Shanghai – Poteva ma non è stato. Poteva essere il terzo posto di Alonso. Purtroppo non è stato possibile. Oddio, la possibilità c’è stata. Non si è concretizzata. Perché nell’affidabilità della Ferrari, che è la costante che per ora salva il progetto della F150 Italia, c’è stata una piccola falla dalla quale è fuoriuscito beffardo il terzo posto che lo spagnolo stava facendo suo dopo una gara ancora con l’handicap della partenza sbagliata. L’ala mobile che il pilota avrebbe potuto e dovuto utilizzare in fase di sorpasso ha smesso di funzionare quando ce n’era di più bisogno. Alonso ci ha dovuto mettere del suo e quando sembrava essere riuscito nell’impresa ha urtato leggermente con il suo anteriore la gomma posteriore della McLaren che lo precedeva quel tanto che è bastato per mandare in frantumi una parte del musetto che è stato costretto a cambiare. Ha concluso al sesto posto, alle spalle del compagno di squadra Massa che ha beneficiato della sosta in più del compagno di squadra, di quella di Lewis Hamilton che ha sbagliato i tempi delle gomme dure e di Michael Schumacher finito lungo in una curva e costretto a ricambiare le gomme ed ancora dall’abbandono a 4 giri dal termine di Vitaly Petrov. C’è da discutere sulla penalizzazione: Alonso per non avere fatto nulla per evitare la collisione, Hamilton per avere cambiato direzione più di una volta. Se è stato riconosciuto che l’inglese ha fatto manovre scorrette perché non è stato penalizzzato subito? Ed Alonso cosa avrebbe potuto fare per evitare l’impatto se quello davanti non si comportava come da regolamento?
Comunque, anche a Sepang come a Melbourne la sconfitta per la Rossa è motivo di meditazione in positivo per la  gara di domenica in Cina. La gara ha ancora una vota dimostrato che la Ferrari si trasforma da combattente disarmato delle prove in aggressore distruttivo e di conseguenza cambia il ruolo che può interpretare. E’ mancata la finalizzazione del terzo posto che, presàgo, Fernando Alonso aveva immaginato nel paddock prima della partenza tra sguardi increduli e sorrisi saccenti.
Fallita, o persa?, l’occasione la Ferrari ha dovuto fare quel catenaccio che con una metafora Stefano Domenicali aveva annunciato dopo le qualifiche per ottenere il massimo nelle condizioni attuali in attesa di Istanbul circuito dal quale dovrebbe partire il nuovo corso di Maranello. Ma se la Ferrari con Alonso saprà ancora trasformarsi in gara anche in Cina non è scritto su alcun libro dei saggi che non si possa arrivare in Turchia con riscontri più sostanziosi.
Riscontri con i quali devono confrontarsi anche le rivali. La Red Bull è sì la magnifica creatura del 2010 ma ha anch’essa i suoi problemi di varia natura. Webber senza la possibilità di utilizzare il kers ci ha rimesso la partenza e il podio e Vettel senza lo stesso sistema ha temuto di compromettere la sua cavalcata. La McLaren riesce a fare sfraceli in qualifica da fare tremare la Red Bull ma in gara si dimostra fragile nel mantenimento della gomme quando la battaglia infuria. L’azzardo di Hamilton di cambiare con le dure al primo pit stop non ha pagato perché il buon Lewis, al contrario di Button, ha una gestione spendacciona.
Discorso a parte per la Renault. Poteva essere ritenuta una sorpresa il terzo posto di Petrov in Australia, non può essere ritenuta una sorpresa il terzo posto di Nick The Quick Heidfeld in Malesia. La partenza missilistica dei due piloti con Heidfeld che è risalito fino alle spalle di Vettel (ha perso la posizione solo perché al suo box la velocità del pit stop non è stata pari a quella della McLalen) e la difesa del terzo posto dall’assalto di Webber  dimostrano una tenuta che è già una costante. E’  la quarta forza del campionato.
Quarta forza che non riesce ad essere la Mercedes. Il nono posto di Schumacher non salva la faccia dopo il  crollo australiano. Nono posto che fa il paio col 12mo di Rosberg doppiato. La Stella offuscata ha già mandato su tutte le furie il vertice di Stoccarda e tutta la squadra, a cominciare da Ross Brawn, non ha molto tempo per rimediare. (ore 13:00)

SHARE
Rino Cortese
Milanese d'adozione, siciliano di nascita, è cresciuto a pane e Formula 1. E non intende smettere. Anche se la F1 cambia in continuazione e non ci saranno più piloti come Senna e Prost.