Greater Noida – Assordante il suono delle campane a festa della Red Bull. L’eco partita dal Giappone, s’è propagata in Corea ed è arrivata in India dove domani si corre il 17. Gran Premio della stagione (partenza quando in Italia saranno le 10:30 del mattino). Terza prima fila di seguito. Il passato che torna.
Immancabilmente il posto alla corda se l’è preso (quinto stagionale) di forza e di diritto Sebastian Vettel che da Suzuka ha cominciato a regolare i conti con Fernando Alonso. Di forza: perché dopo avere sciupato un treno di gomme soft nuove al primo tentativo per un “pendolo” alla prima curva è tornato in pista con un altro treno soft nuove aggredendo tutto ciò che c’era da aggredire in fatto di cordoli e percorrendo i chilometri 5,125 del Buddh Circuit in 1’25”283. Di diritto: Mark Webber, più mandrillo che canguro, che gli veniva dietro e stava facendo parziali record ha disciplinatamente staccato la spina per lasciare il primo posto al compagno di squadra impegnato nel già ricordato regolamento di conti, dosando il distacco in un quasi arrogante 44 millesimi. Ti lascio davanti ma avrei potuto batterti come a Yeong-am.
L’altro attore di questo regolamento, Fernando Alonso, il quale ha da tempo assimilato l’italica arte di arrangiarsi con una Ferrari palesemente inferiore alla Red Bull, ha messo le ruote sulla quinta piazzola col quinto tempo, che significa terza fila. Lo ha fatto con la nonchalance del frequentatore assiduo che sa come si vive nei quartieri alti. Con un distacco che s’è fermato sulla soglia del mezzo secondo, lo stesso fossato che per tutto il week end, fino a oggi pomeriggio, lo ha diviso dal rivale nella corsa all’iride. Ha accanto Felipe Massa il quale la soglia del mezzo secondo l’ha superata per 74 millesimi.
In aggiunta all’evidenza dell’insufficienza prestazionale, che in gara nessun ottimista si immagina potrà avere metamorfosi clamorose, tra la terza fila della Ferrari e la prima della Red Bull c’è la seconda che è gestita da un monocolore McLaren. Come dire che tra il dire che Fernando Alonso deve inventarsi una partenza a razzo e il fare questa ipotizzata manovra c’è di mezzo il mare, materialmente rappresentato da Lewis Hamilton e Jenson Button. Che si presentano con i seguenti dati tecnici: Lewis si è classificato terzo a 2 decimi abbondandi da Vettel ed ha fatto meglio di 2 decimi altrettanto abbondandi rispetto a Fernando; Jenson è arrivato quarto a più di 3 decimi da Vettel ed ha sopravvanzato Fernando per 1 decimo e 98 millesimi. Ci sono anche questi diversi livelli da limare in gara. Che per Alonso dovrà essere inevitabilmente d’attacco immediato in attesa di sviluppi che possano consentirgli di sfruttare altre opportunità. Deve almeno puntare al podio per alimentare la fiamma della speranza.
Alle spalle della fila tutta Ferrari c’è il “terzo uomo” della corsa all’iride che la matematica non dà ancora out. Kimi Raikkonen e la Lotus occupano la settima piazzola, il distacco da Vettel è stato di quasi 1 secondo, con accanto Sergio Perez e la Sauber (+1”077 da Vettel). L’ultima fila della top ten di partenza, la quinta, è condivisiva da Pastor Maldonado, nono con la William a 1”430, e da Nico Rosberg, decimo con la Mercedes ma senza tempo per risparmiare un treno di gomme da utilizzare in gara.
Fuori dalla top ten sono rimaste la Lotus di Romain Grosjean (11ma) e la Mercedes di Michael Schumacher (14ma).
Il circuito indiano è di media difficoltà per i freni con la sola eccezione delle curve 1, subito dopo il traguardo, e 3, al termine del lungo rettilineo, entrambe caratterizzate da decelerazioni superiori ai 5 g. Lo scarso utilizzo del circuito e il progressivo incremento del grip nel corso del week-end lo rendono di difficile interpretazione dal punto di vista del setting degli impianti frenanti. Per l’impianto frenante la curva 3 risulta essere la più impegnativa del circuito.
Due le zone dove si potrà azionare il Drs. La prima sul rettilineo di partenza/arrivo dopo l’ultima curva; la seconda sul lungo rettilineo che porta alla curva 4. Per aiutare i sorpassi (la gara l’anno scorso è stata noiosa non solo per il dominio incontrastato di Vettel), la seconda delle due zone Drs è stato estesa di 80 metri.
Nella prima edizione c’è stato anche un “problema cordoli”, giudicati troppo scivolosi, che hanno creato un certo imbarazzo agli organizzatori. Il pilota che ha subito maggiormente il problema è stato Felipe Massa in qualifica e in gara con la sospensione rotta. Pertanto, il” cordolo Massa” all’uscita della chicane e  i cordoli delle curve 6, 7, 8 e 9 sono stati estesi in larghezza e portati da 5 a 15 metri, per impedire ai piloti di saltarli e danneggiare le sospensioni.
RINO CORTESE