Un’auto imprigiona al suo interno un bambino di 2 anni lasciando fuori la giovane madre. Ecco il thriller ispirato da una graphic novel d’autore che si interroga sul ruolo della tecnologia.

Le auto sempre più tecnologiche e connesse destano sempre più preoccupazioni. Tutte le preoccupazioni del caso sono racchiuse in Monolith, un thriller ispirato a una grapich novel d’autore pronto all’uscita cinematografica il 12 agosto. Da un soggetto di Roberto Recchioni (curatore di Dylan Dog e co-creatore di Orfani), il film è stato sviluppato in parallelo proprio all’omonima graphic novel scritta dallo stesso Recchioni e Mauro Uzzeo, illustrata da Lorenzo “LRNZ” Ceccotti ed edita da Sergio Bonelli Editore.

Il film racconta la storia di Sandra, una giovane madre che resta chiusa fuori dalla sua Monolith, la macchina più sicura al mondo, costruita per proteggere da qualsiasi minaccia chi si trova a bordo. Purtroppo per lei, a bordo resta intrappolato il figlio David di soli due anni. Sperduta nel nulla del deserto, con possibilità di riuscita praticamente nulle e alla mercé di animali feroci, il coraggio di una madre riuscirà ad avere la meglio sulla Monolith?

“Monolith è una storia che indaga sul nostro rapporto con una tecnologia iperprotettiva, che si sostituisce sempre più a noi nelle nostre scelte – ha commentato il regista Ivan Silvestrini -. Come un ventre oscuro, la Monolith protegge il bambino di Sandra, da tutto e da tutti, persino da lei. Da sceneggiatore dovrei definire questo film un thriller psicologico, ma da padre non posso che trovarlo un vero e proprio horror”.

“Amo le storie che sanno rivelare un movimento interiore attraverso un accadimento esteriore – prosegue Silvestrini -. La situazione estrema in cui si trova la protagonista di questo film la costringe a confrontarsi con il suo lato più oscuro, con le innominabili pulsioni che ogni genitore affronta nei primi anni di vita di un bambino, e la vittoria della donna sulla macchina è possibile solo attraverso il cambiamento e l’accettazione di una nuova forma d’amore e abnegazione. Realizzare questo film è stata davvero un’impresa epica”.

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