Che il tempo delle vacche grasse per il mercato italiano dell’auto sia finito non è scoperta di Agosto. Casomai è una conferma traumatizzante per l’imponenza dell’emorragia di vendita di nuove auto e di ordini. Il “canto delle sirene” che i costruttori lanciano per attirare clienti non incanta più nessuno e persino il mercato dell’usato è in sofferenza. Viene difficile essere ottimisti anche perché mancanza di vendita significa inevitabilmente riduzione di produzione perché nessun costruttore oggi è in grado di stoccare invenduto che alla distanza si rivelerebbe un boomerang per i bilanci già in equilibrio instabile se non in rosso profondo. Vero è che c’è ancora un consistente parco circolante compreso tra Euro 1 e Euro 3 da cambiare ma è anche vero che le famiglie italiane sono impegnate nella quadratura di bilanci che si devono confrontare con un rincaro generalizzato a 360 gradi di beni di consumo e di servizi, e quindi non sono propense a investire soldi nell’acquisto di auto nuove. Chi ce l’ha se la tiene cara, anche se si corre il rischio nelle grandi città di rimanere ai margini dei centri storici interdetti alle auto inquinanti. Finita l’epoca dell’auto bene rifugio, dell’auto status symbol siamo nell’epoca dell’arte di arrangiarsi. E come ha dimostrato Luigi Zampa nel suo film del 1954 con Alberto Sordi è un’arte nella quale eccelliamo. Con questo stato d’animo e la paura della recessione i costruttori di auto si presenteranno sotto i riflettori di Ottobre del Mondiale de l’Automobile di Parigi. (ore 09:00)