In che modo l’intelligenza artificiale influenzerà la mobilità di domani? Quali sono le opportunità che ci offre? E soprattutto, quanto diventerà intelligente l’automobile del futuro? A queste domande hanno provato a dare risposta gli esperti Mercedes-Benz in occasione del quarto “Future Talk”, a Berlino, un confronto con scienziati, ingegneri e giornalisti di settore.

Di svolta epocale legata all’intelligenza artificiale si parlava già negli Anni ‘60, ma il mondo si dimostrò ancora troppo complesso per i computer digitali dell’epoca. Internet e lo straordinario incremento della potenza di calcolo dei computer odierni hanno impresso l’impulso decisivo, e l’intelligenza artificiale sta ora facendo il suo ingresso anche nel futuro dell’automobile.

“Per sviluppare una vera e propria intelligenza artificiale non ci vorranno più secoli, basteranno decenni”. Jurgen Schmidhuber, IDISIA Swiss Research Institute for Artificial Intelligence.

OPPORTUNITÀ E LIMITI DELLA IA

Secondo il futurologo di Daimler (oggi nell’industria automotive esistono anche queste figure professionali) un presupposto fondamentale per il successo dell’intelligenza artificiale, in qualsiasi campo di applicazione, è l’accettazione da parte della società. Ovvero, “l’intelligenza artificiale potrà riscuotere successo nel lungo termine solo se riusciamo a costruire un rapporto di fiducia tra uomo e macchina – ha detto Alexander Mankowsky -. Dobbiamo stabilire la suddivisione dei compiti tra intelligenza umana ed intelligenza artificiale”.

Un altro presupposto indispensabile è rendersi conto di cosa l’intelligenza artificiale può fare e cosa non può fare, perché nel processo di sviluppo di Mercedes l’uomo è al centro di tutte le attività, quindi la macchina, alla fine, avrà sempre bisogno della partecipazione dell’uomo.

VETTURE COGNITIVE

Un obiettivo delle attività Mercedes relative all’intelligenza artificiale è lo sviluppo di vetture cognitive, auto che non solo reagiscono a determinate situazioni ma dispongono di conoscenze sufficienti sul loro ambiente su cui basarsi per agire autonomamente. In abbinamento ad altri servizi, sarebbero in grado di diventare la base per un sistema di mobilità del futuro.

Per esempio, potrebbero analizzare autonomamente il traffico per tutte le forme di trasporto ed elaborare un piano di mobilità individuale in funzione dei ritmi personali o delle necessità.

Diversamente da oltre oggetti divenuti “vitali”, come smartphone e altri dispositivi portatili, la vettura circonda la persona e quindi diventerebbe un universo di esperienze digitali. Potrebbe analizzare il comportamento del guidatore, interpretare le sue esigenze, adattarsi di conseguenza. Tra gli esempi, la riproduzione della musica più adatta in funzione dell’umore, la regolazione della temperatura più gradevole o lo sviluppo di servizi relativi a salute e sicurezza.

“L’intelligenza artificiale può portare a una sorta di intelligenza delle macchine che può risultare molto utile, sempre che rimanga sotto il controllo umano, non viceversa”. Miguel Nicolelis, Duke Center for Neuroengineering.

IMMAGINI E PATTERN

Per raggiungere questo tipo di futuro, le vetture devono poter acquisire conoscenze sull’ambiente che le circonda e analizzarle. I sistemi lavorano con il riconoscimento automatico di immagini e pattern e un aspetto decisivo sarà l’interazione tra telecamere, sensori e unità di calcolo.

Il sistema scompone le immagini delle scene stradali in segmenti astratti con contrassegni a colori e in questo modo riconosce, tra gli altri, edifici, veicoli, persone, alberi e marciapiedi, localizzando in modo affidabile i semafori e gli ostacoli sulla strada anche di dimensioni molto ridotte.

Su questa base, la vettura autonoma analizza la situazione del traffico, prevede il comportamento degli altri utenti e decide come reagire. Ma solo il riconoscimento della gestualità e della mimica permetterà una corretta interazione tra uomo e vettura: le vetture devono poter “comunicare” chiaramente che hanno riconosciuto un pedone e che stanno prestando attenzione. Non servono secoli, servono solo decenni.