Suzuka – Sebastian Vettel ha segnato la quarta pole position stagionale, la 34ma in carriera. La Red Bull s’è presa tutta la prima fila della griglia del Gran Premio del Giappone, quindicesima gara della stagione, che scatterà domani quando a Suzuka saranno le 3 del pomeriggio e in Italia le 8 del mattino. 1’30”838 il tempo sul giro di chilometri 5,807 fatto segnare da Vettel. Nessuno come il due volte campione del mondo. Mark Webber 1’31”090 è stato tenuto alla rispettosa distanza di 2 decimi e mezzo. Il segno del comando.
S’è squagliata come neve al sole la McLaren ch’era sembrata potesse già in qualifica essere in grado di competere con la monopostom di Newey, s’è liquefatta la Ferrari alla quale non ha fatto bene la confessione di Stefano Domenicali sulla vetustà della galleria del vento di Maranello che non è di alcun aiuto nei piccoli aggiustamenti che la monoposto avrebbe dovuto e potuto avere per affrontare meglio il finale di stagione.
Il team di Woking ha peccato di presunzione, quello di Maranello di eccesso di sincerità. I risultati sono stati adeguati e conseguenziali. Il terzo tempo fatto segnare da Jenson Button, scalato in ottava posizione per avere sostituito il cambio, denuncia un ritardo di  quasi mezzo secondo. Peggio ancora il nono di Lewis Hamilton scopre i fili dell’alta tensione del “voltaggio” di 1”488 di ritardo che crea una deprimente condizione psicologica. Che Lewis avesse potuto migliorare “qualcosina” se non ci fosse stato il regime di bandiere gialle per il testa-coda di Kimi Raikkonen è tutto da dimostrare.
Stessa considerazione per Fernando Alonso il quale come spesso è accaduto è uscito per un solo tentativo, vada come vada, che per sua dichiarazione si sarebbe ritenuto soddisfatto se fosse riuscito a “copiare” l’1’31”833 della Q2, crono che comunque gli avrebbe potuto fare assegnare il quinto posto del quale lo spagnolo solo per meriti suoi è stato un habituè. Il fatto è che Fernando nel momento topico della stagione non può più fare il “santo” e i “miracoli” da podio ma deve anche e soprattutto essere supportato dai 25 punti appannaggio della vittoria. Vettel sembra essere in grado di sferrare l’attacco totale in questa e nelle altre cinque gare che Fernando ha temuto e previsto da tempo. La McLaren un po’ meno, almeno in questa gara. Ma… mai darla per finita.
La Ferrari insufficiente si è riverberata nella prestazione di Felipe Massa bocciato in Q2 perché il suo 1’32”293 nello scontro diretto con le due Lotus, le due Sauber Ferrari e una delle Force India Mercedes è stato soccombente e il brasiliano ha dovuto fare largo a Kamui Kobayashi, Romain Grosjean, Sergio Perez, Kimi Raikkonen e Nico Hulkemberg i quali nel rush finale hanno occupato rispettivamente il quarto, quinto, sesto, ottavo e decimo posto. La retrocessione di cinque posti di Button ha poi ridisegnato la top ten con, alle spalle di Vettel e Webber intoccabili, Kobayashi e Grosjean, Pereza e Alonso, Button e Raikkonen, Hamilton e Hulkenberg.
Per la Mercedes sul viale del tramonto della stagione 2012 un altro triste tramonto: i due piloti fuori dalla Q3, Schumi in ultima fila per la penalizzazione di Singapore.
Sebastian Vettel a Suzuka l’anno scorso, partitot dalla pole e terzo al traguardo, si aggiudicò con cinque gara d’anticipo il secondo titolo iridato. Da Suzuka il pilota della Red Bull sembra nella migliore condizione per continuare ad attaccare le posizioni di Fernando Alonso. Attacco cominciato a Singapore. L’anno scorso fece una gara intelligente senza cercare la vittoria: gli sarebbe bastato 1 punto per avere la certezza matematica, ne prese 10. Quest’anno punta decisamente alla vittoria ed ai 25 punti. E non sarà, purtroppo, un impegno in cui Fernando potrà pensare di fare la gara sul rivale che gli è più vicino nella classifica iridata, appunto Vettel. Impensabile. Ci vorrebbero troppi sconvolgimenti concomitanti. Se ci riuscirà affidandosi alla sua bravura Fernando potrà limitare i danni e poi continuare a sperare in una migliore Ferrari già in Corea del Sud.
Anche a Suzuka come in tutti i tracciati molto “guidati” i curvoni veloci determinano frenate poco impegnative. Infatti, le monoposto non devono affrontare frenate particolarmente brusche ad eccezione della curva 13 dove passano da 309 km/h a 126 km/h in circa 95 metri. Per l’impianto frenante la curva 9 risulta essere la più impegnativa del circuito. In questo contesto l’usura delle gomme avrà un peso determinante e un riscontro diverso di tenuta a seconda del tipo di guida. Le strategia davanti saranno tutte mirate su Vettel che parte con il vantaggio della pole position.