Ho fatto un sogno. Un tuffo nel passato. I sogni possono servire a dare slancio al presente. Era il 1957. Avevo 20 anni quando per la prima volta andai come “giornalista” (non lo ero ancora) al Gran Premio di Siracusa di Formula Uno che si correva già da sei anni, gara fuori calendario.

SIRACUSA

Ho fatto un sogno. Un tuffo nel passato. I sogni possono servire a dare slancio al presente.

Era il 1957. Avevo 20 anni quando per la prima volta andai come “giornalista” (non lo ero ancora) al Gran Premio di Siracusa di Formula Uno che si correva già da sei anni, gara fuori calendario come altre in quel periodo in Italia che permettevano comunque di potere ammirare da vicino le imprese dei grandi piloti dell’epoca. Uscito dal liceo scientifico, frequentavo Scienze Politiche all’Università di Messina e già da un anno collaboravo con la Gazzetta del Sud per i cosiddetti, allora, sport minori. Pallacanestro soprattutto ma molti altri che in casi eccezionali trovavano spazio nelle pagine dello sport, in quegli anni una-due al giorno che diventavano molte di più nell’edizione del lunedì. In me ardeva da tempo il sacro fuoco del giornalismo e non perdevo occasione per propormi e mettermi in mostra. Lo dissi al caposervizio allo sport Piero Zagami che mi aveva preso in grande considerazione il quale non esitò e invio l’accredito agli organizzatori. Tutto a spese mie che affrontai perché quello che ricavavo mensilmente dalle collaborazioni mi permetteva di avere una certa autonomia economica. Quando sulla copia dell’accredito che mi venne consegnata lessi “il nostro inviato Renato Cortimiglia” fu come prendere insieme la laura e l’attestato professionale di giornalista. Mostrai quel foglio di carta intesta del giornale da tutti, confesso più con vanità che con orgoglio.

A Siracusa furono giorni di delirio quanto non potete immaginare, Mi pavoneggiano col pass che mettevo in bella mostra impettito e sicuro manco fossi la più grande firma in circolazione o un reduce della guerra mondiale con sul petto un grappolo di medaglie al valore disponibile a raccontare le sue imprese belliche.
Fu l’anno del successo di Peter Collins su Ferrari (la Rossa vinse 11 delle 16 edizioni disputate sul circuito stradale siracusano). Nel dopo gara riuscii ad agganciare Collins per avere alcune impressioni e approfittai per chiedergli i veri motivi che l’anno prima a Monza lo avevano indotto a cedere la sua Lancia-Ferrari al compagno di squadra Juan Manuel Fangio rinunciando ad un possibile titolo iridato che fu appannaggio (il quarto) dell’argentino. Più giovane di Fangio di 20 anni contava di vincere il titolo nel prosequio della carriera. Non fu un buon profeta. Morì l’anno dopo in seguito ad un incidente al Gran Premio di Germania. Poche battute perché lo spazio che mi era stato messo a disposizione non permetteva voli pindarici.

Scrissi il pezzo picchiando sui tasti della portatile pensando che tutti quelli che mi stavano attorno avevano occhi solo per me e quando mi attaccai al telefono ed al dimafonista che il centralinista Ciccio Vazzana mi aveva passato dissi “Pasquale sei pronto… Siracusa trattino Il pilota inglese Peter Collins ha vinto la settima edizione del Gran Premio di Siracusa punto…”. Pasquale m’interruppe. “Scusa perché stai urlando?”. Nel mio delirio volevo che mi sentissero fino ai Poli. E l’indomani quando sotto un titolo a 5 colonne di sottocentro lessi “dall’inviato Renato Cortimiglia” se non svenni poco ci mancò.

Continuai ad andare alla gara siracusana e nel 1961 conobbi e simpaticamente familiarizzai con Giancarlo Baghetti che proprio nella mitica terra aretusea splendore della Magna Grecia fece l’esordio in Formula Uno vincendo contro ogni pronostico che indicava Dan Gurney o Jack Brabham possibile vincitore. Quell’anno stesso dal giornale riuscii a parlargli al telefono due giorni dopo il luminoso, per lui, pomeriggio del luglio 1961 per la vittoria nel Gran Premio di Francia con la Ferrari 156 nell’esordio in una gara ufficiale di Formulo Uno che è rimasta nella storia semiseria dello sport italiano: dopo Giancarlo nessun altro italiano è riuscito a vincere il Gran Premio di Francia. Una telefonata breve per complimentarmi con lui ed avere alcune impressioni dalle quali ne ricavai un articolo. Con Baghetti pilota non ebbi in seguito altri contatti. Lo rividi improvvisamente ad un presentazione di un modello Fiat. Grandi abbracci per una simpatia che comunque negli anni era rimasta intatta. “Che ci fai qui?” mi venne spontaneo chiedergli. “Lavoro per Auto Oggi”, rispose. Il male incurabile che l’ha portato via nel novembre 1995 ha rotto anche il filo della nostra reciproca simpatia.

Il 1961 fu l’ultimo anno che andai al Gran Premio di Siracusa. Avevo cominciato il lavoro di redazione allo sport e l’anno dopo ebbi il certificato di praticante. Non avevo più la libertà di movimento che avevo prima dovevo rispettare gli orari di lavoro.

Ed eccomi qui. Anno Domini 2015. Oggi 23 ottobre, 78 anni. Che ho voluto festeggiare cullato in sogno dalla signora Nostalgia per dire ai giovani colleghi di oggi che fare il giornalista è una passione che devi sentire fin da giovane. Se non la senti non insistere. Passione che sento vibrare dentro di me come ieri, oggi ancora nella trincea della professione che non ho mai abbandonato.

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