Di tutto di più alle Termas di Rio Hondo. Nella pampa argentina il gaucho Marc Marquez trionfa e si rilancia come candidato al titolo iridato. Che per lui sarebbe il quarto nella massima categoria. Anche perché il vincitore del Qatar, Jorge Lorenzo, si è perduto e non ha saputo ritrovare la strada, caduto al quinto giro dopo un imbarazzante inizio gara. Che è stata divisa in due, con cambio moto e gomme obbligatorio, per motivi di sicutrezza dopo che nei giorni precedenti si erano verificati strani fenomeni di logoramento sulle gomme Michelin, costruttore all’esordio in MotoGp che in verità non ha fatto una bella figura. Per altro la gara da 25 giri è stata ridotta a 10 con cambio obbligato tra il nono e l’undicesimo giro.

Al via scatta bene Lorenzo. Ma è solo un’illusione per il pilota della Yamaha Movistar che a conclusione del primo giro è sesto preceduto da Andrea Dovizioso, Valentino Rossi, Marc Marquez, Maverick Viñales  e Andrea Iannone nell’ordine. Ordine che dura poco perché Marquez prende la testa della corsa seguito da Rossi col quale duellerà a suon di giri record. Al decimo giro il cambio moto con questa classifica: Marquez, Rossi, Viñales, Iannone, Dovizioso e Pedrosa risalito dal 12mo posto dopo una pessima partenza.

Nella seconda parte della gara la Honda Repsol si trasforma in un mostro e la Yamaha Movistar in una lumaca. Marquez vola indisturbato verso la vittoria. Al 15mo giro cade Redding, al 17mo in piena rimonta su Rossi all’elenco dei caduti si aggiunge Maverick Viñales e la battaglia infuria tra Rossi e i due della Ducati con Dovizioso e Iannone che non sembrano compagni di squadra ma nemici giurati. I due riescono a superare Rossi ed a contendersi il secondo posto del podio. Ma rimangono con le pive nel sacco: in curva 12 dell’ultimo giro si toccano e finiscono spiaggiati, Dovizioso riesce a ripartire finirà 13mo. Nell’elenco dei caduti anche Crutchlow, Redding, Baz, Miller e Hernandez.

Rossi è secondo (+7″679), terzo è Pedrosa (+28″100) che trova un podio insperato, quarto Laverty, quinto Barbera, sesto Pol Espargaro, settimo Bradl, ottavo Smith, nono Rabat, decimo Bautista. Una top ten così non l’avreste mai sottoscritta.