Prendi gli schiaffi perché li meriti e non sei capace di reagire. Non va bene, ma se riesci a fare autocritica puoi convenire “me li sono meritati”. Il rossore sulla guance è corroborante per l’orgoglio, corri ai ripari e ti prepari non più a porgere l’altra guancia ma a rendere gli schiaffi, se possibile più dolorosamente di quelli ricevuti.
Essere preso a schiaffi quando meriti osanna di trionfo ti brucia di più non solo sul viso ma anche dentro, perché l’orgoglio è mortificato da una punizione immeritata e te ne fai una ragione.
La Ferrari presa a schiaffi a Silverstone, ha porto l’altra guancia a Hockenheim. Le premesse in Ungheria erano che doveva continua a prendere sberle dalla spocchiosa McLaren e dal tracotante Hamilton. Ed eravamo preparati,  forse anche rassegnati, al terzo giorno di dolore. All’Hungaroring è, però, successo quel che succede solo nelle gare di F.1 dove molto spesso il pilota e la monoposto fanno la differenza e le variabili si fanno i casi loro. Altre volte la variabili, tante e diverse e quindi non prevedibili, prendono il sopravvento. Sul circuito magiaro le variabili hanno inciso pesantemente sulle sorti della Ferrari e della McLaren che però, al tirare delle somme, incassa ancora di più e questa volta senza alcun merito, primo e quinto posto.
Interrogarsi se è stata vera gloria quella di Heikki Kovalainen è esercizio superfluo. No. Il pilota finlandese ha fatto una gara anonima dal momento in cui la Rossa di Massa con una partenza da infarto ha infilato come due polli lui ed Hamilton. E’ rimasto svogliatamente in terza posizione mentre il suo caposquadra rimaneva inchiodato al secondo posto da una Massa vendicatore implacabile, mai visto così determinato e rabbioso, entrambi annichiliti dalle variabili Massa e Ferrari non più bella addormentata nel Circus. Kovalainen non ha fatto nulla per conquistare il secondo posto, ereditato dallo sfortunato compagno costretto dalla variabile gomma a cambiare l’anteriore sinistra decapata, e men che mai si aspettava che la nemica Ferrari a tre giri dalla conclusione, grazie alla variabile “rottura motore”, gli portasse fin sotto il naso in un piatto d’oro la vittoria, la sua prima dopo due anni di F.1. In questi casi sei così sbigottito dalla munifica elargizione che non riesci neanche a dire grazie.
Se pilota c’era oggi che meritava la vittoria quello era Timo Glock, tra gli interpreti principali e applauditi sul set magiaro per una regia che ha elargito colpi di teatro con sapiente distribuzione delle circostanze: Hamilton penalizzato e Massa che pregusta vittoria e primo posto in classifica piloti; il brasiliano che si ferma a 12 chilometri dal traguardo e nel fumo del V8 svaniscono vittoria e leadership che torna ad Hamilton risalito fino al quinto posto; Massa superato nella graduatoria iridata dal compagno di squadra Raikkonen, premiato col terzo posto dal regista beffardo.
Un Raikkonen irriconoscibile in qualifica, in partenza e fino al secondo pit stop, riabilitato dalla condotta di gara dal momento che ha montato le gomme morbide ed ha cominciato a martellare, per sei volte consecutive, giri record fino ad arrivare sugli scarichi della Toyota di Glock. Sul confine del secondo posto è stato bloccato dal box, ammonito dall’incidente di Massa e timoroso che l’eccesso di stress termico con i 55 gradi dell’asfalto mandasse in fumo anche il V8 del finlandese.
Hamilton 62 punti, Raikkonen 57, Massa 54; Ferrari 111, McLaren 100. Il campionato ricomincia alla dodicesima gara, tra 21 giorni a Valencia.
Con un considerazione. Mettiamo lo sfortunato Massa sul carro del trionfo e tributiamogli tutti gli onori senza ipocrisia . Ma continuo a non avere dubbi sul pilota al quale affidare la missione iridata. Forse il Destino ha voluto aiutare la Ferrari a decidere, bloccando l’inebriante volo di Massa e prendendo per mano Raikkonen per issarlo sul podio del terzo posto. (ore 20:00)