Sao Paulo – Non c'è pioggia che tenga. L'ultimo dominatore dell'acqua di Interlagos è lui, Sebastian Vettel. Incommensurabile anche nell'ultima pole della stagione. 1'26"479.  Le armate avversarie scornate e sconfitte ritornano in caserma col solito bagaglio di delusione e impotenza.
A dimostrare lo spessore dell'impresa ci sono i distacchi. La Mercedes di Nico Rosberg, che parte dalla prima fila, seconda a più di 6 decimi. Uno schiaffo che brucia di più alla Ferrari di Fernando Alonso che sì agguanta la seconda fila col terzo tempo ma con 1"060 di distacco. Sul secondo allineamento anche Mark Webber ma l'"altra" Red Bull è distante dalla n.1 ben 1"093. In terza fila la Mercedes di Lewis Hamilton con 1"198 di distacco insieme con la Lotus di Romain Grosjean con 1"258. In quarta le due Yoro Rosso: Daniel Ricciardo settimo a 1"573  e Jean-Eric Vergne ottavo a 1"602. La torcida brasiliana pregnante di saudate "piange" Felipe Massa decimo nono con la sua Ferrari a 1"630 in compagnia della Sauber di Nico Hulkenberg, decimo a 3"103.
Sin dal primo giorno piovoso e nelle ore immediatamente vicine al momento della qualifica, quando si è sempre meglio avuta certezza che le condizioni meteo su Interlagos si sarebbero mantenute pessime, è stato un fiorire di ipotesi e speranze come se la pioggia avesse potuto costituire un handicap solo per Sebastian Vettel mentre tutti gli altri ne avrebbero ricavato benefici. Dimenticando che l’astro splendente del firmamento del Circus è esploso nella galassia della F.1 scatenato dal big bang di tuoni e saette di un temporale scatenatosi improvviso sulla Brianza ad inizio di settembre del 2008. Figlio della pioggia, figlio del dio dei fulmini e dei venti. La stessa pioggia e lo stesso dio che ieri ne hanno esaltato l’impresa alla vigilia del Gran Premio del Brasile che si corre domani, 19ma e ultima gara di una stagione noiosa per un dominio che nessuno è stato in grado di contrastare.
Nell’acquitrinio di Interlagos sono miseramente annegate ipotesi e speranze e ancora una volta Sebastian Vettel ha dettato le poche parole della sua legge: io, io e solo io.
Piove e Charlie Whiting, direttore di tutte le corse della stagione, decide di rinviare di 10 minuti in 10 minuti lo svolgimento della Q3 per consentire ai piloti di avere una pista relativamente meno bagnata. La decisione stempera le scariche di adrenalina fino a quel momento accumulate, fa calare la tensione nervosa ma fa salire il livello dell’ansia. Lewis Hamilon era stato il più veloce in Q1 e Romain Grosjean in Q2. Mercedes e Lotus nelle due circostanze erano riuscite a tenere dietro la Red Bull di Vettel col consenso dell’interessato, secondo in entrambi i tagli.
Il momento della verità dopo l’imprevista, prolungata attesa di oltre mezz'ora, è terribile per tutti. Vettel ha sbrigato la faccenda con due giri consecutivi che non hanno lasciato alcuna possibilità di replica. Quando ha deciso che la pratica poteva passare all’archivio il cronometro ha segnato 1’26”479. Poteva essere, come in altre occasioni una pericolosa presunzione di superiorità. Hamilton in Q1 aveva fatto 1’ 25”342, Grosjean in Q2 1’26”161. Ma come in altre occasioni la presunzione è stata intuitiva di una conclusione che nessuno avrebbe saputo e potuto cambiare.
Dopo la pole di oggi a Sebastian Vettel non resta che l’assalto alla 13ma vittoria in stagione per eguagliare il record di Michael Schumacher. La musica continua a suonarla Beethoven non Verdi. Chissà se il “va’ pensiero sull’ali dorate” metterà le ali alle Ferrari per volare verso la conquista del secondo posto costruttori. Mercedes permettendo. Ancora tedeschi contro.

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Rino Cortese
Milanese d'adozione, siciliano di nascita, è cresciuto a pane e Formula 1. E non intende smettere. Anche se la F1 cambia in continuazione e non ci saranno più piloti come Senna e Prost.