Secondo una leggenda malese, un principe di Sumatra si imbatté a Temasek in un leone, incontro ritenuto di buon auspicio che lo spinse a fondare Singapura (letteralmente dal sanscrito “città del leone”).
Secondo una leggenda spagnola che circola da ieri, un pilota di F.1, conosciuto per le sue imprese come “aquila di Oviedo”,  si imbatté in un gruppo di sprovveduti, anche quest’incontro ritenuto di buon auspicio che lo spinse a ghermire la vittoria un anno dopo Monza. Nemesi storica: in Brianza con la McLaren, oggi beffata, a Singapura con la Renault, il primo amore dei due titoli iridati.
Secondo una leggenda italiana che circola da tempo (per via di altri analoghi episodi), i polli di Maranello si imbatterono in una safety car, incontro ritenuto di pessimo auspicio al punto da confermare la loro fama di polli e di perdere una gara, e magari una doppietta, già fatta.
Fino all’undicesimo giro tutto è andato per il verso giusto. In verità, mica tanto. Per due motivi. Il primo: Massa partito bene non riusciva a mettere tra se e Hamilton, secondo, il gruzzolo di secondi necessari per potere effettuare in tranquillità la prima sosta. Il secondo: Raikkonen, dopo un avvio di gara lento ha cominciato a macinare giri record (1’45”599 quello rimasto imbattuto) avvicinandosi ad Hamilton che avrebbe potuto superare, stante la differenza prestazionale, per mettersi alle spalle del compagno di squadra. E poi cosa avrebbe fatto? Si sono chiesti al box, stante il fatto che il Nostro alla vigilia aveva dichiarato <<non mi ritengo fuori dalla corsa al titolo, vediamo come finisce questa gara e poi ne riparliamo>>, smentendo chi aveva assicurato <<Kimi aiuterà Massa>>.
Arriva l’imprevisto. Piquet non controlla la Renault in una delle curve più insidiose del tracciato, quella sotto le tribune dello stadio, e chiama in causa la safety car. Appena la pit lane è agibile tutte le faine si precipitano per fare in questo momento quel che avrebbero comunque fatto poi: cambio gomme e rabbocco di carburante.
Ferrari e McLaren che sono in marcamento a uomo, non lo fanno. Si controllano anche in questa circostanza. La Ferrari tiene anche conto della rimonta di Raikkonen e non sa decidere. Quando lo fanno hanno già capito che dovranno fare una gara ad handicap. Altro che vittoria (di Raikkonen o di Massa?), altro che doppietta! Succede anche di più perché Massa, consapevole dell’handicap e già in confusione mentale, va via prima che il bocchettone sia staccato, svelle dal contenitore il tubo del carburante e se lo porta fino in fondo alla pit lane dove si ferma per essere soccorso dai suoi meccanici. Intanto, uscendo dalla piazzola ha ostacolato il rientro di Sutil e per questo si beccherà una penalizzazione. Ma la sua posizione come quella di Raikkonen era già compromessa: il finlandese si ritrova dodicesimo, il brasiliano ultimo. Hamilton è ottavo.
Davanti chi non t’aspetti e chi non s’aspettava tanta manna dal cielo, le faine. Così quando Rosberg e Kubica vengono penalizzati per essere entrati col rosso in pit lane e quando si completano le normali soste Alonso si ritrova primo, Hamilton rimonta fino alla terza posizione e Raikkonen fino alla quinta.
La seconda safety car non cambia nulla se non per Raikkonen che nel tentativo di togliere il quarto posto a Glock salta su un cordolo e plana rovinosamente contro le barriere. Amen!
La McLaren sorpassa la Ferrari nel mondiale costruttori, Hamilton respinge Massa a 7 lunghezze.
Leoni, aquile, polli e faine. C’era un convegno a Singapore e nessuno lo sapeva. (ore 18:00)