Shanghai – Prima dell’inizio del campionato era stata giudicata la “monoposto più bella ed originale”, durante i test invernali la “monoposto più competitiva” venuta fuori dal nuovo regolamento anti-crisi. Nelle prime due gare aveva provato ad essere bella con l’anima che l’anno scorso gli era mancata. L’anima l’ha tirata fuori tutta al terzo appuntamento della stagione (la quinta della sua breve storia), il Gran Premio di Cina che si corre domani pomeriggio con partenza alle ore 15:00 locali ( le 9:00  del mattino in Italia).
Una Red Bull in pole position, una in seconda fila. Il poleman è Sebastian Vettel, 22 anni, l’uomo-pioggia vincitore a Monza l’anno scorso, alla sua seconda pole; in seconda fila col terzo tempo Mark Webber, 10 anni in più, 282 millesimi più lento del compagno di squadra, e purtroppo per lui e per il team, tolto dalla prima fila dalla incantatrice di tori Renault e dal suo mago dell’impossibile Fernando Alonso, più veloce dell’australiano di appena 85 millesimi e più 197 millesimi dallo scatenato Vettel.
“I nuovi mostri” BrawnGP, che tali rimangono, si sono dovuti accontentare del quarto tempo con Rubens Barrichello (+309 millesimi da Vettel),  quindi seconda fila, e del quinto con Jenson Button (+384 millesimi), terza fila con accanto la Toyota di Jarno Trulli con l’ “Abruzzo nel cuore” e la pole ancora fallita nella testa. Come l’ha fallita la Williams Toyota di Nico Rosberg in quarta fila con la Ferrari (senza kers per motivi di sicurezza) di Kimi Raikkonen, che questa ambizione (per ora) la coltiva solo in sogno, memore di una Rossa che fu e che continua a perdere Felipe Massa, impietosamente, nel secondo taglio delle qualifiche. La top ten è completata dalla quinta fila della McLaren di Lewis Hamilton e dalla Toro Rosso Ferrari del siculo-svizzero Sébastien Buemi per il quale il decimo posto in griglia equivale ad una vittoria.
Red Bull prima e Toro Rosso decima. Il doppio progetto voluto dal produttore della bevanda che mette le ali, Dieter Mateschitz, comunque è riuscito là dove è fallita la Jaguar: con una scuderia a Tilbrook, in Inghilterra, affidata al geniale Adrian Newey, e l’alter ego a Faenza, sede della ex Minardi, affidata al non meno geniale Giorgio Ascanelli.
E’ successo, quindi, quel che forse dovevamo aspettarci. La Red Bull nel suo progetto originale aveva previsto una monoposto con deviatori di flusso diversi da quella della BrawnGP che però non aveva montato perché aveva dato una interpretazione restrittiva del regolamento. Anche la Renault aveva sin dal progetto prevista questa possibilità non applicata per gli stessi motivi. Chiarita, in ritardo di due gran premi, la vicenda sulla legalità di queste soluzioni che in pratica garantiscono carico aerodinamico nel posteriore e quindi più aderenza, ecco che nella griglia delle squadre più performanti sono entrate d’impeto le due Red Bull e la Renault di Alonso (Piquet per ora rimane con la soluzione  iniziale). Tre monoposto in pratica con lo stesso motore, il V8  Renault.
L’1’36”184 sul giro di chilometri 5,412  del circuito di Shanghai non è casuale. Vettel sin dalla prima gara senza deviatori di flusso e senza kers aveva mostrato questa possibilità concretizzata ieri con un tempo, anche questo non casuale, che ha superato di 119 millesimi l’1’36”303 fatto l’anno scorso da Hamilton con una McLaren dal carico aerodinamico ben diverso. Prestazione che in aggiunta a quelle fornite complessivamente dalle BrawnGP dimostra come i diffusori “premino” chi ce l’ha.
Pur volendo considerare una strategia più aggressiva in qualifica da parte di Red Bull e Renault e più conservativa da parte delle due BrawnGp, ce n’è comunque abbastanza per prevedere un campionato diverso già da questa terza gara in cui le monoposto di Ross Brawn non rimangono sole nel ruolo di attrici-protagoniste. La gara, la lunga gara di 56 giri per complessivi chilometri 305,066, potrà avere conclusioni diverse. Ma questa è una buona premessa per uno spettacolo allargato.
Riflettori su Raikkonen e Hamilton: 1’38”089 il finlandese, 1’38”595 l’inglese. Entrambi per uscire indenni dalla Q2 s’erano dovuti tenere dentro l’1’35” come aveva fatto il sorprendente Buemi che ha cacciato dalla top ten la Bmw di Heidfeld che aveva pur spiccato 1’35”975! Sono più carichi di benzina perché i loro strateghi hanno impostato la gara prevedendo la pioggia annunciata dagli esperti meteo? Non lo escludiamo, almeno per contribuire ad alimentare la speranza di riscatto delle due grandi decadute. Le quali, però, hanno perduto due pedine nella Q2, evento bis che per Massa significa morale a pezzi. Come a pezzi è quello della Bmw: non è accettabile Heidfeld undicesimo, figuratevi Kubica diciottesimo in penultima fila (11:00 in Italia)

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Rino Cortese
Milanese d'adozione, siciliano di nascita, è cresciuto a pane e Formula 1. E non intende smettere. Anche se la F1 cambia in continuazione e non ci saranno più piloti come Senna e Prost.