Austin – Il testo del diktat aveva cominciato a scriverlo venerdì mattina. Ieri ha cominciato a definire la parte conclusiva. Per promulgarlo aspetta solo domani pomeriggio quando in Texas le lancette dell’orologio saranno vicine alle 2:30, in Italia per la differenza del fuso orario saranno prossime alle 9:30 della sera.
Sebastian Vettel ha firmato la prima pole del Gran Premio degli Stati Uniti tornato sul territorio degli States dopo l’ultima edizione corsa ad Indianapolis nel 2007. 1’35”657 il micidiale crono sui 5,516 chilometri del giro del circuito di Austin che per lui sin dal primo approccio venerdì mattina non è sembrato proprio inedito e sconosciuto. E’ stato come se abitasse nei dintorni e lo avesse non solo visto nascere mattone dopo mattone ma avesse avuto la possibilità di provarlo più di una volta.
Questa considerazione perché non trova alcuna spiegazione logica quel che Vettel e la Red Bull sono riusciti a fare in Texas mentre agli altri non è stato consentito nulla. 1’38”125 nelle libere 1, 1’37”718 nella seconda sessione, 1’36”490 nella terza, 1’36”558 nella Q1, 1’35”796 nella Q2, 1’35”657 nel sublime momento della verità in qualifica che annuncia la sua apoteosi domani in gara.
Una macchina da guerra che ha subito annichilito il rivale nella corsa al titolo il quale sa che già in questa occasione i giochi potrebbero chiudersi definitivamente con una gara d’anticipo. Fernando Alonso ha preso 2”212 di distacco al primo approccio, lo ha ridotto a 7 decimi e 65 millesimi nel secondo, lo ha limato a 6 decimi e 90 millesimi nel terzo. Nella Q1 il distacco è risalito a 1”410, nella Q2 si è mantenuto su 1”327, nella Q3 è arrivato a 1”643.
Il tedesco lontanissimo in prima fila, alla corda, lo spagnolo con la peggiore qualifica della stagione, in quinta col nono tempo, promosso in quarta per effetto della penalizzazione di 5 posizioni inflitta a Grosjean che sposta l’allineamento anche di altri. Perché meglio di lui hanno fatto Lewis Hamilton con la McLaren che ha fatto tremare Vettel con il suo 1’35”766, appena +109 millesimi e che partirà dalla prima fila; Mark Webber con l’altra Red Bull e Romain Grosejan con la Lotus, in seconda, ma retrocesso in quinta; Kimi Raikkonen con l’altra Lotus promosso in seconda fila e Michael Schumacher, al canto del cigno, in terza, con l’avanzante Felipe Massa, per la prima volta davanti al compagno di squadra, e Nico Hulkenberg con la Force India in quarta fila ora con Fernando. Peggio ha fatto solo Pastor Maldonado con la Williams che ha occupato l’ultima posizione della top ten.
La posizione così arretrata non ha bisogno solo di una partenza miracolosa ma di molto altro ancora. La conformazione del circuito così come sono le posizioni di avvio potrebbe consentire a Vettel di diventare irraggiungibile già dopo il primo giro.
Credere in una gara dagli sviluppi e dalla conclusione diversa, come in altre circostanze accaduto, è un obbligo morale per tutti quelli che stanno nella trincea della Ferrari e che si trovano in questa specie di sfida all’ok corral in posizione soccombente contro l’infernale macchina da guerra preparata da Adrian Newey e portata in trionfo da Vettel. I conti non sono dalla parte di Alonso che parte con l’imperativo categorico di fare la gara su Vettel. Come, è il drammatico problema, allo starter senza soluzione favorevole allo spagnolo. Perché Vettel ha già tre opzioni per diventare per la terza volta consecutiva campione del mondo. La prima: vince ed Alonso non ottiene più del quinto posto, cumulerebbe 25 punti di vantaggio non più recuperabili nell’ultima gara perché comunque vincerebbe per il maggior numero di vittorie (6 contro 3). La seconda: arriva secondo e Alonso 9, o più indietro, il vantaggio sarebbe di 26 punti, incolmabile. La terza: si classifica terzo e Alonso non prende punti, vantaggio di 25 lunghezze e 5 vittorie contro 3.
In questo deprimente contesto la Ferrari ha comunque l’obbligo di rispettare e difendere il secondo posto finale tra i costruttori. E questa potrà essere una difesa facilitata. In parte lo è già. Mentre Hamilton, prossimo a lasciare la McLaren, ha sino ad ieri rispettato il pronostico della vigilia che lo indicava irriducibile rivale di Vettel, Jenson Button non è riuscito (non è la prima volta in stagione), ad entrare nella top ten. Un problema di decompressione del motore lo ha penalizzato nella Q2. Partirà dalla sesta fila col 12mo tempo, accanto a Bruno Senna.
Alternanza di rendimento anche in Mercedes. Nico Rosberg non ha saputo fare quel che è riuscito a Schumi ed arrivare alla Q3. Nico è stato bocciato in Q2, partirà con il 17mo tempo in nona fila con accanto Daniel Ricciardo.
RINO CORTESE