Melbourne – La McLaren è riuscita a fare quel che non aveva fatto l’anno scorso. Appropriarsi della prima fila della griglia di partenza del Gran Premio d’Australia che si corre domani, prima gara della stagione. L’enfant terrible di Red Bull il 26 marzo 2011 umiliò tutti col nuovo record in prova che gli valse la pole position e che ha resistito in questa occasione: 1’23″529. Dando 778 millesimi al leone inglese Lewis Hamilton. Mentre da parte sua Mark Webber riuscì a prendere il terzo posto domando l’altro leone albionico Jenson Button con 384 millesimi. La prima fila di quest’anno è tutta McLaren e, nemesi storica, Lewis ha dato a Sebastian 746 millesimi, Button ha incassato gli interessi pagati da Mark, +577 millesimi. Con una differenza sostanziale ancor più rimarchevole: nella griglia scaturita oggi dalla Q1 la Red Bull è stata “cacciata” in terza fila: Webber in quinta posizione, Vettel in sesta. Cacciata, participio passato femminile del verbo cacciare.  Nel senso che ci sono stati altri due cacciatori che con fucili caricati a pallettoni hanno sparato da distanza ravvicinata e fatto fuori anch’essi l’impossibile preda. Romain Grosjen con la Lotus Renault e Michael Schumacher con la Mercedes sono, quindi, i proprietari, nell’ordine, della seconda fila rispettivamente a 380 e 729 millesimi da Hamilton.
Il quale s’è presa la soddisfazione di incasellare la 20ma pole che lo pone all’11 posto della graduatoria di sempre ex aequo con Fernando Alonso e Damon Hill anche se gli è mancata la soddisfazione di battere il record di quello che comunque rimane l’enfant terrible nonostante la batosta. Inoltre, Lewis è stato l’unico a fare 1’24″922 sui km 5,303 dell’Albert Park, range dentro il quale non è entrato neppure il suo sempre tosto compagno d’avventura che ha dovuto cedergli 152 millesimi (sarà una bella lotta in partenza), e ad essere primo nella terza, più importante, sessione di prove, propedeutica alle qualifiche, con 1’25″681.
E’ successo quel che alla vigilia si temeva ed era stato ampiamente previsto. La Red Bull rimane la monoposto da battere ma quest’anno le sue potenzialità non sono così al di sopra della superiorità evidente e inarrivabile dell’anno scorso. La McLaren che aveva lasciato il mondiale 2011 con la promessa di tornare la grande monoposto di qualche anno fa ha già dimostrato di esserlo (grande); la Mercedes della volpe Ross Brown, maestro di escamotage tecnici (BrawnGP 2009 docet, titolo costruttori e titolo piloti con Button), ha dribblato il nuovo regolamento e ha trovato un supporto “regolamentare” per aiutare ancora di più l’effetto F-duct in rettilineo; la Lotus, ex Renault, ha lavorato di fino arrivando a soluzioni diverse da quelle degli altri ma altrettanto efficaci; Williams Renault, Force India Mercedes e Toro Rosso Ferrari sono lì dove qualcuno (Nicolas Tombazis, capo progettista Ferrari) non avrebbe voluto vederle, ma ci sono  perché i tecnici diretti rispettivamente da  Ed Wood, Andy Green e Luca Furbatto (tutti italiani nel team di Faenza, laboratorio della Red Bull) hanno realizzato monoposto competitive.
In questo teorema del rapporto di forze evidenziato dalla prima griglia, che non ha più ipotesi ma svolge già una tesi e una dimostrazione della tesi, sono mancati a supporto di Lotus e  Mercedes  Kimi Raikkonen e Nico Rosberg. Il campione del mondo 2007, come in passato gli è capitato, a volte vuole strafare sui cordoli e paga: un’intemperanza alla curva 9 non gli ha consentito di superare la Q1, dov’è rimasto col 18mo tempo, terzultima fila, un pessimo ritorno al futuro dopo avere dominato i test di Montmelò. Il ventisettenne figlio dell’iridato (1982) Keke Rosberg, sempre davanti al vecchio Schumi in tutte le fasi di avvicinamento alla Q1, ha sentito troppo il peso della responsabilità e la possibilità della prima pole position della carriera si è trasformata in una quarta fila forse anche mortificante per le improvvise ambizioni avvertite. Nico in canna aveva il colpo per abbassare l’1’25″649 che nella Q2 lo aveva segnalato dominatore al primo posto, con una maldestra esecuzione ha fatto inceppare l’arma.
La griglia, la prima griglia, è un amaro preso a stomaco vuoto che alla Ferrari non servirà per digerire né la delusione né la constatazione che le paure incombenti dopo i test invernali si sono trasformate in penosa realtà. Continuare a dire che le prime quattro gare saranno di sofferenza significa ammettere un altro fallimento progettuale. Vedere i due piloti combattere contro la propria monoposto prima ancora che contro quelle degli avversari è deprimente.
Le due Ferrari sono fuori dal parterre de roi. Fernando Alonso dodicesimo. Lo spagnolo per spremere alla sua Rossa quel che in questo momento non può dare in fatto di grip e stabilità ha osato l’impossibile nell’ingresso della prima curva ed è finito nella ghiaia nel momento topico della Q2. Felipe Massa, graziato nella Q3 dall’errore di Raikkonen, è entrato nella Q2 in stato confusionale fermandosi al 16mo posto (dirà: <<La macchina è peggiorata rispetto ai test>>).
In quel parterre che nei posti d’onore allinea i due piloti McLaren gli altri posti sono stati riservati a Grosjean e Schumacher in seconda fila, Webber e Vettel in terza, Rosberg e Maldonado in quarta, Hulkenberg e Ricciardo (Manca l’Italia in questo mondiale? C’è uno spicchio di arancia siciliana, il padre di Daniel è andato via da Ficarra per l’Australia quando aveva 6 anni, e uno di bergamotto calabrese, la madre australiana è figlia di genitori calabresi). Due McLaren, due Mercedes, due Red Bull, una Lotus, una Williams, una Toro Rosso e una Force India.
Gara da brividi per la Ferrari. Forza, coraggio e ottimismo: ci sono. E la macchina? (ore 10:00 in Italia)