Non sono d’accordo con Domenicali che difende Massa. Appartengo alla categoria degli incontentabili. Nel Gran Premio di Malesia non c’è stato il trionfo completo della Ferrari. Assente all’appello Felipe Massa il quale non ha consentito alla Signora in Rosso di avere sul podio entrambi i piloti. Ho difeso Massa e Raikkonen da molti indicati come gli autori della disfatta di Melbourne dove all’appello è mancata inopinatamente proprio la Signora. Ad Albert Park il brasiliano aveva il compito iniziale di mettersi tra  le due McLaren Mercedes per consentire al finlandese in rimonta una volta arrivato a ridosso di Kovalainen ed Hamilton di sferrare l’attacco decisivo. Fallirono entrambi non per azzardo ma per il rischio connaturato al calcolo. Sapevano, ed hanno osato perché dovevano farlo prima l’uno poi l’altro in quel preciso momento senza aspettare altre occasioni. Sapevano che senza controllo di trazione che consentiva di accelerare al massimo in uscita di curva senza sbandare e senza sistema elettronico di frenata, quest’anno vietati, la percentuale di finire fuori erano maggiori rispetto a quelle di una traiettoria ottimale controllabile col perfetto dosaggio del gas per evitare sovrasterzo o testacoda.
In Malesia la situazione è stata completamente diversa e favorevole alla Ferrari per meriti propri e demeriti altrui e quindi nessun obbligo di azzardo. Massa non aveva alcuna necessità di forzare, nessuna necessità di saltare su quel cordolo galeotto che lo ha insabbiato.
Stefano Domenicali, erede di Jean Todt, deve parlare chiaro con Massa. Al quale sono consentite tutte le dichiarazioni che gli vengono spontanee sul tema <<io corro per il titolo>>, o <<non devo dimostrare niente a nessuno>>, ma non gli sono consentiti atteggiamenti che fanno fallire un’impresa e non portano punti alla squadra.
Per due motivi. Primo: nella partita doppia della gratitudine la Ferrari è sì grata a Massa per quel che fa (se disciplinato) ma Massa deve ancora di più essere grato alla Ferrari che continua ad affidargli una monoposto, un Mito e una Leggenda, invidiato da tutti. Secondo: il campione del mondo in carica ha maggiori diritti di difendere il titolo di quanto non ne abbia il compagno di squadra che questo diritto l’hanno scorso non lo ha conquistato.
In Malesia Raikkonen si è comportato da campione del mondo, Massa non si è comportato da cavalier servente della Ferrari. Kimi in partenza è stato financo magnanimo col compagno di squadra, lo aveva superato e avrebbe potuto andare in testa, ha vistosamente rallentato in omaggio alla pole di Massa e gli si è messo dietro. Poi gli è bastato un solo giro per prendere il vantaggio che al pit stop lo ha messo in testa ed a staccare progressivamente il brasiliano (quattro secondi in pochi giri). Il quale doveva fare la corsa sulla Bmw di Kubica, ben lontana e facilmente neutralizzabile, e non su Kimi. Non l’avrebbe mai raggiunto. La circostanza che in qualifica aveva dato quasi mezzo secondo al finlandese non è stata un atto di incomparabile bravura ma una conseguenza del carico di carburante che a Raikkonen ha consentito di fare un giro in più nella fase d’avvio. L’ambizione è stata fatale a Massa e, dal mio punto di vista, in maggiore misura alla Ferrari. Sarebbe arrivato meritatamente secondo e avrebbero potuto ancora dire <<lotto per il titolo>>. La Ferrari avrebbe preso 18 punti  e non 10. (ore 09:00)