La cassa di risonanza ha aumentato i decibel il giorno dopo Valencia. Lo sfidante di Hamilton è Massa. E ciascuno di questi direttori d’orchestra, grandi conoscitori della F.1, ha metodi di valutazione che ritiene assoluti. La Ferrari su questo argomento ufficialmente tace. Ufficialmente. Nella stanza dei bottoni qualche decisione però devono averla presa dal momento, ad esempio, che domenica a Valencia solo la monoposto di Massa era stata dotata della frizione elettronica che migliora la partenza.
E’ pur vero che Raikkonen sembra un Orso in letargo. Ma il suo atteggiamento, dal Gran Premio di Francia, più che provocato dal letargo sembra scaturire da una rinuncia tanto inspiegabile quanto deleteria.
A Magny-Cours Kimi perse la gara per la rottura di un condotto degli scarichi che aprì una falla nella parte posteriore destra della sua monoposto. Era così saldamente in testa che nonostante l’handicap è riuscito ad arrivare al traguardo secondo, superato da Massa che in condizioni normali sarebbe arrivato anch’egli ben distaccato. Ora dato per scontato che dal team radio Ferrari non poteva partire l’ordine a Massa di mantenere la seconda posizione, il brasiliano piuttosto che approfittare dello stato d’inferiorità del compagno avrebbe potuto tenere una media sul giro tale da consentire al vincitore morale di quella gara di completare i pochi giri restanti per arrivare al traguardo come meritava ampiamente. L’etica in F.1 non esiste, soprattutto nei confronti del compagno di squadra. Al quale quando capita l’occasione metterla anche nel “chicchino”, espressione tanto cara al mio fraterno amico Daniele Piombi che calza alla perfezione.
Da quel dì è cambiato l’atteggiamento della Ferrari nei confronti di Raikkonen che per altro ha dovuto incassare il tamponamento di Hamilton all’uscita dalla pit lane di Montreal che gli ha impedito di vincere la gara, e la dissennata scelta della Ferrari di farlo correre con gomme inadeguate nell’idroscalo di Silverstone, anche questa occasione per essere defraudato della vittoria. Con 20 punti in più oggi la cassa di risonanza dei suoi denigratori non ci sarebbe stata.
Dato a Massa quel che merita, 30 e lode, smettiamola di dargli la patente di super-eroe e di salvatore della patria.
Oggi poi c’è l’ammissione che galeotta è stata ancora la biella. La nostra analisi, quindi, aveva colto nel segno. Un Iceman rinunciatario, una volta di più, per colpa di un motore inaffidabile in Ungheria sulla monoposto di Massa, puntualmente inaffidabile anche sulla sua. Lo avesse spremuto sin dalle qualifiche forse non sarebbe arrivato neanche a quel punto della gara.
Andiamo serenamente in Belgio. Se Kimi ha definitivamente deciso di rimanere in letargo allora Massa faccia quel che può.
C’era una volta in Ferrari tale Eddie Irvine che nel 1999 per circostanze per lui fortunate (l’uscita di scena di Michael Schumacher a causa di un incidente a Silverstone) venne per cause di forza maggiore promosso prima guida e sfidante ufficiale di Mika Hakkinen. Grande combattente, pilota di ottima fattura Irvine. Neanche l’aiuto del rientrante Schumi nelle battaglie finali riuscì a dargli il titolo iridato. Hakkinen fece il bis quell’anno. Con la McLaren.
Nove anni dopo Irvine si chiama Massa? Chissà come andrà a finire. (ore 09:00)
 
Nelle foto: Felipe Massa e Eddie Irvine.

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Rino Cortese
Milanese d'adozione, siciliano di nascita, è cresciuto a pane e Formula 1. E non intende smettere. Anche se la F1 cambia in continuazione e non ci saranno più piloti come Senna e Prost.