1,5% sullo stesso periodo del 2009.
<<Anche a novembre il mercato dell’auto conferma le nostre previsioni, con volumi che ci riportano nuovamente indietro ai livelli del 1994-‘95 – ha dichiarato Eugenio Razelli, presidente di Anfia -. La raccolta ordini da gennaio a novembre 2010 è in ribasso del 23% circa e nel solo mese di novembre di oltre il 20%, percentuali che prospettano un 2011 non facile almeno fino a marzo. Dopo il primo trimestre, si spera in una ripartenza, complici il risollevarsi della fiducia dei consumatori e una ripresa naturale del Pil. Per il momento, la crescita registrata anche a novembre dall’indice di fiducia dei consumatori rilevato dall’inchiesta mensile Isae (Istituto di Studi e Analisi Economica), non tocca ancora il nostro comparto, visto che le valutazioni sul mercato dei beni durevoli rimangono improntate alla cautela. Le previsioni di chiusura del 2010 restano quindi intorno a 1.940.000 – 1.950.000 unità, ben al di sotto della media annuale di immatricolazioni dell’ultimo decennio (2000 -2010), pari a 2.250.000 unità>>.
<<Per il secondo mese consecutivo – ha commentato Gianni Filipponi, direttore generale dell’Unrae, l’Associazione che rappresenta le Case estere operanti in Italia – ci troviamo di fronte addirittura a flessioni superiori al 20%, cosa che conferma la negatività in cui si sta muovendo il mercato, che a fine anno avrà lasciato sul terreno quasi 600.000 ordini, equivalenti ad un fatturato di oltre 11 miliardi di euro e ad un conseguente minor gettito Iva per le casse dello Stato valutabile attorno ai 2 miliardi di euro>>.
Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che raggruppa i concessionari di tutti i brand commercializzati in Italia, commenta l’ulteriore -21%consuntivato dal mercato dell’automobile: <<Ci accingiamo a chiudere un anno difficile, mitigato parzialmente dall’effetto della coda della rottamazione del 2009 che prevedeva di poter targare le vetture vendute entro il 31 dicembre 2009, non oltre il 31 marzo 2010. Tradotto sta a significare che, epurato delle vetture di competenza del 2009, quest’anno chiuderebbe circa a 1.850.000 unità (contro i 2.159.000 dello scorso anno). Mancheranno quindi all’appello ben 300.000 auto. Una perdita reale di circa il 14% che avrà pesanti ripercussioni in primis per le casse dello Stato, che non introiterà centinaia di milioni di euro tra Iva e altre tasse legate al mondo degli autoveicoli. Siamo fiduciosi che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ci convochi a breve per sentire le ragioni dei concessionari d’auto che, da soli, fatturano il 6% del prodotto interno lordo italiano, impiegando circa 178.000 addetti. Abbiamo delle proposte dove tutti usciremmo vincenti: lo Stato,l’ambiente, i cittadini, le case automobilistiche e i concessionari. Il tutto proseguendo lo svecchiamento del parco usato, il supporto alle vetture a basso impatto ambientale,passando per la rivisitazione della fiscalità delle auto aziendali>>.
A margine dei dati di mercato si registrano chiarimenti su alcuni aspetti riguardanti l’alleanza Chrysler-Fiat. <<In riferimento alle opzioni call previste dagli accordi Chrysler-Fiat – si legge in un comunicato del Lingotto – Fiat, che al momento detiene una partecipazione del 20% in Chrysler Group LLC, ha il diritto – condizionato al raggiungimento di tre diversi eventi (c.d. Performance Events) – a ricevere, senza il pagamento di corrispettivo, un’ulteriore partecipazione sino al 15% in Chrysler Group LLC. In particolare, il primo Performance Event si verificherà quando Chrysler riceverà le autorizzazioni regolamentari per un motore basato sulla “famiglia” FIRE da produrre negli Stati Uniti e si impegnerà ad iniziare questa produzione. Il secondo Performance Event si verificherà quando il gruppo Chrysler avrà effettuato vendite al di fuori dei Paesi del Nafta per 1,5 miliardi di dollari e avrà sottoscritto accordi di distribuzione in Sudamerica di alcuni prodotti Chrysler. Infine, Fiat avrà il diritto di ricevere una terza tranche del 5% di Chrysler quando Chrysler avrà ricevuto le autorizzazioni regolamentari per una autovettura basata su una piattaforma Fiat con almeno 40 mpg (miglia per gallone) e Chrysler si sarà impegnata a produrre detta vettura negli Stati Uniti. Oltre a questo diritto, per ogni Performance Event che non si sia verificato entro il gennaio 2013, Fiat può acquistare una partecipazione del 5% per mezzo dell’esercizio di un primo diritto di call. Fiat ha poi anche un ulteriore diritto di call per acquistare sino al 16% del capitale di Chrysler (fermo restando che Fiat non potrà possedere più del 49% del capitale di Chrysler prima che sia effettuato il rimborso integrale dei finanziamenti concessi dal governo USA e del Canada). Fiat può esercitare queste opzioni call dal gennaio 2013 al giugno 2016. Il prezzo da corrispondere per l’esercizio di queste opzioni call è determinato sulla base di un multiplo dell’Ebitda (la media dei multipli di altre aziende automobilistiche, non eccedente il multiplo di Fiat). Nel caso in cui al momento dell’esercizio di queste opzioni call Chrysler sia una società quotata, tale prezzo sarà basato sui valori di quotazione.
Gli investitori interessati possono consultare il testo degli accordi relativi all’alleanza industriale tra Chrysler e Fiat sul sito del Dipartimento del Tesoro Usa www.financialstability.gov/roadtostability/autoprogram.html>>. (ore 18:30)

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