La Ferrari anche nel giorno del trionfo riesce a farsi del male. Non certamente per avere tentato di fare fuori Massa in un fantozziano scontro in pit lane con la Force India di Sutil (la Fia si poteva risparmiare di spargere terrore con la sua investigazione, inutile per una manovra che non ha danneggiato nessuno). Ma per il fatto che per la seconda gara consecutiva ha mostrato al mondo la gracilità dei suoi motori. A Valencia come a Budapest un 8 cilindri della Rossa ha mandato segnali di fumo, che nel linguaggio comune si traduce inaffidabilità. Poco conta che il costruttore delle bielle sia un partner esterno. Non è un alibi. Che, in verità, i responsabili del team non hanno mai proposto. Ma dal momento che quest’anno l’arrosto di Maranello per la quarta volta ha inebriato e sollecitato le narici della rivale accreditata McLaren che monta motori Mercedes riteniamo che lo spettacolo offerto non giovi all’immagine della Italiana più conosciuta al mondo.
Tra il Gran Premio d’Ungheria e il Gran Premio d’Europa possiamo, quindi, immaginare un trait de union che lega nella considerazione tecnica il disastro magiaro a quello spagnolo. Con valenze diverse: il primo ha tolto la vittoria a Massa ad un giro dalla conclusione, il secondo il sesto posto ad un irriconoscibile Raikkonen.
Al quale non ci sono da concedere molte attenuanti per il comportamento tenuto nella gara che avrebbe potuto e dovuto rilanciarlo anche e soprattutto nella leadership di squadra, mai ufficializzata, e nella quale egli si è comportato in maniera rinunciataria, quasi in modo masochistico. Un comportamento inspiegabile che possiamo considerare un “giallo” in cui mancano tutti gli indizi per venirne a capo. Forse no.
Continuo, però a non essere d’accordo con quanti hanno deciso di dare il crucifige al finlandese, da ieri più numerosi e partecipi al coro che ha promosso Massa pilota su cui puntare nella corsa al titolo, prima ancora che dalla Ferrari arrivi, se mai arriverà, una investitura ufficiale.
Ed ecco gl’indizi per il giallo. Vogliamo considerare il fatto che il motore di Raikkonen era quello di Budapest? Vogliamo considerare che il pilota già nella occasione magiara venne fermato nella rincorsa al secondo posto della Toyota di Glock da un box preoccupato per lo scoppio del V8 di Massa? Vogliamo considerare che il proporsi in modo conservativo a Valencia poteva nascere dalla preoccupazione, che nessuno gli aveva tolto, che il suo motore se spremuto come avrebbe dovuto poteva lasciarlo in brache di tela? Lo ha fatto lo stesso senza spremitura. Vogliamo considerare il fatto che psicologicamente Raikkonen si è ritenuto penalizzato dalla scelta della Ferrari di dotare solo la monoposto di Massa del dispositivo elettronico che agevola nelle fasi di partenza?
Un altro pilota al suo posto si sarebbe incazzato a magari con molta fortuna (Enzo Ferrari diceva che la fortuna e la sfortuna in F.1 non esistono) avrebbe fatto sfaceli. Lui no. Lui è Iceman. Freddo e ragionatore. Ieri troppo freddo ma è stato comunque “lasciato” dal motore. Magari rimarrà in questo stato di letargo e rinuncerà alla rimonta. Se così non fosse, vogliamo considerare che è dietro ad Hamilton di 13 punti e a Massa di 7? Vogliamo, infine, considerare che l’anno scorso a questo punto arrivati aveva 18 punti da Hamilton, 16 da Alonso e, guarda caso, 7 da Massa? Ed è diventato campione del mondo! (ore 18:00)