Valencia – L’incontro ravvicinato per i 20 del Circus è avvenuto stamane. Un’ora e mezza sotto il cielo di berillo di Valencia con 29 gradi di temperatura, 34 gradi sull’asfalto, e 69% di umidità nei luoghi dove un anno fa si è conclusa la “Coppa America” che rivive nelle 20 curve del circuito che portano i nomi delle barche che ne hanno dato vita. Luna Rossa, Alindi, Oracle… Nel segno della continuità la Spagna si mostra ancora al mondo con la sua capacità di essere prima agli appuntamenti che contano, che fanno immagine, che sono trainanti per l’economia del Paese guidato da Zapatero. Ma l’orgoglio spagnolo in questo week-end cede alla commozione e alla tristezza nel ricordo delle 156 vittime del rogo del DC9 della Spanair schiantatosi in fase di decollo sulla pista dell’aeroporto madrileno di Barajas. Bandiere a mezz’asta e dopo le libere una breve ma significativa cerimonia nel paddock presente il sindaco di Valencia accanto al quale Fernando Alonso con la fascia nera al braccio destro mentre alle 12 in punto la campana della Torre dell’Orologio, dove si trova l’ingresso principale per il pubblico (140 mila biglietti già tutti venduti nelle settimane precedenti), ha diffuso mesti rintocchi.
La legge dello spettacolo è però impietosa. Si accendono i motori, si alza il sipario e si parte alla scoperta dei 5,440 chilometri del tracciato cittadino, che domenica saranno percorsi per 57 volte, del quale Hermann Tilke  (“autore” di Sepang, Manama, Shanghai, Istanbul e Fuji) è stato solo consulente della Ayesa, società di Siviglia, e dell’architetto Jose Luis Manzanares che lo hanno realizzato grazie all’impegno economico di investitori locali.
Un po’ Montreal, un po’ Melbourne, un po’ Bahrain. Un mix tipologico: 20 curve costituiscono il banco di prova per l’impianto frenante, 2 veloci rettilinei da oltre 300 all’ora a conclusione dei quali saranno possibili i sorpassi, muretti di delimitazione che cantano come Sirene tra Scilla e Cariddi pronti ad accogliere nel loro abbraccio “mortale” chi oserà sfidarli oltre il limite consentito,  sabbia abrasiva e scivolosa portata in continuazione dal vento che soffia da Sud Est a 18 Km/h, carico aerodinamico da dosare per coniugare efficacemente velocità massima e tenuta sulle curve due delle quali, in ingresso ed uscita del ponte “mobile” realizzato per raccordare le due parti del circuito, sono particolarmente insidiose.
In questo scenario da autentica navigazione verso l’ignoto la “caravella” Toro Rosso di Vettel ha concluso 29 giri col tempo migliore di 1’40”496 tenendo dietro le flotte ammiraglie di Ferrari, McLaren e Bmw anche grazie al quarto tempo di Bourdais. Massa secondo, Hamilton terzo, Kovalainen quinto, Kubica sesto, Raikkonen settimo. Una classifica che si può leggere così: quattro Ferrari nei primi sette posti. Auspici favorevoli alle Rosse autentiche? Si vedrà nel pomeriggio. (ore 12:30)

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