Il Rosso perde. Nel cuore tedesco della Foresta Nera e nel deserto attorno a Monterey, prima capitale dello Stato della California. Hockehneim e Laguna Seca: il Rosso perde. Sconfitta la Ducati, sconfitta la Ferrari. La Rossa di Borgo Panigale dopo 5 pole position e 4 successi consecutivi, la Rossa di Maranello per la seconda volta consecutiva  e dopo una prima parte di stagione in cui non è riuscita a trarre profitto dallo stato di inferiorità della rivale numero 1. Sulla via Emilia il Rosso sfuma nel viola con venature di nero.
La compensazione alla sconfitta della italiana Ducati a Laguna Seca paradossalmente l’ha fornita l’impresa italiana del “centauro” più amato di tutti i tempi, l’unico in grado di fare gridare al miracolo quando sei preso dallo sconforto e non sai quale santo invocare ed al quale affidare la tua supplica. S’è trasformato nell’Incredibile Hulk Valentino Rossi per distruggere Terminator Casey Stoner che da cinque gran premi era  il despota delle pole position alle quali aveva replicato per 4 volte su 5 con la vittoria. Nel giorno del miracolo, san Valentino da Tavullia ha ottenuto la sua prima vittoria sul circuito che s’era sempre negato ai suoi trionfi ed ha fermato l’avanzata dell’invincibile armata modenese delle 2 ruote che attentava al suo trono di leader del mondiale piloti, con effetti psicologici devastanti sul seguito del campionato.
Casey non dica <<ci sono state delle irregolarità>>, non è da campione del mondo. Assimili la magistrale lezione e accetti serenamente la sconfitta che gli è stata somministrata giro dopo giro con terapie d’urto uniche al mondo, collaudate in tante battaglie e distillate in 7 titoli mondiali (fin oggi). Voleva scappare il canguro della Ducati, il santo della Yamaha lo ha preso al laccio e lo ha addomesticato fino ad indurlo all’errore fatale.  L’Italia, comunque, ha trionfato a Laguna Seca. Questo è certo.
L’Italia ha subìto un’altra umiliazione a Hockhenheim. Lewis Hamilton non si è trasformato ma è stato trasformato nell’Incredibile Hulk, non dalla monoposto che guida, seppure anche da questa, ma dagli errori che l’equipe tecnico-sportiva della Ferrari dal Gran Premio di Monaco continua ad esibire senza vergogna come se si trattasse di un attestato di laurea conseguito col massimo dei voti alla Bocconi. Se di laurea si trattasse non so sinceramente a quale disciplina fare riferimento.
Così dopo cinque gran premi la star Rossa della F.1 è stata costretta da una regia perversa a vestire gli abiti della generica ed a recitare in ruoli che non le sono confacenti, a cedere la scena ed ha mendicare una parte più adatta alle sue corde.
La capacità di reazione della Ferrari e del suo doppio braccio armato Raikkonen-Massa dipende dalla capacità di valutazione che sin dal prossimo Gran Premio d’Ungheria ingegneri e strateghi di Maranello sapranno dimostrare nelle diverse situazioni che si presenteranno nelle prossime otto gare. Errori come quelli di Silverstone e di Hockenheim non potranno essere più accettati. Ed è anche arrivato il momento della scelta definitiva del pilota sul quale puntare. In Ferrari vige una regola non scritta ma spesso osservata che va premiato il pilota che si trova davanti. Nel momento attuale Felipe Massa. In Ferrari sanno quale è il pilota al quale affidare la missione che potrebbe essere impossibile solo se si commettessero ancora errori e per giunta quello irreparabile d’una designazione sbagliata.
Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che punterei su Kimi Raikkonen, per la somma delle qualità che il finlandese ha dimostrato ancora prima di arrivare in Ferrari, in tante stagioni quando si è confrontato senza timori riverenziali con l’Incredibile Hulk Michael Schumacher al quale, per esempio,  nel 2003, con una McLaren non all’altezza della Ferrari, ha conteso il titolo iridato fino all’ultima gara. Raikkonen ha commesso un solo errore quest’anno, a Montecarlo, quando per una volta ha dimostrato di non essere affatto  Iceman. La sua classifica oggi poteva essere diversa, e stare molto davanti, se non avesse sofferto l’handicap meccanico di Magny-Course,  l’abbaglio delle gomme non cambiate nel temporale di Silverstone, l’affondamento in Canada per siluramento a tradimento da parte di Hamilton, degno dell’epica di PearlHarbor. Trenta punti scippati. Ne avrebbe 81 oggi, Massa 44, 10 in meno senza il regalo di Magny-Course. Hamilton 38, 20 in meno pur concedendogli i 10 guadagnati Domenica scorsa in Germania.
La crisi della Ferrari non si sostanzia in monoposto diventate improvvisamente inferiori alle rivali McLaren. A mio avviso è crisi di uomini. Ma non di quelli che stanno al volante delle Rosse. (ore 10:00)

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