Roma – Continua la passione del mercato dell’auto. Secondo i dati diffusi oggi dal ministero dei Trasporti in febbraio le immatricolazioni hanno fatto registrare un calo del 20,5% che era atteso, dato che, dopo la fine dell’effetto incentivi, nell’aprile scorso la domanda è crollata su livelli molto depressi e per giunta nel primo trimestre di quest’anno il confronto si fa con un periodo del 2010 ancora fortemente sostenuto dai bonus statali. Il risultato di febbraio 2011 è, comunque, il peggiore dal 1995, quando le immatricolazioni furono 154.500. Facile prevedere che anche in marzo si registrerà un calo allineato con quello di febbraio. Il quadro dovrebbe però cambiare a partire da aprile. Il confronto con i periodi corrispondenti del 2010 dovrebbe diventare infatti positivo, ma è difficile dire quale entità avrà il recupero.
Dall’inchiesta congiunturale condotta dal Centro Studi Promotor GL events a fine febbraio emerge che rispetto alle rilevazioni dei mesi precedenti tende a diminuire il pessimismo dei concessionari. Per quanto riguarda ad esempio le attese a tre-quattro mesi la quota di concessionari che prevedono consegne in ulteriore calo si riduce dal 42% di gennaio al 36% di febbraio e probabilmente si ridurrà ulteriormente in marzo. Anche l’indicatore di fiducia dei concessionari elaborato dal Centro Studi Promotor Gl events sintetizzando i risultati delle sue inchieste congiunturali, in febbraio fa registrare un recupero portandosi a 30,9 da 27,9 di gennaio. Certo si tratta soltanto di segnali di minor negatività in un quadro che rimane fortemente preoccupante. Tuttavia la sensazione che si sia vicini ad una svolta nell’andamento della domanda (che potrebbe ricominciare a crescere) si fa di mese in mese più forte. Come si accennava più sopra, è difficile stabilire quale potrà essere l’entità del recupero. Si può però certamente escludere che nel breve termine possa delinearsi una ripresa consistente. E questo soprattutto perché è debole l’andamento dell’economia. Nel quarto trimestre 2010 l’incremento congiunturale del prodotto interno lordo è stato infatti soltanto dell’0,1%, mentre nell’intero 2010 la crescita è stata di un modestissimo 1,1% e per giunta l’analisi della dinamica dei tassi di crescita mostra una preoccupante tendenza al rallentamento. L’economia italiana, dopo una modesta ripresa, sembra essere quindi entrata in una fase di ristagno e questa non è certo una situazione che può ridare slancio alla domanda di autovetture.
Vi sono e però elementi che possono ugualmente sostenere un moderato recupero. In particolare l’effetto sulla domanda delle molte novità che sono state presentate al Salone di Parigi, al Motor Show di Bologna e in questi giorni al Salone di Ginevra e il fatto che molte aziende non possono più rinviare la sostituzione delle auto del loro parco e si sta quindi determinando una certa ripresa negli acquisti di auto aziendali. Un recupero potrebbe quindi esservi, ma potrebbe interessare non tutto il mercato, ma soltanto i marchi che hanno novità da proporre o che si rivolgono al mercato delle aziende. D’altra parte, anche osservando i dati statistici per marca nel primo bimestre del 2011, emerge con chiarezza che vi sono andamenti differenziati tra casa e casa. Per molte è ancor crisi, per altre la ripresa è già cominciata.  
Le marche nazionali registrano 46.022 unità immatricolate nel mese (-27%), con una quota di mercato del 28,7%. Nei primi due mesi dell’anno le immatricolazioni totalizzate sono 94.742 (-27,1%) con una quota di penetrazione del 29,1%. Per il quarto anno consecutivo, Fiat Group Automobiles è il costruttore che ha registrato il livello più basso di emissioni di CO2 delle vetture vendute in Europa nel 2010, con un valore medio di 125,9 g/Km e un miglioramento di 5 g/Km rispetto all’anno scorso. In particolare, il marchio Fiat ha ottenuto un valore di 123,1 g/km (4,7 g/Km in meno rispetto alla media del 2009). Il primato è certificato dalla società Jato Dynamics, leader mondiale per la consulenza e la ricerca nel campo automotive.
Nella top ten delle auto più vendute a febbraio il podio spetta alle marche nazionali: si confermano in testa alla classifica Fiat Punto (10.709 unità) e Fiat Panda (9.385), mentre al terzo posto troviamo Fiat 500 (6.180), che guadagna due posizioni rispetto al mese scorso. Seguono, al sesto posto Lancia Ypsilon (4.090), che guadagna una posizione, e all’ottavo Alfa Romeo Giulietta (3.700).
Sale ancora la quota di vetture diesel immatricolate nel mese: 55,6% contro il 54,1% di gennaio 2011. Nella classifica mensile delle auto diesel più vendute, Fiat Punto (4.481 unità) e Alfa Romeo Giulietta (2.726) mantengono i primi due posti, mentre Fiat Bravo (2.640) conquista ben 4 posizioni portandosi al quarto posto. In decima posizione, infine, troviamo Fiat Panda (1.946).
Continua a crescere anche il mercato dell’usato, che con 408.440 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture a concessionari chiude il mese di febbraio a +11,5%. Nel consuntivo da inizio anno, la crescita si attesta all’11,1% con 773.225 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture a concessionari.
I commenti.
Eugenio Razelli, presidente dell’Anfia: <<Volumi di immatricolazioni al di sotto delle 165.000 unità non si registravano, a febbraio, dal 1995. Gli ordini raccolti nel mese risultano ancora in crescita (+15%), ma il confronto, avviene, come già il mese scorso, con una raccolta ordini piuttosto bassa a febbraio 2010, per via dell’effetto scadenza degli incentivi a fine 2009. In una situazione economica ancora non stabile, un elemento critico che può avere contribuito al calo del mercato è il rincaro dei prezzi di tutti i carburanti. Secondo la rilevazione Istat riferita a febbraio 2011, la benzina è salita dello 0,8% rispetto a gennaio 2011 e dell’11,8% rispetto a febbraio 2010; +1,1% e +18% rispettivamente per il gasolio; +2% e +25% per gli altri carburanti. Questo perché l’incertezza degli approvvigionamenti che in questo momento caratterizza le raffinerie del Mediterraneo continua a far salire il prezzo del greggio, giunto a 108,5 dollari al barile, contro gli 80 dollari al barile su cui si è attestato per tutto il 2010. Un elemento incoraggiante è la crescita del clima di fiducia dei consumatori: l’indice Istat, a febbraio, è salito a 106,4 dal 105,9 del mese precedente, grazie a un maggior ottimismo sul futuro della situazione economica del Paese e della famiglia. E se è vero che i giudizi sulla convenienza attuale del mercato dei beni durevoli peggiorano (da -58 a -75), le intenzioni di acquisto per il breve termine vanno in direzione opposta (il saldo sale da -71 a -64)>>.
Gianni Filipponi, direttore generale dell’Unrae: << I dati forniti dal ministero esprimono su base annua un mercato di circa 1.800.000 targhe, confermando in pieno la previsione per il 2011, che l’Unrae ha espresso già dall’ottobre dello scorso anno, di un livello di immatricolazioni non superiore a 1.850.000 unità. La previsione è sostenuta anche dalle incertezze legate ad una crescita economica ancora debole, con un Pil che non supererà l’1%, da un aumento della disoccupazione e un’inflazione in ulteriore incremento che potrebbero incidere sulle capacità di spesa delle famiglie, con effetti sulla domanda di autovetture, unitamente all’incognita legata all’aggravamento della crisi internazionale e quella di politica interna. Quanto alla crescita degli ordini rispetto alla parte iniziale del 2010 non ci si deve dimenticare che si tratta di un indicatore anomalo, che va messo in relazione all’elevatissimo numero di contratti stipulati nel dicembre del 2009, ultimo mese di validità degli incentivi statali, con chiaro effetto di anticipazione. Bisognerà aspettare aprile per avere un quadro maggiormente indicativo, anche alla luce dello stimolo sul consumatore che potrà derivare dalla commercializzazione di nuovi importanti prodotti, molti dei quali presentati in questi giorni al Salone di Ginevra. Questo andamento non positivo delle immatricolazioni e degli ordini rallenta il processo di rinnovo del parco circolante che, come noto, è composto ancora da oltre 12 milioni di autovetture più vecchie di 10 anni. Ciò ha effetti negativi nel rapporto tra automobile e ambiente e, in particolare, sullivello di emissioni di CO2, che ha rallentato il suo processo virtuoso di riduzione, allontanandoci dall’obiettivo fissato dalla UE per il 2012>>.
Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto: <<Il mercato auto di febbraio, con i 160.300 pezzi, registra un altro -20,5% rispetto ai 201.600 pezzi immatricolati nel 2010. Mancano  all’appello 41.300 vetture che rappresentano per i concessionari un fatturato mancato di 826 milioni di euro. Di conseguenza, nelle casse dello Stato, solo considerando questo mese, entreranno 138 milioni di iva in meno, cui si dovranno aggiungere i bolli e altre tasse, tra cui quelle provinciali. Lo scorso 24 febbraio è saltato un incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. Confidiamo verrà riprogrammato a brevissimo perché vorremmo presentare un piano articolato dove tutti potrebbero uscirne vincenti: lo Stato, per maggiori entrate fiscali e per un minor ricorso agli ammortizzatori sociali, i concessionari d’auto e i costruttori, per un supporto alla domanda, e la collettività, con un’aria più pulita e vetture più sicure. A questo proposito vorrei evidenziare due brevi concetti: 100 vetture degli anni ’70 inquinano come una moderna Euro 5. E, ancora: una vettura attuale è l’80% più sicura di una prodotta solo 10 anni fa. Il tutto si potrebbe ottenere anche ripresentando una Tremonti-ter e rivisitando la fiscalità delle auto aziendali al fine di agevolare il rinnovo delle flotte. Sono argomenti su cui bisogna riflettere ma, soprattutto, intervenire, se vogliamo costruire oggi un futuro diverso per i nostri figli. Non affrontando in maniera organica e coordinata questi argomenti produrremo danni incalcolabili e vivremo solo per affrontare emergenze>>. (ore 18:30)