Valencia – L’unico riscontro sportivo certo è la vittoria di Sébastian Vettel. Al tedesco della Red Bull Renault non gli capitava dal 4 aprile, Gran Premio di Malesia. Ha vinto partendo dalla pole position e non ha avuto avversari. La sua è stata una fuga vittoriosa dal primo all’ultimo giro che neanche la safety car ha messo in dubbio. Tutto il resto fa parte di una finzione che sportivamente non può essere condivisa né tanto meno può essere accettata.
Raccontiamo i fatti: al nono giro la safety car è stata chiamata in causa da un drammatico incidente a Webber che in piena velocità è planato con la sua Red Bull sulla Lotus di Kovalainen che si accingeva a superare e dopo un decollo degno di  un razzo in partenza da Cape Kennedy è atterrato con la monoposto capovolta in un’ampia via di fuga. Il pilota australiano è uscito solo choccato dall’incidente salvato dalla cellula di sopravvivenza della sua monoposto che ha resistito al pauroso impatto con l’asfalto. A questo punto è entrata in pista la safety car. Con poca tempestività, perché non è uscita davanti al primo, Vettel, né ha aspettato che tutto il plotone sfilasse per mettersi in coda e quindi fare da tappo a tutti i piloti, dal primo all’ultimo. Vettel è passato un attimo prima dell’uscita della safety car, Hamilton ha fatto il pesce del barile. Indifferente alla safety car l’ha superata ed ha lasciato che ad essa si accodasse tutto il resto della compagnia, le due Ferrari di Alonso e Massa che seguivano per prime. A questo punto la safety car aveva due opzioni: andare a superare i due di testa e costringerli a seguirla, oppure lasciarsi sfilare da tutto il gruppo ed aspettare che si ricompattasse il giro successivo alle sue spalle nello stesso ordine del momento dell’interruzione. Niente di tutto questo. Ha lasciato che la gara proseguisse come se nulla fosse accaduto. Ora si ragiona sul fatto che Vettel ha fatto una manovra consentita mentre Hamilton no. Nel primo caso sarebbe comunque una manovra lecita ma che di fatto ha dato un privilegio al pilota tedesco. Nel secondo caso è stata intempestiva la penalizzazione. Infatti, la safety car è rientrata al tredicesimo giro e dal momento che l’infrazione di Hamilton è stata immediatamente rilevata lo si poteva punire anche prima che essa rientrasse. Ma c’è di peggio. I commissari hanno aspettato fino al 24mo giro per stabilire che Hamilton andava punito col passaggio in pit lane. Di fatto questo ritardo non è stata una punizione perché il pilota della McLaren Mercedes è rientrato allo stesso secondo posto che aveva momentaneamente lasciato, agevolato anche dal fatto che Kobayashi trovatosi al terzo posto nel frattempo aveva fatto da tappo a quelli che avrebbero voluto ma non hanno potuto superarlo. Ma c’è dell’altro. Ben nove piloti, cinque dei quali in regime di safety car si sono trovati davanti ad Alonso rientrato al decimo posto, non hanno rispettato il limite di velocità imposto nel momento in cui entra in azione la safety. Anche queste infrazioni immediatamente rilevate ma non altrettanto immediatamente sanzionate. Anzi, è stato deciso di fare concludere la gara prima di decidere.
L’ordine d’arrivo potrebbe quindi nelle prossime ore essere sconvolto dalla terza posizione in giù. E con esso la distribuzione dei punti mondiali. Non ha senso commentarlo. Comunque, è pur vero che la Ferrari ha perso un giro prima di fare entrare al box i suoi piloti, Alonso e in rapida successione Massa. Questa mancanza di tempismo che si somma alle cazzate della safety car e dei commissari di gara ha rovinato la domenica dei tifosi spagnoli e del popolo ferrarista. (ore 16:00)
AGGIORNAMENTO DELLE ORE 18:30
Tre ore dopo la conclusione la direzione di gara ha comunicato che i nove piloti sotto osservazione sono stati penalizzati ciascuno con 5 secondi. Pertanto, tutti quelli che erano davanti ad Alonso hanno mantenuto le loro posizioni. I 5 secondi hanno fregato Buemi che è scivolato dall’ottavo al nono posto, ottavo posto andato ad Alonso che si era classificato nono. No comment!

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Rino Cortese
Milanese d'adozione, siciliano di nascita, è cresciuto a pane e Formula 1. E non intende smettere. Anche se la F1 cambia in continuazione e non ci saranno più piloti come Senna e Prost.